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Iran e Arabia Saudita, due potenze regionali avversarie di lungo corso. Ad animare lo scontro motivazioni di carattere geopolitico ma anche religioso: da una parte la Repubblica Islamica degli ayatollah, a maggioranza sciita, dall’altra la monarchia conservatrice wahabita. Sotto il profilo strategico Riyad è un partner degli Stati Uniti – e tacitamente anche di Israele – mentre l’Iran, vista anche la storica ostilità con Washington rinsaldatasi con la presidenza Trump, ha rinforzato i suoi legami con la Federazione Russa – benché mantenga ottimi rapporti commerciali anche con l’Europa a seguito dell’accordo sul nucleare nel 2015.

Dopo tre anni di trono, re Salman bin Abdul-Aziz Al Saud e suo figlio, il principe ereditario Mohammed bin Salman, possiamo tranquillamente affermare che quella della monarchia ultraconservatrice è la politica più aggressiva settaria e anti-Iran nella moderna storia saudita, pienamente supportata dall’establishment del regno e dal clero. Bin Salman ne è consapevole, e punta anche sulla guerra all’Iran per rafforzare la propria posizione interna. 





Il clero appoggia la guerra in Yemen

La vittoria di Bashar al-Assad in Siria, che è riuscito a mantenere il potere nonostante la guerra per procura supportata dalle monarchie del Golfo, ha profondamente turbato l’Arabia Saudita, che teme l’accrescersi dell’influenza iraniana nella regione. E poi c’è lo Yemen. Come spiega Bruce Riedel su Al-Monitor, “il timore di un regime filo-iraniano guidato dagli Houthi ha dato il via l’intervento saudita nello Yemen tre anni fa. La guerra è un conflitto per procura tra Riyad e Teheran, impantanato in una situazione di stallo che costa miliardi ai sauditi ogni mese e a Teheran quasi nulla”, con Riyad accusata dalle ong di tutto il mondo di essere responsabile di una situazione umanitaria disastrosa e gravissima, fattore che fa perdere ulteriore credibilità al regno.

Ma è proprio quel conflitto sanguinoso e cruento a godere dell’appoggio incondizionato del clero wahabita: “I religiosi sauditi – osserva Riedel – da tempo cercano di rafforzare i gruppi salafiti sunniti nello Yemen. Nella provincia di Mahra, nel sud-est dello Yemen, i sauditi hanno creato un centro missionario per diffondere il wahhabismo, una mossa che ha allarmato gli Omani. I chierici anziani della Mecca lodano regolarmente il principe per la sua guerra agli Houthi”. Ma lo Yemen si sta trasformando per i sauditi in un vero e proprio incubo a cui non riescono a porre fine. Nelle scorse ore, Ali Akbar Velayati, un consulente internazionale dell’Ayatollah Ali Khamenei, ha affermato che il coinvolgimento di Riyad nella guerra in Yemen potrebbe portare alla stessa catastrofe che il governo degli Stati Uniti ha vissuto in Vietnam. “Lo Yemen sarà il loro Vietman”, ha detto Velayati.

Nemici di lunga data

L’antagonismo wahhabita per gli sciiti risale a Muhammad Ibn Abd al-Wahhab e agli inizi del XVIII secolo. Un principio fondamentale della predicazione del wahabismo descrive gli sciiti come miscredenti e politeisti. Un’antipatia proseguita durante il periodo dello Scià e acutizzatasi a seguito della Rivoluzione Islamica, con l’eccezione di Re Abdullah e Re Fahd, i quali cercarono dei timidi approcci per migliorare le relazioni tra i due paesi durante la guerra tra Iran e iraq. E ora il principe Mohammed bin Salman è tornato a usare termini denigratori contro la leadership iraniana, ottenendo l’ampio consenso del potente clero saudita, che appoggia la linea dura contro Teheran. 

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