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Atteso da chi “rimpiange” i 42 anni di regno del padre, in Libia e non solo, ma anche in qualche modo oggetto del mistero da almeno sette anni a questa parte. Saif Al Islam Gheddafi è un nome che nel paese nordafricano non ha mai smesso di circolare, nemmeno quando il suo destino ad un certo punto sembra segnato dopo la condanna a morte decretata nel 2015. Liberato prima su iniziativa delle stesse milizie di Zintan, le stesse che all’epoca lo hanno in custodia, e poi definitivamente dall’amnistia promulgata a Tripoli nel 2016, da allora secondo molti Saif rappresenta il legame perfetto tra passato e futuro della Libia. Ma di lui nessuna traccia e, come sottolinea la docente Michela Mercuri, il suo nome non è mai stato fatto nemmeno a Palermo in occasione del recente vertice voluto dal governo Conte. Qual è allora la verità su Saif e sul suo futuro? 

“Saif sta bene e parteciperà alla conferenza nazionale” 

Del perchè Saif è così gettonato sotto il profilo mediatico, si fa presto a capirlo. Si tratta del secondogenito di Muammar Gheddafi, quello più spiccatamente politico e probabile erede alla guida della jamahiriya quando ancora primavere arabe e bombe Nato a Tripoli appaiono elementi ben lontani dai pensieri di tutti. Inoltre, a differenza di Mutassim, quartogenito anch’egli ritenuto molto competente sotto il profilo politico, Saif è sopravvissuto alla guerra ed al caos seguito al rovesciamento del padre. In parole povere, se un giorno ci deve essere spazio per un nuovo Gheddafi in politica in Libia, quello spazio è destinato a Saif. Ma in video non lo si vede da anni. Da uomo libero le ultime sue immagini si riferiscono ai discorsi tenuti alla tv di Stato per provare a placare le proteste nel 2011. Le ultime in assoluto invece, hanno a che fare con la sua cattura avvenuta poco dopo l’uccisione del padre. Poi il nulla più assoluto, un silenzio che già in passato ha destato più di un sospetto.

“Non sono morto, come falsamente asserisce qualcuno. E neppure mi ritiro nella clandestinità e la fuga. Tutt’altro”. Queste parole sono attribuite proprio a Saif e sono riportate, nei giorni scorsi, in un articolo del Corriere della Sera a firma di Lorenzo Cremonesi. Queste frasi, che hanno come obiettivo quello di sgomberare il campo da ogni dubbio, sarebbero state riportate da persone vicine al secondogenito di Gheddafi presenti a Roma. Nella capitale risiedono alcune figure che hanno fatto parte dell’entourage gheddafiano e che avrebbero dunque contatti diretti con Saif. Ed è proprio a loro che il mancato erede del rais si rivolge per far arrivare un messaggio che appare tanto semplice, quanto netto: il più popolare tra i Gheddafi è in buone condizioni ed è pronto a scendere in campo. Già a gennaio, secondo i fedelissimi di Gheddafi, l’uomo più atteso di Libia potrebbe partecipare alla conferenza nazionale. 

Si tratta della riunione prevista nel piano dell’Onu elaborato alla vigilia della conferenza di Palermo. È l’appuntamento verso cui si guarda con un certo interesse, utile soprattutto a comprendere se il percorso per la Libia di cui si è discusso proprio in Sicilia può o meno avere reali velleità di successo. Un appuntamento che, secondo quanto riportato dai suoi fedelissimi, appare molto sentito dallo stesso Gheddafi. Proprio la conferenza di gennaio potrebbe rappresentare il primo trampolino di lancio verso una candidatura alla presidenziali del secondogenito del rais. Qualora, ovviamente, da qui alla prossima primavera la Libia possa tornare nelle condizioni di organizzare normali e regolari consultazioni. 

Ma su Saif permangono molte incognite

Il rampollo del colonnello più vicino alla politica che, sfruttando l’insicurezza e l’instabilità di questi anni, riesce ad avere appoggio di popolazione e tribù della Libia per tornare a proporsi come unica garanzia di pace per il paese. Si è di fronte, seguendo questa ricostruzione, ad una trama già scritta? Non tutto in realtà è così semplice. Al di là degli annunci e dei proclami affidati a uomini più o meno vicini a sé ed al padre, resta però il fatto che Saif continua a non farsi vedere. Forse per davvero le voci sulla sua salute od addirittura sulla sua morte sono del tutto infondate, ma silenzi e mancate apparizioni obbligano comunque a vedere la situazione in tutte le sue possibili sfaccettature. A partire dall’attuale reale status di Saif Gheddafi: è realmente libero il secondogenito del rais? Ciò che si sa è che quasi sicuramente vive a Zintan, città dove risiedono le milizie che lo avevano in custodia durante gli anni della sua prigionia. Ma c’è chi sostiene che in realtà egli forzatamente non possa muoversi dalla cittadina ad ovest di Tripoli. E questo o perchè ricattato da alcuni gruppi oppure perchè, vista le delicatezza del momento, la sua vita viene condizionata da imponenti misure di sicurezza che, di conseguenza, frenano la sua tanto attesa scalata ai vertici della Libia. 

Ma c’è dell’altro. A prescindere dalle ragioni per le quali Saif da sette anni non appare in pubblico, il fatto stesso che su di lui vige una profonda incertezza sulla sua stessa sorte non depone certamente a suo favore. Una simile circostanza infatti potrebbe indicare poca reale consistenza politica del figlio di Gheddafi. E questo, almeno in apparenza, potrebbe sembrare anche un paradosso. Ma nella Libia di oggi, così frammentata e dove ciascun gruppo corre per incrementare o quanto meno conservare le fortune accumulate con la fine del rais, per avere concrete chance occorre serve l’appoggio di fazioni, tribù e milizie armate. Gheddafi potrebbe avere dalla sua parte solo il nome. E questo non è elemento di garanzia per un eventuale tentativo di ripresa della leadership, anzi potrebbe fare di Saif un soggetto da strumentalizzare da parte di determinati gruppi. 

Certamente il secondogenito del rais è un attore importante e la sua eventuale presenza al congresso nazionale di gennaio potrebbe rappresentare un passo in avanti, sia per il cognome che porta e sia nell’ottica della strategia di inclusione di tutte le forze politiche libiche attualmente in campo. Ma il vero peso di Gheddafi è tutto da verificare. Di sicuro Saif Al Islam proverà a riemergere dal silenzio, se il suo tentativo sarà velleitario o meno lo si potrà vedere soltanto nei prossimi mesi. 

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