Stiamo per entrare in un estate particolarmente torrida, e non tanto per l’incremento delle temperature ma per una “tempesta atlantica” che proviene dalla controinchiesta americana sulle origini del Russiagate, che potrebbe coinvolgere anche il nostro Paese e che entrerà nel vivo nelle prossime settimane con le conclusioni del procuratore John Durham, incaricato dall’Attorney General William Barr di fare luce sul probabile “complotto” contro la campagna di Trump nel 2016 e verificare la condotta delle agenzie governative americane all’epoca. Se tutte le strade del dossier Spygate portano proprio a Roma – dove l’ex advisor di Donald Trump George Papadopoulos incontrò per la prima volta il misterioso docente maltese Joseph Mifusd, poi sparito nel nulla – questo spiega anche le acque agitate nel governo in materia di servizi segreti.

È bene ricordare, infatti, che nell’ottobre scorso dagli Stati Uniti emersero nuove importanti notizie sulle trasferte romane datate 15 agosto e 27 settembre dell’Attorney general William Barr e del procuratore John Durham che indagano sulle origini del Russiagate. Secondo i media americani, Barr e Durham non sarebbero tornati a casa a mani vuote dopo i due incontri con i vertici dei servizi segreti italiani. Come riportato da Fox News, l’indagine di Durham “si è estesa” sulla base “di nuove prove raccolte durante un recente viaggio a Roma con il procuratore generale William Barr”.

Le sfide di Caravelli, nuovo direttore dell’Aise

Come riportato lo scorso 13 maggio, il governo Conte ha recentemente indicato Giovanni Caravelli nuovo capo dell’Aise, l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna che ha il compito di ricercare ed elaborare tutte le informazioni utili alla difesa dell’indipendenza, dell’integrità e della sicurezza della Repubblica dalle minacce provenienti dall’estero. Caravelli, 59 anni, nato a Frisa, in provincia di Chieti, generale di corpo d’armata dal gennaio 2017, è vicedirettore dell’Aise dal 2014 e vanta una lunga esperienza nel mondo dell’ntelligence. Come scrive Maria Antonietta Calabrò sull’Huffington Post, tra le varie sfide che Caravelli dovrà affrontare come nuovo capo dell’Aise, ce n’è anche una “politica”, e riguarda proprio il dossier Spygate/Obamagate.

Tale sfida, scrive, “ha a che fare con l’accelerazione delle rivelazioni negli Usa (a soli sei mesi dalla scadenza delle presidenziali americane) del cosiddetto Spygate per contrastare l’elezione di Trump nel 2016 (che ha tenuto banco la scorsa estate con la visita a Roma del ministro della giustizia americano Barr e a settembre del capo della Cia ,Gina Haspel) e che potrebbe coinvolgere alcuni esponenti politici italiani”.

Lo scontro sui servizi e lo Spygate

A tal proposito si sono inserite, prosegue l’Huffington, le pressioni per assestare in un futuro più o meno prossimo, i vertici dei servizi segreti, perché il 10 giugno scade l’incarico di Mario Parente, direttore dell’Aisi, Servizi di sicurezza interna, che probabilmente verrà confermato per altri quattro anni, mentre rimane vacante la posizione di vicedirettore dell’Aise lasciata libera dallo stesso Caravelli. Ad oggi in carica sono rimasti Angelo Agovino, generale dei Carabinieri, e Giuseppe Caputo, della Guardia di Finanza. Il terzo potrebbe essere Marco Mancini, dirigente del Dis e già alto dirigente del Sismi, prosciolto nella vicenda del sequestro di Abu Omar. Nel frattempo, come riportato da Repubblica, i renziani avrebbero richiesto per Ettore Rosato il posto da sottosegretario con delega ai servizi: una proposta rispedita al mittente da Palazzo Chigi, che non intende cedere la delega, a maggior ragione con una probabile “tempesta atlantica” in arrivo.

Come nota Federico Punzi su Atlantico Quotidiano proprio la collaborazione sullo Spygate chiesta l’estate scorsa dall’amministrazione Usa potrebbe essersi rivelata un insperato colpo di fortuna per il premier Conte, che della gestione di un dossier così scottante avrebbe fatto una polizza di assicurazione contro le manovre di Matteo Renzi. Ricordiamo che, come dichiarato dallo stesso premier Giuseppe Conte, fu lui ad autorizzare l’incontro tra il capo del Dis Gennaro Vecchione e l’Attorney general William Barr per cercare “nell’interesse dell’Italia di chiarire quali fossero le informazioni degli Stati Uniti sull’operato dei nostri Servizi all’epoca dei governi precedenti”, ovvero i governi Renzi e Gentiloni.

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