Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
ECCO DOVE VOGLIAMO ANDARE

Al Congresso Usa si sta formando un’insolita coalizione, formata dalla sinistra liberal e dai repubblicani trumpiani, intenzionata a proporre un disegno di legge per vietare non solo ai parlamentari del Congresso, ma anche ai loro famigliari, di speculare sul mercato azionario, magari approfittando dell’accesso a informazioni riservate e di una posizione “privilegiata”. Come spiega Axios, si tratta di un’iniziativa importante: i membri del Congresso, infatti, hanno un grande potere di far crescere – o far crollare – i prezzi delle azioni e grandi incentivi finanziari per farlo. “Una riga in un disegno di legge al Congresso può valere milioni e milioni di dollari”, ha sottolineato l’ex deputato dem Brian Baird (D-Ore.) a “60 Minutes”. Baird ha passato anni a sostenere lo Stock Act, che impediva ai legislatori di scambiare informazioni privilegiate sul mercato azionario.

È diventata legge nel 2012, dopo essere stata approvata su base bipartisan, ma in seguito è stata aggirata e raramente applicata. È una legge “monca” e per questo inefficace, poiché non si applica ai famigliari dei membri del Congresso: da qui l’intenzione di alcuni parlamentari, sia dem che repubblicani, di metterci mano. Il promotore è il senatore democratico Jon Ossoff, il quale prevede di introdurre un disegno di legge che vieterebbe ai legislatori, ai loro coniugi e ai figli a carico di negoziare azioni individuali mentre sono in carica. E al Congresso Usa c’è qualcuno che, più di tutti, rischierebbe di rimetterci un bel po’ di soldi se un disegno di legge di questo genere dovesse essere approvato: la speaker della Camera Nancy Pelosi.

Il conflitto di interessi dei Pelosi

Per l’universo dem Nancy Pelosi è una sorta di divinità: quante volte abbiamo letto sulla stampa democratica le sue dure prese di posizione contro l’ex Presidente Donald Trump. La narrativa era sempre la solita: la brava e giusta Nancy Pelosi contro il cattivissimo tycoon. La beniamina dei salotti chic, tuttavia, è anche una delle deputate più ricche d’America. Per la precisione, è il sesto membro più ricco del Congresso americano dietro ai repubblicani Greg Gianforte, Paul Mitchell, Vernon Buchanan e ai colleghi dem Don Beyer e Dean Phillips: come abbiamo già sottolineato in passato, la sua ricchezza è cresciuta a dismisura negli ultimi 15 anni, passando dai 41 milioni di dollari del 2004 ai 115 milioni di dollari attuali.

Ma perché la legge proposta da Ossoff riguarda da vicino Pelosi? Come ha sottolinea il giornalista Glenn Greenwald in un’inchiesta pubblicata sul suo sito gran parte della ricchezza della speaker della Camera e di suo marito Paul, “è dovuta a decisioni estremamente redditizie e fortunate su quando acquistare e vendere azioni e opzioni nelle stesse industrie e società su cui Pelosi, in qualità di presidente della Camera, esercita un’influenza enorme e diretta”. In buona sostanza, la coppia investe azioni su società che Nancy Pelosi dovrebbe “monitorare” e potenzialmente regolare nel suo ruolo di Presidente della Camera.

Le ipocrisie di Nancy

Il settore in cui i Pelosi acquistano e vendono più frequentemente azioni è, di gran lunga, l’industria tecnologica della Silicon Valley. Quasi il 75% degli scambi di azioni della coppia negli ultimi due anni è stato in Big Tech: con oltre 33 milioni di dollari movimentati. Per comprendere il conflitto d’interessi dei Pelosi, come spiega Greenwald, basta prendere in esame l’azienda sulla quale la coppia ha speculato più spesso: Apple. L’acquisto e la vendita delle azioni di quella società rappresentano il 17,7% del volume complessivo degli scambi della coppia. Peccato che, nello stesso periodo, Nancy Pelosi abbia tenuto almeno una conversazione privata con il CEO di Apple, Tim Cook, sullo stato di salute di Apple e su alcune leggi che riguardavano la Silicon Valley. Stesso discorso con Google: ma su quest’incredibile e palese conflitto d’interessi la sinistra americana ha sempre taciuto. Manco a dirlo, Nancy Pelosi si è immediatamente dichiarata contraria all’iniziativa promossa dal giovane senatore democratico Jon Ossoff. “Siamo un’economia di libero mercato”, ha detto ai giornalisti il ​​mese scorso.

Ad oggi, la proposta di Ossoff ha trovato il sostegno dei democratici Tom Nelson e John Fetterman, oltre a quello del repubblicano Blake Masters. Al momento, non sembrano esserci tuttavia i numeri per approvare la legge, ma negli Stati Uniti sta crescendo la pressione – anche mediatica – per porre finalmente fine a uno dei conflitti di interessi più lampanti della storia americana.

Qual è il crocevia del mondo di domani?
È lì che vogliamo portarvi