Se a Bruxelles si respirava aria di ottimismo dopo l’accordo per la nuova missione, il giorno dopo, da Tripoli, sono arrivate reazioni di segno diametralmente opposto. Il governo di Fayez Al Sarraj, tramite il proprio ministero degli Esteri, ha rigettato ogni ipotesi di missione europea dinnanzi le coste libiche. Nelle stesse ore, si è espresso in chiave negativa circa la nuova operazione di Bruxelles anche il presidente del consiglio di Stato, Khaled al Mishri. Due delle più importanti istituzioni libiche stanziate a Tripoli dunque hanno fatto intendere di non vedere di buon occhio le nuove mosse decise dalla diplomazia del vecchio continente. E questa è una circostanza che ben può fare dunque intuire qual è la posizione libica in merito.

Il “no” del ministero degli Esteri

Le reazioni da Tripoli sono arrivate a stretto giro di posta dall’ufficializzazione, da parte dell’Unione europea, dell’addio alla missione Sophia e del via libera alla nuova operazione navale. Quest’ultima, anche se avrà come riferimento principale le coste della Libia orientale e dunque quelle controllate da Khalifa Haftar, non è stata vista di buon occhio anche nella stessa Tripolitania. Il portavoce del ministero degli esteri libico, Muhammad al Qiblawi, intervistato da Al Jazeera ha detto a chiare lettere che la nuova missione europea “è una proposta respinta” da parte del governo di Al Sarraj.

E questo perché, secondo il rappresentante del ministero degli esteri, l’Europa con l’operazione che vorrebbe far partire fra un mese non colpirà direttamente gli interessi del generale: “Bruxelles dovrebbe monitorare le frontiere marittime e terrestri – ha dichiarato Muhammad al Qiblawi – poiché le armi raggiungono le forze del generale Khalifa Haftar”. In poche parole, da Tripoli si ritiene la missione europea non utile a frenare quella che, dal punto di vista del governo di Al Sarraj, è la vera emergenza, ossia i rifornimenti di armi che arrivano al generale uomo forte della Cirenaica.

La posizione del consiglio di Stato

A rincarare la dose ed a specificare ulteriormente i motivi della contrarietà di Tripoli alla nuova missione europea, c’ha poi pensato il presidente del consiglio di Stato Khaled Al Mishri. Il consiglio è un organo consultivo, erede del parlamento nato con le elezioni del 2012 ed in cui la maggior parte dei membri è molto vicina ai Fratelli Musulmani. Lo stesso Al Mishri viene considerato uno degli esponenti di spicco della fratellanza. A differenza dell’altro organo parlamentare riconosciuto dagli accordi di Skhirat del 2015, ossia la Camera dei Rappresentanti stanziata in Cirenaica, il consiglio di Stato ha votato la fiducia al governo di Al Sarraj. E risulta molto vicino tanto all’esecutivo di Tripoli, quanto ai suoi rappresentanti internazionali, Turchia in testa.

Forse anche per questo Al Mishri ha posto la questione relativa alla nuova missione navale europea con riferimento proprio alla Turchia. Intervistato peraltro dalla tv turca Trt, il numero uno del consiglio di Stato ha ritenuto “sospetta” la decisione presa dall’Europa: “Le decisioni riguardano solo il monitoraggio della parte marittima – ha dichiarato Al Mishri – e quindi il loro scopo è principalmente quello di fermare la Turchia. Queste disposizioni sono arrivate solo quando i magazzini di Haftar sono già pieni di armi”. Secondo Tripoli dunque, la missione europea dovrebbe prendere di mira esclusivamente il generale della Cirenaica e spostare la attenzioni sui confini terrestri. Diversamente, l’operazione verrebbe riconosciuta come misura anti Ankara. Una posizione quest’ultima molto probabilmente suggerita dalle preoccupazioni del governo turco.

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