L’amministrazione Trump sta pianificando di imporre  dazi sull’importazione di acciaio e alluminio dall’Europa dopo due mesi di esenzione a seguito del mancato accordo sulle concessioni commerciali.

Il Segretario del Commercio Usa, Wilbur Ross, ha fatto sapere in una dichiarazione che i dazi – del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio – sono entrati in vigore a mezzanotte di oggi, venerdì 1 giugno (4:00 Gmt) in risposta alla mossa dell’Unione Europea di minacciare contromisure sui prodotti made in Usa come motociclette, jeans e bourbon. 

Il Segretario Ross ha sottolineato, durante la riunione del comitato sul commercio e lo sviluppo di Parigi, che l’Europa sta usando la proposta statunitense di dazi – che hanno già colpito la Cina – come una scusa per evitare i negoziati

“La Cina sta pagando i suoi dazi. La Cina non ha usato i dazi come scusa per non negoziare, è solo l’Europa che insiste sul fatto che non possono negoziare se ci sono i dazi” sono state le parole del Segretario del Commercio Usa.

Ma i timori europei forse non sono tutti infondati: come riporta il Guardian, le critiche sono piovute dopo la decisione di Trump di martedì di aggiungere altri 50 miliardi di dollari di imposte in quei settori già coperti dai dazi elevati a marzo, dopo aver rassicurato Pechino che fossero “in sospeso” mentre stavano continuando i negoziati. 

Quanto peseranno davvero i dazi sull’Europa?

Per capirlo occorre analizzare in dettaglio il mercato di acciaio e alluminio americano.

Per quanto riguarda l’acciaio gli Usa sono ancora il primo Paese importatore al mondo con 34,6 milioni di tonnellate di materiale importato nel 2017 ed una crescita del 134% dal 2009. 

I primi tre Paesi esportatori di questa risorsa nel mercato americano sono il Canada, col 17% del totale, il Brasile col 14 e la Corea del Sud con il 10. Il Messico è al quarto posto con il 9% e, un po’ a sorpresa, al quinto troviamo la Russia con l’8%.

Il primo Paese europeo che si incontra è la Germania, all’ottavo posto dietro Turchia e Giappone (rispettivamente 6 e 5%), da cui gli Usa importano acciaio per un valore che si aggira intorno al 4% del totale. A seguire troviamo Taiwan con il 3 e la Cina con il 2%.

E’ interessante notare anche la tendenza dell’importazione di questa risorsa: il Paese che ha mostrato un aumento più marcato è, ancora a sorpresa, la Russia con un +49% dei volumi di acciaio rispetto al 2016, seguita dal Brasile (+19,9%) e dalla Germania (+19,4%).

L’Italia in questa classifica compare solo per quanto riguarda l’acciaio inossidabile: siamo secondi, dietro a Taiwan, con circa centomila tonnellate di prodotto finito davanti a Messico, India e Francia. 

Per quanto riguarda l’alluminio, sempre nel 2017,  i primi tre Paesi importatori nel mercato americano sono ancora una volta il Canada col 36,3% del totale (pari a 8,5 miliardi di dollari), la Cina col 15,1% (3,5 miliardi di dollari) e la Russia col 7% (1,6 miliardi di dollari). 

Anche in questa classifica troviamo la Germania come primo Paese europeo all’ottavo posto con il 2,4% (pari a 551,7 milioni di dollari), preceduta da Eau (6,5%), Messico (4,3%), Bahrein (2,7%) e Argentina (2,4%).

A seguire India, Sud Africa, Qatar, Giappone, Francia, Tailandia ed al quindicesimo posto l’Italia con l’1% pari a circa 241,2 milioni di dollari. 

Non solo contro l’Ue

I nuovi dazi su acciaio e alluminio del Presidente Trump non colpiranno, però, solo l’Europa: anche Canada, Messico e Giappone, esentati dalle imposte sino ad oggi come l’Ue, verranno coinvolte nella misura restrittiva.

Del resto se andiamo a guardare la composizione del mercato americano per queste risorse si capisce bene anche il perché: Canada e Messico rappresentano, da sole, il 40% del volume di alluminio importato dagli Usa ed il 26% per quanto riguarda l’acciaio

Entrambi i Paesi – con il Giappone a seguito – hanno annunciato misure di rappresaglia in risposta ai dazi Usa e con ogni probabilità eleveranno altrettante imposte sui prodotti che importano dal loro vicino di casa così come si appresta a fare l’Ue. 

Secondo quanto riporta la Cnn le misure di Trump, che si allineano perfettamente nel suo piano che intende risollevare l’economia interna così come detto in campagna elettorale, colpiranno i cittadini Usa aumentando il costo di prodotti di uso quotidiano, ma per il Segretario Ross si tratta di un male necessario in quanto “affrontiamo la questione in base al principio che senza un’economia forte non si può avere una forte sicurezza nazionale”. Per il momento i fatti sembrano dargli ragione: da marzo la produzione di acciaio nazionale è aumentata del 3% sebbene il mercato internazionale sia crollato per la paura dei dazi. 

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