Una lettera datata 9 ottobre, vigilia dell’attacco turco nel nord della Siria, inviata da Donald Trump a Recep Tayyip Erdogan ha rappresentato l’ultimo tentativo di dissuadere il presidente turco dai suoi propositi bellici contro i curdi. Una missiva, quella inviata dalla Casa Bianca, resa nota nelle scorse ore e che, nonostante appaia breve ed informale, al suo interno ha notevoli spunti di interesse. E può consentire, soprattutto, la ricostruzione delle dinamiche politiche delle ultime ore prima dell’attacco turco.

“Non voglio essere responsabile della distruzione dell’economia turca”

Nella lettera Donald Trump arriva subito al sodo: “Non vorresti essere responsabile della morte di migliaia di persone – ha scritto infatti, appena dopo i saluti, il tycoon newyorkese – Così come io non vorrei essere responsabile della distruzione dell’economia turca”. Un passaggio quest’ultimo, che appare molto simile al Tweet lanciato dal presidente Usa nella serata di lunedì, in cui per l’appunto Trump ha “ricordato” ad Erdogan gli effetti che le sanzioni americane hanno avuto sull’economia turca nell’estate del 2018. Ma la frase scritta a chiare lettere e senza molti formali giri i parole, sta a dimostrare anche la contrarietà dell’attuale inquilino della Casa Bianca circa un attacco turco nel nord della Siria. O, perlomeno, le preoccupazioni che esso, alla fine indirettamente autorizzato dalla Casa Bianca dopo la decisione di ritirare le truppe Usa dalla Siria, possa dilagare in altre regioni del paese e causare ulteriore instabilità.

La lettera è stata divulgata nelle scorse ore su Twitter dalla giornalista americana Trish Regan, volto molto popolare della Fox. A fornirla, a distanza di quasi dieci giorni dal suo invio, verosimilmente qualche fonte interna della Casa Bianca. Una missiva, quella di Trump, che appare oggi ancora molto attuale: gli Usa infatti, da giorni stanno stanno attuando con la Turchia una sorta di tira e molla. Da un lato si creano le condizioni per l’attacco di Ankara, dall’altro si condannano le azioni di Erdogan minacciando nuove sanzioni, da un lato inoltre si tirano fuori i militari dal contesto bellico ma, nello stesso tempo, vengono inviati ad Ankara due negoziatori di lusso quali Pence e Mike Pompeo. Una strategia, quella di Trump che, al netto delle contraddizioni sopra riportate, complessivamente sembra voler far attuare un’azione di contenimento delle velleità di Erdogan, subito dopo averle implicitamente appoggiate con il ritiro dei militari.

Il riferimento al generale curdo

Lo si evince anche dalla seconda parte della lettera inviata giorno 9 dalla Casa Bianca. Trump infatti, ha esplicitamente menzionato il generale Mazloum, uno dei più importanti inquadrati nelle Sdf: “Voleva negoziare con voi – ha scritto il presidente americano riferendosi al militare curdo – Era pronto a fare delle concessioni che mai avrebbe fatto in passato”. Come dire che, al netto delle necessità relative alla sicurezza che hanno spinto Erdogan ad agire in Siria, il presidente turco deve anche tenere conto delle offerte che sono arrivate dagli avversari. E dunque, tradotto dal politichese, Ankara deve in qualche modo rendere proporzionale la sua risposta militare nel nord della Siria, evitando escalation di ogni genere.

La divulgazione della lettera è avvenuta in un giorno molto cruciale della crisi siriana, contrassegnata dalla vigilia della visita del segretario Pompeo e del vice presidente Pence ad Ankara. Una vigilia tesa peraltro, iniziata con un apparente rifiuto di Erdogan di ricevere la delegazione americana, circostanza poi smentita alla stessa presidenza turca. Trump vorrebbe chiedere un immediato cessate il fuoco, anche se questa circostanza appare molto difficile. Il vero obiettivo del presidente Usa, potrebbe in realtà essere rappresentato dall’avvio di un dialogo tra le parti per controllare al meglio i prossimi sviluppi. E questa lettera resa pubblica, forse, potrebbe rappresentare un ottimo strumento di pressione.

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