La Cina spara, gli Stati Uniti rispondono. No, non stiamo parlando di missili o colpi di cannone, bensì della nuova guerra di propaganda informativa combattuta da Pechino e Washington. Già, perché il governo americano ha affilato le armi e adesso è pronto a rispondere all’oliatissimo network cinese. Come segnala il South China Morning Post, gli Stati Uniti stanno pianificando un’importante iniziativa editoriale in lingua mandarina per rafforzare la propria reputazione globale. Si chiamerà “Global Mandarin“, e prenderà vita dalla fusione di Voice of America e Radio Free Asia, due notie emittenti americane. Sarà un contenitore che si concentrerà su contenuti morbidi al fine di raggiungere i giovani cinesi sparsi nel mondo, dalla Cina agli Stati Uniti, gli stessi ragazzi con gli occhi a mandorla contesi anche dalla loro madrepatria. Il budget annuale del nuovo cerbero Usa dovrebbe essere compreso tra i 5 e i 10 milioni di dollari, soldi che, come detto, saranno spesi per proporre per lo più notizie leggere, necessarie per incrementare l’influenza globale americana e, allo stesso tempo, rafforzarne il soft power.

Global Mandarin: gli Stati Uniti passano al contrattacco

Non a caso, nel 2017, Voice of America e Radio Fre Asia sono state poste sotto una nuova agenzia federale indipendente, il cui scopo è quello di “informare, coinvolgere e collegare le persone di tutto il mondo a sostegno di libertà e democrazia”. Da un lato la nuova creatura americana dovrà colpire l’audience con un racconto brillante, ma dall’altro dovrà anche essere in grado di sottolineare la disinformazione proposta dalla Repubblica Popolare Cinese. La rete dovrebbe operare 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e sarà attiva anche sul web, con un apposito sito internet, sui social media e sulle altre piattaforme di trasmissione di canali video. Non è ancora chiaro come agirà il network Global Mandarin, né come riuscirà a penetrare nel firewall cinese; sappiamo infatti che la Cina è difesa da una possente muraglia capace di schermare le informazioni ritenute sensibili o non idonee dal Partito comunista cinese.

La propaganda cinese oltre la Muraglia

La contromossa americana non nasce dal niente. Dal 2009 a oggi la Cina ha speso almeno 6,6 miliardi di dollari per promuovere la sua visione del mondo oltre la Muraglia, in inglese e in altre lingue. Nel 2016 fu lo stesso Xi Jinping a dire che “i tentacoli della propaganda devono estendersi ovunque vi siano lettori e telespettatori”. E cosi, i funzionari cinesi hanno preso alla lettera il loro leader. La Cctv, cioè la China Global Television Network, è stata combinata con China Radio International e China National Radio in Voice of China. I media cinesi, inoltre, trasmettono in almeno 140 Paesi e 65 lingue differenti, e hanno una forte presenza sulle varie piattaforme occidentali (vietate in Cina): da Youtube a Facebook, passando per Twitter. Non molto tempo fa il New York Times sottolineò il caso della Cgtn negli Stati Uniti. Il canale in questione, controllato dalla Cctv, ovvero l’emittente di Stato cinese con sede a Pechino, trasmette in inglese; secondo alcune stime i suoi programmi raggiungono le case di 30 milioni di famiglie statunitensi. Washington ne approfittò subito per rimarcare come la Cgtn influenzasse l’opinione pubblica Usa proponendo un’errata rappresentazione della Cina, ma quel grido di allarme cadde nel vuoto. E così, adesso, gli Stati Uniti hanno deciso di ripagare il Dragone con la stessa moneta.Che la guerra dell’informazione abbia inizio.

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