Il Governo messicano ha fatto causa a Google: lo ha annunciato la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum. L’azione legale è una risposta alla nuova policy aziendale del colosso dell’informatica, che ha deciso di uniformarsi ai dettami di Donald Trump e di cambiare il nome del Golfo del Messico in Golfo d’America. Da questa settimana tutti gli utenti statunitensi potranno vedere su Google Maps – l’app di mappatura più usata dell’emisfero occidentale – la dicitura Golfo d’America, mentre i cittadini messicani continueranno a vedere il nome Golfo del Messico e tutti gli altri utenti nel resto del mondo vedranno affiancate entrambe le diciture.
Il compromesso proposto da Google non ha incontrato il favore di Claudia Sheinbaum e dell’esecutivo messicano, che hanno deciso di fare causa all’azienda: «Non possiamo dire nulla sul cambiamento del nome di uno Stato, di una montagna o di un lago» se avviene nel territorio di un altro Paese, ha affermato la presidente, sottolineando che il potere decisionale del Governo statunitense è limitato al territorio effettivamente controllato dagli USA. «La parte del territorio sotto controllo statunitense possono chiamarla come meglio credono. La parte controllata dal Messico non può essere rinominata. Neanche la parte controllata da Cuba può essere rinominata».
L’inizio della vicenda risale al 9 febbraio scorso, quando Donald Trump ha firmato un decreto nel quale rinominava “Golfo d’America” quello che dal 1550 è conosciuto come Golfo del Messico, e che bagna le coste statunitensi, messicane e cubane. Il decreto del Presidente statunitense istituiva la Giornata del Golfo d’America, da celebrarsi ogni 9 febbraio, e dichiarava di voler «restaurare i nomi che onorano la grandezza americana». Un passaggio in particolare ha sollevato l’opposizione di Messico e Cuba, le cui coste sono bagnate dalle acque del Golfo. Nel documento, infatti, si legge che «l’area precedentemente nota come Golfo del Messico è stata a lungo una risorsa e parte integrante della nostra Nazione, ed è da sempre una parte indelebile dell’America».
Dato che in questo come in tanti altri documenti del Governo statunitense il termine “America” è usato come sinonimo degli Stati Uniti più che come designazione del continente, questo passaggio sembrerebbe dichiarare la volontà della nuova amministrazione di rivendicare la sovranità sull’intero golfo. L’impressione è corroborata dalle dichiarazioni di Donald Trump, che ha giustificato il decreto affermando che in ogni caso gli Stati Uniti fanno nel Golfo del Messico «la gran parte del lavoro, e dunque il territorio è nostro».
Il gran rifiuto del Messico
Il decreto aveva sin da subito scatenato la reazione dei paesi vicini, in parte stizzita e in parte sinceramente divertita. La stessa Claudia Sheinbaum durante una conferenza stampa aveva mostrato una cartina delle Americhe risalente al 1607, cioè 169 anni prima della fondazione degli Stati Uniti, in cui il territorio nordamericano veniva identificato con il termine geografico di “America messicana”. «Potremmo chiamare così gli Stati Uniti», aveva affermato Sheinbaum, riuscendo a fatica a rimanere seria. «Suona bene, no?». L’annuncio di voler procedere per vie legali da parte del Governo messicano è dunque soltanto una piccola porzione di un braccio di ferro che dura da mesi, e che sotto l’apparenza della semplice disputa attorno ad una denominazione geografica nasconde in realtà una situazione di tensione tra i due Paesi, che è mitigata soltanto dalla volontà del Governo messicano di non cedere alle provocazioni di Washington per mantenere il più possibili stabili le relazioni con un partner commerciale tanto importante.
Del resto, questa sul Golfo del Messico non è la prima stoccata che La Presidenta, come Sheinbaum è chiamata dai suoi sostenitori in Messico, rifila a Donald Trump e alla amministrazione repubblicana degli Stati Uniti. Alle affermazioni del Presidente statunitense secondo cui il Messico sarebbe uno Stato «controllato e governato dai cartelli della droga» Sheinbaum aveva risposto, piccata, che «con tutto il rispetto il Presidente è male informato. In Messico governa il popolo e collaboreremo e ci capiremo con il Governo del presidente Trump, ne sono certa, ma difendendo la nostra sovranità come un Paese libero, indipendente e sovrano».
Anche per questo una decina di giorni fa il governo messicano ha rifiutato fermamente la proposta degli Stati Uniti di inviare truppe nordamericane in territorio messicano per compiere operazioni militari contro le principali centrali del narcotraffico. «Trump me lo ha chiesto durante una telefonata» ha affermato Sheinbaum. «Sapete cosa gli ho risposto? No, presidente Trump, il nostro territorio è sacrosanto, la nostra sovranità non è in vendita, noi amiamo e difenderemo la nostra sovranità. Non accetteremo mai la presenza dell’esercito degli Stati Uniti nel nostro territorio».
Donald Trump una ne fa e cento ne pensa. Anche a costo di provocare inutilmente i vicini. È il caso del Golfo del Messico, che ha voluto ribattezzare Golfo d’America, facendo infuriare i messicani. Se ti è piaciuto scoprire come è proseguita la vicenda, non perderti i nostri ulteriori approfondimenti. Abbonati ora a InsideOver cliccando QUI!