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La visita di Giancarlo Giorgetti negli Stati Uniti si è conclusa. E il potente sottosegretario della Lega ora può tirare le somme di un viaggio che ha segnato un nuovo corso nelle relazioni fra governo italiano e amministrazione Trump, ma soprattutto fra il Carroccio e l’America.

Il tour del sottosegretario leghista si è concentrato fra New York e Washington, Incontri politici, istituzionali e con l’alta finanza che hanno confermato la necessità per il governo italiano di trovare sponde negli Stati Uniti, ma che ha soprattutto manifestato la volontà dell’amministrazione Usa di comprendere bene l’esecutivo giallo-verde e di capire le possibilità di fare completo affidamento sulla Lega.

Soprattutto in un momento in cui le ultime dichiarazioni del Movimento Cinque Stelle e le scelte in politica economica volute dai pentastellati hanno mostrato una realtà diversa dalle aspettative di Washington e dei grandi investitori americani. E lo ha detto lo stesso sottosegretario ai giornalisti: “Da questo mio viaggio negli Usa ho ricevuto conferma a quello che pensavo, qui vogliono un governo italiano credibile, con una linea unica, ed è quello che noi dobbiamo dare nei prossimi mesi”.

Come scrive La Stampa, Giorgetti ha ribadito che l’obiettivo della sua missione non era rassicurare il governo Usa ma “spiegare di persona costa stiamo facendo”. Insomma, secondo il sottosegretario leghista agli Stati Uniti e al suo potere politico e finanziario non interessano i discorsi sui rapporti fra Europa e Italia né le percentuali che invece piacciono (e molto) a Bruxelles. L’amministrazione di Donald Trump e i grandi investitori americani vogliono sapere le potenzialità del sistema-Italia.

E per Giorgetti esistono solo due modi per garantire gli Stati Uniti: flat tax e favorire gli investimenti, in primis con lo sblocca cantieri ma soprattutto con la fine della sospensione alle esplorazioni energetiche. Il cosiddetto “stop” alle trivelle, oltre a punire gli interessi italiani, rende anche difficile per i colossi Usa continuare a lavorare in Italia. E sono molte a voler portare il governo in tribunale.

Naturalmente queste sono le ricette leghiste. Ed è il motivo per cui il viaggio di Giorgetti ha un doppio valore: da un alto per confermare l’asse fra Italia e Stati Uniti, ma dall’altro per far capire a Washington che è la Lega il vero alleato nel governo giallo-verde, e non il Movimento 5 Stelle. Che inizia a non piacere anche per alcune prese di posizione in politica estera oltre che in campo economico.

L’amministrazione Trump ha chiesto a Giorgetti alcune delucidazioni. Due in particolare le richieste: Venezuela e Cina. Per quanto riguarda Caracas, gli Stati Uniti hanno chiesto a Giorgetti di chiarire definitivamente la posizione dell’Italia. La Lega ha confermato il sostegno a Juan Guaidó anche tramite le parole di Matteo Salvini. Ma il sottosegretario ha anche ribadito che esistono due ordini di problemi: la forte comunità italiana nel Paese sudamericano e le reticenze dell’alleato pentastellato. Due vincoli importanti secondo Giorgetti, che ha comunque ribadito che “se avvenisse qualche fatto nuovo, come l’arresto di Guaidó, non credo che il nostro governo potrebbe restare neutrale”.

Ma le pressioni di Washington sull’Italia non sono finite. C’è infatti un altro problema che preoccupa, e molto, gli Stati Uniti: la Cina. L’intelligence Usa ha già fatto presente alla controparte italiana di essere profondamente inquieta per la possibilità di affidare a Huawei la rete 5G del nostro Paese. E anche in questo caso, Giorgetti ha voluto confermare che il Carroccio non sia molto favorevole a questa ipotesi, che invece piace ai Cinque Stelle, che hanno da tempo tessuto un legame molto più solido con Pechino, confermato. “Si aspettano che gli alleati usino cautela, quando si tratta di mettere informazioni riservate a disposizione di altri” ha detto il sottosegretario leghista, che ha anche aggiunto una sua particolare sensazione: “La vera sfida è con la Cina, non con la Russia“. Anche se le autorità americane hanno voluto rassicurazioni anche sui rapporti con il Cremlino.