La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina è, secondo la maggior parte degli analisti di politica estera, il più grande rischio esistente tra i due Paesi, con ripercussioni su tutta l’economia mondiale.

Tuttavia recenti notizie potrebbero invece portare una nuova e differente visione della questione.

Trump e la Cina verso una negoziazione

Sembra infatti che il presidente americano Donald Trump sia ora più disposto nel cercare una via di negoziazione con i rivali cinesi. Anzi, sembrerebbe quasi che la linea dura dettata dal tycoon rappresenti invece la semplice volontà presidenziale di giungere ad una negoziato più favorevole, al fine di ristabilire un equilibrio tra le parti in gioco. Una tecnica diplomatica nuova e aggressiva, forse più adatta al mondo dell’imprenditoria privata, ma che finora ha arriso a Trump.

Come riportato recentemente dall’Ansa, ora la Cina si è detta disposta a rinunciare al suo surplus commerciale nei confronti di Washington per i prossimi sei anni. In cambio Pechino chiede, naturalmente, un abbassamento, se non un’eliminazione totale, dei nuovi dazi posti sotto la presidenza Trump. Ed è lo stesso tycoon a confermare la notizia sostenendo che “i negoziati commerciali con la Cina stanno andando bene anche se c’è stata una falsa notizia sulla revoca dei dazi a Pechino”.

Mar cinese meridionale e Africa, le due questioni ancora aperte

Nessun passo indietro quindi, ma persiste la volontà di portare il negoziato ad uno step successivo che possa essere vantaggioso soprattutto per una delle due parti contraenti, quella americana. In ogni caso, per sfatare il mito dei mercati nervosi per la guerra dei dazi, è arrivata la benedizione anche da parte di questi ultimi “I mercati volano sulle ali di una possibile pax commerciale”, scriveva sempre l’Ansa in merito alle recenti evoluzioni. Risolta, forse, la guerra dei dazi, si aprirebbero però nuovi fronti che non possono che mettere uno di fronte all’altro le due principali potenze mondiali.

Secondo la rivista Forbes infatti, Stati Uniti e Cina avranno nei prossimi anni due enormi problemi da risolvere che “potrebbero anche portare ad un confronto militare”. Di cosa si tratta? Secondo la rivista americana il confronto verterà sul controllo del Mar cinese meridionale e sulla rispettiva influenza nel continente africano.

Questioni territoriali ancora al centro della politica internazionale

Quella zona di mare lungo la costa sud della Cina è infatti condivisa con altri Stati, come il Vietnam, Taiwan, le Filippine, il Brunei e la Malesia. Si tratta di Paesi che, nella maggior parte dei casi, hanno relazioni più che amichevoli con Washington e ne rappresentano, in un certo senso, una sorta di avamposto in quella zona geografica. La narrativa di Pechino vede questa situazione come un accerchiamento, ma soprattutto potrebbe percepire un ostacolo nell’attuazione del progetto “Silk Road”. Questa nuova Via della Seta avrebbe infatti come principale sbocco di partenza proprio quel tratto di mare, cui però vogliono continuare ad avere libero accesso proprio gli Stati Uniti. Anche la questione relativa al continente africano è più complessa di quanto sembra.

La presenza cinese, soprattutto in Africa orientale, è ormai un dato di fatto e Pechino percepisce il continente come la porta non solo verso l’Europa, ma anche verso l’America Latina. Già in questo senso gli Stati Uniti ne avvertirebbero il rischio di ritrovarsi la Cina a pochi chilometri da casa. Vi è poi un ulteriore problema. Il Giappone, storico alleato americano, sta lentamente entrando negli affari africani, arrivando nel 2106, ad un volume di investimenti pari a 10 miliardi di dollari nel continente. Una presenza non gradita alla Cina che nello stesso anno, per bocca del Ministro degli Esteri, invitò in maniera perentoria il Giappone a “stare fuori dall’Africa”. Nel frattempo gli Stati Uniti restano il principale donatore, in aiuti allo sviluppo, nel continente africano.

La rivalità tra le due potenze non si gioca dunque solo su un semplice piano commerciale. Come sempre stato in passato, le rivalità più pericolose fuoriescono a causa di dispute su un concreto controllo territoriale e su questo, Cina e Stati Uniti, si giocheranno la supremazia internazionale.