Stampa e mondo mediatico appaiono quasi perfettamente divisi sul giudizio da esprimere circa il summit di Palermo per la Libia. C’è chi considera il vertice un flop, c’è chi invece al contrario giudica positivamente l’iniziativa italiana ed i possibili risvolti futuri per Roma e per il paese africano. Su quello che è stato il vertice di villa Igiea e su quello che potrebbero essere le prospettive venture della Libia, ne abbiamo parlato con la docente Michela Mercuri. 

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Quale bilancio tracciare, in definitiva, a poche ore dalla partenza delle delegazioni dalla Sicilia?

Ci sono pareri contrastanti: c’è chi dice che il vertice è stato un successo e chi invece un fallimento. Io sostengo che, come nella vita, la verità sta nel mezzo. Per certi versi si può considerare un successo, perché sono arrivate in Sicilia tante delegazioni. Si è giocato molto sul toto nomi, ma credo che alla fine a livello europeo c’è stata una buona rappresentanza, tanti anche gli attori locali libici e questo è sicuramente un fatto positivo. Così come, allo stesso modo, è positivo che l’Italia abbia riaperto la sua posizione nel paese perché negli ultimi due mesi aveva perso Tripoli, che poi è da sempre la zona più presidiata dall’Italia. Negli ultimi mesi, come sappiamo, nella capitale libica ci sono stati molti scontri tra le varie fazioni che hanno, tra le altre cose, messo in discussione la produzione dell’Eni. Dunque era importante che l’Italia rivendicasse la sua posizione nella Libia. L’altro punto positivo è Haftar. Siamo riusciti a portare qui il generale, certo si è mostrato un po’ capriccioso ma lui è un attore importante per la Libia, uno storico alleato della Francia ed era importante averlo in Italia. Poi indubbiamente ci sono anche elementi negativi: non si è giunti ad un accordo scritto, anche se non era questo l’obiettivo principale, e non sono state stabilite date precise. Però credo che, in fin dei conti, la bilancia penda più sul lato positivo.

Lei crede che, finalmente, il nuovo piano dell’Onu possa dare effettiva stabilità alla Libia nel prossimo futuro? Da cosa dipende un eventuale successo?

Il piano dell’Onu potrebbe avere successo nel momento in cui viene applicato in tempi brevi. È un piano interessante, non molto innovativo per la verità ma che tiene in considerazione i problemi del paese, partendo da quelli di un’economia che è veramente in crisi ed in mano ad organizzazioni criminali. Quindi, ad esempio, l’idea di riunire le due banche centrali e fare in modo che la Noc, la società del petrolio libico, distribuisca meglio i proventi del petrolio è molto importante. Così come è importante una road map  per le elezioni fatte nel momento giusto. Quindi questo piano che, ripeto, non è originale ma comprende tutto ciò che deve essere fatto, può avere successo ma deve essere applicato già da domani mattina. Noi, con questa conferenza, abbiamo impiantato delle fondamenta ma adesso occorre edificare una struttura.

Oltre alle “stravaganze” di Haftar, a fare notizia sono state le repentine partenze dei turchi dal tavolo del summit: come mai questo astio tra l’uomo forte della Cirenaica ed i sostenitori della Fratellanza Musulmana?

La Turchia è sostenitrice dei Fratelli Musulmani che sono nemici di Haftar ed Haftar, a sua volta, ha basato il suo successo, se così lo vogliamo chiamare, proprio sulla dialettica anti Fratelli Musulmani che dal generale vengono considerati indiscriminatamente tutti jihadisti. Però c’è qualcosa di più. Dobbiamo ricordare che Khalifa Haftar, che si erge a paladino del laicismo, in realtà fa parte della corrente madkalita della salafiyya che, ideologicamente, si trova agli opposti dei Fratelli Musulmani. Basti pensare che Gheddafi aveva utilizzato i madkaliti per contrastare la Fratellanza Musulmana. Quindi, come si può vedere, c’è una spaccatura che va al di là del dualismo laicismo – Fratellanza Musulmana, ci sono anche motivazioni religiose. E, in tal senso, è utile anche ricordare che i madkaliti sono appoggiati dall’Arabia Saudita. Questo indubbiamente è uno dei nodi che si dovrà affrontare.

L’Italia può adesso davvero puntare ad una cabina di regia da lei guidata per il futuro della Libia?

Assolutamente sì, l’Italia ha tutte le carte in regola per poter svolgere un ruolo di cabina di regia. Questo perché, in primo luogo, ha confidenza con gli attori locali specialmente con le tribù e le milizie della Tripolitania. Ma con questo vertice poi Roma ha raggiunto un altro obiettivo importante, cioè aver creato una sorta di “cabina di regia dell’est”, così la chiamerei, con l’Egitto e con la Russia. Se vogliamo in questo contesto possiamo anche includere la Francia, che comunque ha permesso al nostro paese di riavvicinarsi ad Haftar il quale, a sua volta, sembra pronto ad accogliere nuovamente il nostro ambasciatore in Libia. Abbiamo davvero tutte le carte in tavola per questo ruolo, abbiamo anche l’Eni che continua a produrre nel paese ed abbiamo la fiducia dei libici, di gran lunga superiore rispetto a quella che hanno verso i francesi. Dunque, l’Italia deve andare avanti per questa strada.

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Un’ultima domanda su Usa e Russia: i primi sembrano essersi defilati, Mosca invece è arrivata con il primo ministro a Palermo. Perché questa differenza di comportamento?

Beh sugli Usa non direi che si sono realmente sfilati, qui c’è stata un’ingenuità diplomatica del premier Conte il quale, all’inizio, aveva parlato della presenza sia di Trump che di Putin. Entrambi poi non sono potuti venire, ma questo non ha significato un ridimensionamento della loro posizione. Anzi, i russi si sono presentati a Palermo con il primo ministro Medvedev, gli americani invece è vero che hanno mandato un elemento di secondo piano ma solo perché a loro interessa maggiormente il dossier sul terrorismo rispetto a quello libico in sé e per sé.

Potrebbero emergere nuovi attori nello scacchiere libico in vista delle annunciate conferenze?

Assolutamente sì e vorrei ricordare soprattutto Saif Al Islam Gheddafi, figlio del rais. Lui gode di un grande consenso dentro la Libia e fuori la Libia. A Palermo non è stato invitato, ma credo che con lui ci si dovrà fare i conti e, se le prossime conferenze verranno realmente organizzate, lui dovrà essere invitato. Aggiungo anche le milizie di Misurata, di cui si è parlato poco in questi giorni. Misurata è una città Stato con un vero e proprio esercito e conta molto in seno allo scenario del paese nordafricano. I misuratini sono importanti tanto quanto Al Sarraj, Haftar e Saif Al Islam. Quindi il prossimo passo sarà quello di coinvolgere anche loro per il futuro della Libia.