La tensione tra Donald Trump e la Cina potrebbe essere l’inizio di una futura Guerra Fredda tra le due maggiori potenze economiche al mondo. Già durante la sua campagna elettorale Donald Trump aveva più volte sottolineato il pericolo cinese. Secondo il tycoon la nuova sfida per gli Stati Uniti sarà proprio il contrasto al dilagante potere economico di Pechino. Trump ebbe modo di descrivere alcune delle sue intenzioni. Per esempio l’aumento del 45% delle tariffe sulle importazioni cinesi, in linea con la politica protezionistica desiderata dal tycoon. La tensione con Pechino è tuttavia cresciuta in seguito alla conversazione telefonica recentemente avvenuta tra Donald Trump e la leader taiwanese Tsai.Un gesto che potrebbe essere interpretato come riavvicinamento diplomatico al Governo di Taiwan, a quarant’anni di distanza dal suo congelamento. Fu infatti il Presidente Richard Nixon, repubblicano come Trump, a porre fine al contenzioso sull’isola di Taiwan. Questa è infatti considerata da Pechino come “Repubblica separatista”. Da allora gli Stati Uniti hanno chiuso a Taiwan e aperto la porta della diplomazia con la Cina. Si è creata così una fitta rete di scambi economici e finanziari tra le due maggiori potenze economiche del globo. La Cina possiede, per esempio, titoli di Stato americani per un valore di 1,16 trilioni di dollari.La reazione cineseIl tentativo di avvicinamento di Trump a Taiwan non è andato giù ai vertici del Partito Comunista cinese. Il Ministro degli Esteri cinese Geng Shuang si è così espresso: “Abbiamo preso atto di queste importanti dichiarazioni e siamo seriamente preoccupati”, aggiungendo che “la politica di una sola Cina è il fondamento per il sano sviluppo delle relazioni con gli Usa”. Per Pechino non è dunque ammissibile l’esistenza di un’altra Cina, ovvero Taiwan. D’altra parte Donald Trump, come riportato da Federico Rampini su Repubblica, vuole usare Taiwan come esca per strappare nuove condizioni commerciali con la Cina. Sappiamo bene che la priorità del tycoon è la difesa dell’industria americana dalla concorrenza sleale. E la Cina non è nuova a episodi di dumping.La spavalda mossa di Donald Trump potrebbe però causare un’escalation di tensione tra Washington e Pechino. Come riportato dalla Reuters e Forbes il Governo cinese ha annunciato di voler punire il comportamento monopolistico di alcune aziende americane operanti in Cina. Tra queste in particolare sarebbero comprese la General Motors e la Ford Motor. Le due aziende sarebbero colpevoli di aver manipolato i prezzi di mercato al fine di creare un monopolio non accessibile ad altri attori.Il Ministro degli Esteri cinese, interrogato se l’azione possa essere considerata una ritorsione per il comportamento di Trump, si è così espresso: “La Cina accoglie le compagnie straniere per investire e lavorare, incluse quelle americane. Allo stesso tempo devono rispettare le leggi cinesi”. In effetti, sempre la Reuters, riportava che non vi sarebbe niente di “improprio” riguardo la dichiarazione cinese. L’unico fatto, per così dire “strano”, è la stretta concomitanza della telefonata tra Trump e Tsai e la minaccia cinese sulle aziende americane.Leggendo poi le pagine del Global Times, giornale cinese, si può captare un crescente risentimento nei confronti di Donald Trump. Il tycoon viene descritto come “ignorante” e “bambino immaturo”. Il giornale arriva poi a velate minacce: “Se Trump abbandona la politica di una sola Cina, sostenendo pubblicamente l’indipendenza di Taiwan, la Cina non avrà più modo di allearsi con Washington sulle questioni internazionali e contenere le forze ostili agli Stati Uniti”. Secondo la Reuters questa “forza ostile” è nient’altro che la Corea del Nord. I missili di Kim Jong Un minacciano da tempo la West Coast americana. Il mondo cinese pare dunque aver assunto subito un atteggiamento aggressivo nei confronti del tycoon.La prospettiva di una Guerra FreddaGli scenari potrebbero però essere non così catastrofici come quelli delineati dal Global Times. La Cina è infatti la più grande potenza economica al mondo insieme agli Stati Uniti. Eppure la sua forza non va molto oltre il suo peso commerciale. Il budget militare cinese è ancora quattro volte inferiore a quello americano, e i tagli alla spesa militare fatti durante l’amministrazione Obama non hanno coinvolto il settore Asia-Pacifico. È dunque più che improbabile un confronto armato tra le due superpotenze, almeno nel breve periodo. La reazione cinese di ritorsione economica sembra invece la via che percorreranno Washington e Pechino se non troveranno un accordo. Una Guerra Fredda economica è dunque una plausibile prospettiva sull’asse Usa-Cina.

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