L’Algeria è una potenza regionale in ascesa dell’area Medio Oriente e Nord Africa caratterizzata da una peculiarità: ha un’agenda estera largamente autonoma e relativamente resistente alle pressioni provenienti dalla comunità euroatlantica e dal vicinato arabo. L’ultimo punto ha storicamente facilitato la nascita di un sodalizio di ferro con l’Unione Sovietica durante la guerra fredda, poi ereditato dalla Russia, e negli anni recenti ha contribuito a favorire un avvicinamento all’Iran e alla Turchia.
Gli Emirati Arabi Uniti, la cui influenza nelle dinamiche della realtà arabo-musulmana è aumentata in maniera straordinaria nell’ultima decade, hanno deciso che è giunto il momento di estendere il loro raggio d’azione nell’ex colonia francese in chiave antiturca, anche in virtù della presenza costruita in Libia nel dopo-Gheddafi, ragion per cui hanno iniziato ad adottare una postura estremamente rigida e improntata allo scontro nei suoi confronti.
Il divieto di viaggio
Il 18 novembre è entrata in vigore una nuova normativa negli Emirati Arabi Uniti, di cui non è dato conoscere l’estensione temporale, che ha bloccato il rilascio di nuovi visti lavorativi e turistici ai cittadini di 13 Paesi, la maggior parte dei quali a maggioranza islamica. L’elenco è stato chiaramente formulato sulla base di ragioni politiche, perché tra i sanzionati figurano attori come Iran, Siria, Turchia, Pakistan, Iraq e Algeria.
L’inclusione dei suscritti è da inquadrare nel più ampio contesto dello scontro egemonico tra l’asse nascente Turchia-Pakistan-Iran e il blocco di potere arabo-centrico imperniato sul trio Egitto-Arabia Saudita-Emirati Arabi Uniti; in gioco non vi è soltanto il controllo sulla umma, la comunità dei musulmani, ma anche la questione palestinese, il futuro della Libia, la corsa nucleare, la spartizione delle riserve di gas naturale contenute nel Mediterraneo orientale e il destino dell’area Mar Rosso-Corno d’Africa.
L’Algeria, in questo quadro altamente conflittuale e variegato, si è posizionata nello schieramento a guida turca, ragion per cui è entrata nel mirino dell’agenda estera emiratina. L’obiettivo di Abu Dhabi non è un confronto diretto con Algeri, anche perché non esiste una vera e propria rivalità tra di loro, ma il suo riposizionamento nello scacchiere regionale.
Le altre azioni
Il divieto di viaggio non è l’unica azione anti-algerina intrapresa dagli emiratini per spronare Algeri ad abbandonare il fronte filoturco. A fine ottobre è stato comunicato che gli Emirati Arabi Uniti potrebbero aprire un consolato a Laayoune, il capoluogo del Sahara occidentale, l’area oggetto di una disputa pluridecennale tra Marocco e Algeria. Se la decisione venisse effettivamente materializzata, Abu Dhabi diventerebbe il primo Paese del mondo arabo ad avere una struttura diplomatica nella regione.
Il 25 novembre, ad una settimana esatta dall’entrata in vigore del divieto di viaggio emiratino che ha colpito anche la Turchia, il Daily Sabah, quotidiano legato al Partito della Giustizia e dello Sviluppo, ha pubblicato un lungo approfondimento incentrato sulla guerra sotterranea che gli Emirati Arabi Uniti hanno mosso all’Algeria a causa del suo posizionamento nello scontro egemonico che sta dilaniando il mondo musulmano.
Nell’approfondimento, basato sul ricorso a fonti confidenziali, si legge che “gli Emirati Arabi Uniti hanno minacciato l’Algeria con sanzioni per via della sua cooperazione con la Turchia”. Secondo il Daily Sabah il secondo motivo conduttore di Abu Dhabi sarebbero gli accordi di Abramo e il processo di normalizzazione con Tel Aviv, che, come ricorda il giornale turco, è stato criticato dal presidente algerino Abdelmadjid Tebboune.
L’Algeria, infatti, non riconosce l’esistenza di Israele e non sembrano esistere negoziati sottobanco tesi a porre fine alla situazione. Gli Emirati Arabi Uniti avrebbero voluto fare da tramite tra i due Paesi, ma il loro progetto è naufragato a causa del netto rifiuto da parte del presidente algerino; ed è a partire da quel momento che è iniziato il rapido deterioramento delle relazioni bilaterali tra Algeri e Abu Dhabi.
Dopo le minacce all’indirizzo di Algeri lanciate nel mese di settembre, fra fine ottobre e metà novembre sono giunti i fatti: l’annuncio dell’apertura di un consolato nel Sahara occidentale e il divieto di viaggio; la prossima tappa potrebbe essere una guerra economica. Dal modo in cui l’Algeria reagirà alla volontà di scontro emiratina sarà possibile determinare quanto sia importante per la presidenza Tebboune il rapporto con la Turchia (e con l’Iran), ovvero quanto sia importante per questa potenza in ascesa il mantenimento della sua proverbiale autonomia strategica dal resto del mondo arabo.
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