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Il nuovo governo libico ha ottenuto la fiducia. Ed è questa, di per sé, la vera notizia. Fayez Al Sarraj, premier uscente ed oramai segnalato più dalle parti di Roma che a Tripoli, in cinque anni non l’ha mai ottenuta. La Camera dei Rappresentanti, l’organo cioè uscito fuori dalle elezioni del 2014 ed insediato nell’est del Paese, ha sistematicamente negato la fiducia all’esecutivo stanziato a Tripoli dopo gli accordi di Skhirat del dicembre 2015. A Sirte, dove eccezionalmente in questi giorni si è riunito l’organo parlamentare, i deputati mercoledì hanno dato alla nuova compagina governativa un vero e proprio plebiscito, ben 132 voti su 133. Il nuovo premier Abdelhamid Dabaiba può dunque mettersi a lavoro. Anche se, all’orizzonte, non mancano certo le incognite.

Quali saranno le funzioni del nuovo governo

La fiducia votata a Sirte non era un semplice passaggio formale. E non solo perché il precedente governo ha operato per 5 anni senza avere il disco verde della Camera. Dadaiba è stato scelto quale nuovo premier dopo una votazione tenuta il 6 febbraio scorso durante una riunione del foro di dialogo sulla Libia. In quella sede la sua lista, che indicava Mohammed Al Manfi quale nuovo capo del consiglio presidenziale, ha ottenuto una maggioranza semplice. Da qui l’idea di una leadership nata già zoppicante. Il plebiscito ottenuto dal suo governo a Sirte ha invece cambiato le carte in tavola: il governo ha una larga maggioranza, le varie forze politiche e locali hanno accordato all’esecutivo una fiducia molto ampia, blindandolo di fatto per almeno i prossimi mesi. L’esito del voto parlamentare è una vera e propria schermatura per Dadaiba e i suoi 35 ministri.

Il nuovo premier a fianco a sé avrà due vice: Hussein Atiyah Abdul Hafeez al Qatrani e Ramadan Ahmed Boujenah. Tra i nomi più importanti del governo, a spiccare sono quelli di Najlaa al Manqoush, prima donna libica a guidare il ministero degli Esteri, e Khaled Tijani Mazen, quest’ultimo neo ministro dell’Interno. Non è stato invece assegnato il ministero della Difesa, mentre sarà operativo un ministero del petrolio, al cui vertice è stato nominato Muhammad Ahmad Muhammad Aoun. Il prossimo passo del nuovo governo sarà quello di giurare dinnanzi al presidente della Camera dei Rappresentanti, Aguila Saleh. Una cerimonia che, secondo AgenziaNova, dovrebbe tenersi già lunedì 15 marzo a Bengasi, sede ufficiale del parlamento. Dal giorno dopo invece l’esecutivo si sposterà nei suoi nuovi uffici di Tripoli. Il mandato del governo è a termine: Dadaiba, secondo il piano elaborato dalle Nazioni Unite, si dovrà limitare a gestire la situazione in vista delle previste elezioni del 24 dicembre 2021.

Cosa cambia per la Libia

Per il Paese nordafricano la fiducia accordata al governo Dadaiba è un passo sulla carta molto importante. Ma sul campo invece cambierà, almeno per il momento, ben poco. A Tripoli si insedierà nei prossimi giorni un esecutivo riconosciuto anche dall’est, fatto inedito in 10 anni di intensa guerra. Tuttavia questo non coinciderà con una vera e propria riunificazione della Libia. Chi controlla attualmente il territorio rimarrà nelle proprie posizioni. Una circostanza che vale per la miriade di milizie che hanno in mano Tripoli e la Tripolitania, così come per l’esercito del generale Haftar nella Cirenaica. Quest’ultimo è rimasto in questi giorni piuttosto silente. Dal suo quartier generale situato alle porte di Bengasi, ha valutato e osservato la situazione. E per adesso ha deciso di rimanere al suo posto, permettendo la nascita del nuovo governo in attesa degli sviluppi dei prossimi mesi.

L’impressione è che su Dadaiba si sia creata ampia convergenza proprio perché c’è interesse a cristallizzare la situazione. Non necessariamente una pessima notizia tutto sommato, specialmente in una Libia dove pochi mesi fa era impensabile anche un accordo di cessate il fuoco. Ma i veri nodi così sono stati semplicemente rinviati ai mesi prossimi. La “tregua armata” che ha garantito un’ampia fiducia al nuovo esecutivo sta servendo ad affilare le armi in vista delle elezioni di dicembre. Per comprendere il vero destino della Libia, in poche parole, occorrerà ancora aspettare.