L’inaspettata vittoria del repubblicano Glenn Youngkin in Virginia – dove Joe Biden aveva vinto contro Trump di 10 punti – dovrebbe far riflettere il Partito democratico Usa su un dato in particolare. Secondo diversi sondaggi, infatti, Youngkin avrebbe vinto con un vantaggio di almeno 15 punti percentuali tra i genitori con bambini in età scolare. Da questo si evince che i messaggi del repubblicano Youngkin sui pericoli dell’insegnamento della teoria critica della razza nelle scuole hanno condotto il democratico Terry McAuliffe alla sconfitta. O, perlomeno, è stato uno degli elementi e dei temi “caldi” che hanno portato i democratici a perdere uno stato tradizionalmente blu. Chris Rufo, uno dei più importanti attivisti contro la Teoria critica della razza (CTR), ha sottolineato su Twitter che “Glenn Youngkin ha fatto della teoria critica della razza l’argomento conclusivo della sua campagna e ha dominato nella Virginia blu. Stiamo costruendo il movimento politico più sofisticato in America – e abbiamo appena iniziato”. E anche chi minimizza il problema è d’accordo con quest’analisi: “I democratici devono trovare un modo convincente per rispondere alle accuse (spesso false) su come viene insegnato ai bambini il razzismo strutturale nelle scuole”, scrive Montanaro su Npr. “Youngkin ha cavalcato quell’onda”.

Così i democratici hanno perso sull’istruzione

La strategia dell’ex governatore McAuliffe è stata controproducente: anziché affrontare il problema, ha scelto di prendere in giro i genitori preoccupati dalla deriva ultra-progressista della sinistra dem, che vede gli Stati Uniti e le scuole morse nell’incubo della supremazia bianca, etichettandoli come “razzisti” e sostanzialmente affermando che non dovrebbero intromettersi con le decisioni prese dagli istituti scolastico. Ha fatto in modo che il Gop diventasse, come qualcuno l’ha definito, il “partito dei genitori”. Rispondendo a una domanda durante un dibattito sulla legislazione che metterebbe in guardia i genitori sul materiale sessualmente esplicito nel curriculum dei loro figli, McAuliffe ha dichiarato: “Non permetterò ai genitori di entrare nelle scuole. Non credo che i genitori dovrebbero dire alle scuole cosa dovrebbero insegnare”. Da quel momento in poi – era settembre – l’istruzione è diventato l’argomento clou della campagna elettorale e non solo per via della Teoria critica della razza. Anche le mascherine a scuola e le continue chiusure dettate dalla pandemia da Covid-19 erano in cima alle preoccupazioni dei genitori. A pesare anche la questione sicurezza negli istituti, a seguito di un’aggressione sessuale nel bagno di una scuola nella contea di Loudon.

Il New York Times: “Partito troppo schiacciato a sinistra, dimentica le priorità degli americani”

Come scrive l’ex giornalista del New York Times, Bari Weiss, “In un mondo ideale, i democratici si guarderebbero attentamente allo specchio e si chiederebbero se forse avrebbero dovuto ripensare al loro approccio alla teoria critica della razza. O il continuo sminuire i genitori che vogliono che i loro figli si tolgano le mascherine e tornino in classe. O l’abbraccio di un’agenda radicale che immagina l’intera America nella morsa della supremazia bianca”. E nonostante molti media di orientamento liberal abbiano scaricato la colpa sull’ignoranza degli elettori, questa narrazione non regge dal momento che ben Il 14% delle donne di colore ha votato per il repubblicano, ampiamente sostenuto dalla classe operaia e dai ceti meno abbienti della Virginia. È un Partito democratico troppo schiacciato sui temi cari agli identitari di sinistra. Come nota il New York Times in un editoriale, i democratici, “guardando a sinistra su tante priorità e tanti messaggi, hanno perso di vista ciò che può unire il maggior numero di americani. Un Partito Democratico nazionale che parli di politiche progressiste a scapito delle idee bipartisan, e che si sofferma su Donald Trump a spese delle idee lungimiranti, rischia di diventare un Partito democratico marginale che fa appello solo alla sinistra”. Chissà se si democratici impareranno la lezione o si limiteranno a insultare gli elettori. Una cosa è certa: la guerra culturale promossa dagli identitari di sinistra per ora non porta a grandi risultati elettorali.

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