Quella tra il presidente Usa Donald Trump e l’ex capo della Cia John Brennan è diventata una vera e propria “guerra” personale a tutti gli effetti. Nei giorni scorsi, infatti, Trump ha revocato all’ex consigliere di Barack Obama il nulla osta per l’accesso alle informazioni riservate, un privilegiato consentito agli ex capi dell’intelligence. Motivo? Secondo Trump, la carriera di Brennan “mette in discussione la sua obiettività e credibilità”.

La decisione, naturalmente, ha scatenato la reazione furiosa di Brennan, che ha promesso di intraprendere vie legali: “Faro tutto ciò che posso per cercare di prevenire questo genere di abusi in futuro, e se questo significherà andare in tribunale, lo farò” ha commentato l’ex capo della Cia ai microfoni della Nbc.

Le accuse al presidente Trump

L’astio tra i due è cosa nota. Dopo il meeting di Helsinki dello scorso 16 luglio con il presidente russo Vladimir Putin, Brennan era arrivato a definire Trump “un traditore”: “La prestazione offerta da Trump nella conferenza stampa di Helsinki si eleva e supera lo standard di un crimine e di un’infrazione di alto livello”. La performance alla conferenza stampa, ha aggiunto, “è stata niente di meno che da traditore della patria. Non solo i commenti di Trump erano imbecilli, ma è totalmente nel ‘taschino’ di Putin. Patrioti Repubblicani: Dove Siete?”.

Qualche mese prima, in seguito al licenziamento di Andrew McCabe, scrisse rivolgendosi al presidente: “Quando si scoprirà l’intera portata della tua venalità, turpitudine morale e corruzione politica, prenderai il tuo posto giusto come demagogo caduto in disordine nella pattumiera di storia. Puoi usare Andy McCabe come capro espiatorio, ma non distruggerai l’America. L’America trionferà su di te.”

175 ex ufficiali si schierano con John Brennan

John Brennan ha ricevuto la solidarietà di numerosi ex colleghi. Come spiega la Cnn, 175 ex funzionari statunitensi del Dipartimento di stato, del Consiglio per la sicurezza nazionale e del Dipartimento della difesa, hanno deciso di prendere una posizione sulla vicenda sottoscrivendo una lettera nella quale attaccano Trump e la sua decisione di revocare gli accessi a Brennan: “Tutti noi crediamo che sia fondamentale proteggere le informazioni classificate da divulgazioni non autorizzate, ma crediamo ugualmente con forza che gli ex funzionari governativi abbiano il diritto di esprimere le proprie opinioni su quelle che considerano questioni di sicurezza nazionale senza timore di essere puniti per averlo fatto”, riporta la lettera.

Giuliani contro l’ex capo della Cia

Le dichiarazioni dell’avvocato del presidente Trump ed ex sindaco di New York, Rudy Giuliani, non lasciano spazio a dubbi rispetto all’intensità di questa guerra tutta interna agli Stati Uniti: “Brennan ha accusato il presidente di tradimento. In pratica dice che non ha prove che il presidente abbia commesso un crimine ma sostiene che è un traditore. Questo è un attacco politico fuori controllo”, ha osservato Giuliani, che ha aggiunto: “Mi piacerebbe avere Brennan sotto giuramento per due o tre giorni. Scopriremo molte cose su di lui. E sapremo che lavoro terribile ha fatto quando le Kohbar Towers sono state bombardate e i nostri Marines sono stati uccisi. O verificheremo quante bugie a detto su Bengasi”. 

E se avesse ragione Trump?

La carriera dell’ex consigliere di Obama è tutt’altro che limpida. Nel 2014, infatti, la Cia ammise di aver controllato i computer della commissione Intelligence del Senato americano che stava indagando sul programma di interrogatori dell’agenzia federale e delle pratiche di tortura usati dall’agenzia americana dopo gli attentati alle Torri Gemelle del 2001.

I risultati di risultati di quell’indagine confermarono infatti la fondatezza delle accuse della senatrice democratica Dianne Feinstein e degli altri membri della commissione che avevano denunciato la pratica delle perquisizioni improprie da parte della Cia. La pratica avrebbe violato la separazione tra poteri dello Stato sancita dal Quarto Emendamento alla costituzione degli Stati Uniti. “Niente di più lontano dalla verità” dichiarò l’allora direttore della Cia Brennan, salvo poi rimangiarsi la parola soltanto qualche mese dopo, ammettendo di aver mentito. In molti, a quel punto, chiesero le sue dimissioni

Secondo l’ex analista della Cia nonché membro del Veteran Intelligence Professionals for Sanity (Vips) Ray McGovern,  nella decisione del presidente Donald Trump di revocare gli accessi a Brennan c’è molto di più di quanto non si pensi. Secondo l’esperto, infatti, la mossa del presidente rappresenta un segnale importante: il tycoon potrebbe avere le prove che il rivale ha cercato di “sabotarlo” sia prima che dopo le elezioni del 2016.

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