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Il primo viaggio estero ufficiale di Donald Trump è la casa reale Saud. Re Salman ha accolto con un tappeto rosso l’aereo presidenziale americano, atterrato nella capitale Ryad. Il rapporto privilegiatissimo voluto instaurare da Trump con l’Arabia Saudita è il simbolo della vittoria del deep state americano in politica estera. La controversa partnership con l’Arabia Saudita è infatti sponsorizzata non solo dall’ala neocon americana. Anche la corrente democrats vicina a Hillary Clinton ha simpatia per casa SaudTre eventi non casualiLa visita di The Donald in terra araba sancisce dunque in maniera ufficiale, quello che già “non ufficialmente” era emerso dagli atti presidenziali da gennaio ad oggi. Gli Stati Uniti saranno protagonisti in Medio Oriente. Non a caso infatti l’arrivo del Presidente americano è coinciso temporalmente con tre eventi. Si delinea così in maniera finalmente piuttosto chiara quello che sarà il Medio Oriente del futuro.Un altro attacco USA contro gli sciiti sirianiIn primo luogo c’è un nuovo interventismo americano. A conferma dell’attacco “punitivo” contro Assad dell’aprile scorso, vi è stato un secondo bombardamento americano contro milizie sciite filogovernative lo scorso 18 maggio. La motivazione del bombardamento, come confermato dal Pentagono, aveva lo scopo di “avvertimento”. Le milizie sciite erano infatti in procinto di effettuare un’avanzata nella Provincia orientale di Sweida. Zona vicina al confine giordano e in parte controllata dai gruppi di “ribelli moderati”.Un protettorato giordano in SiriaQuella zona dunque non si tocca e non è trattabile. Stati Uniti e Giordania garantiranno la difesa militare dei ribelli, che altrimenti non avrebbero molte possibilità di resistere a un attacco governativo. Questa è la prima ufficiale divisione dello Stato siriano, manca solo la proclamazione di indipendenza e il riconoscimento di questo nuovo protettorato sunnita in Siria a livello internazionale. Il primo tassello di un futuro non Stato siriano, cui il deep state americano e re Salman ambiscono.L’Isis non è priorità americanaSecondo il Ministro degli Affari Esteri saudita la politica di Donald Trump e Salman sarà caratterizzata dalla “battaglia tra il bene e il male”. Tra questi due schieramenti nicomachei ancora non si sa però dove collocare lo Stato Islamico. Una parte del deep state americano, infatti, come dimostrava un articolo uscito sul New York Times, vede nell’Isis un’occasione indiretta per togliere potere al regime alawita in Siria. Che Daesh non sia priorità USA viene poi dimostrato dal recente attacco terroristico portato dal Califfato nel villaggio di Aqareb, vicino alla città di Hama, lo scorso giovedì 18 maggio.L’assalto dei jihadisti ISIS è stato di una ferocia inaudita: 52 morti civili, almeno 15 tra donne e bambini e numerosi decapitati. Una strage che ha avuto poco eco mediatico e sopratutto politico. I “bambini” che avevano scosso Trump a inizio aprile, oggi non suscitano nulla nel tycoon e nella figlia Melania. Così l’azione militare americana riesce a trasformarsi da “umanitaria” a realista nel giro di un mese. Oggi è più importante difendere i ribelli di Sweida piuttosto che i bambini di Hama.Gli Stati Uniti con Salman in YemenL’incontro Trump Salman rinnova poi la benedizione USA nel conflitto yemenita. Come riporta Al Jazeera, infatti, gli accordi di vendita di armi sottoscritti dai due Paesi aiutano “l’Arabia Saudita nella sua campagna militare aerea in Yemen”. Un fatto che non è sfuggito al fronte dei ribelli sciiti Houthi che il giorno prima dell’arrivo di Trump a Ryad, hanno tentato di colpire la capitale saudita con un missile. La difesa saudita è riuscita a intercettare l’attacco a 200 km a ovest dalla città.Un piano per smembrare il Medio OrienteSi sta dunque concretizzando la teoria dello storico orientalista britannico Bernard Lewis. Una frammentazione controllata degli Stati arabi per ostacolarne le ambizioni di sovranità e indipendenza, come testimoniato nel libro “ISIS Spa” di Daniel Estulin. Nella nuova cartina targata Lewis c’è una grande Giordania che ottiene porzioni di territorio a discapito della Siria. L’Iraq diviso in tre Stati, uno curdo, uno sunnita e uno sciita. Una piccola Siria circondata da sunniti.Il petrolio sempre al primo postoVi è poi da aggiungere che tali ambizioni del deep state americano coincidono ovviamente con forti interessi economici. La partnership privilegiata con l’Arabia Saudita ha portato infatti a un accordo di 50 miliardi di dollari tra l’ARAMCO, impresa di Stato saudita del petrolio, e le compagnie americane. Una cifra che aiuterà l’ARAMCO a migliorare la qualità del petrolio estratto grazie alle tecnologie americane. Una vera e propria manna dal cielo per Washington, primo Paese importatore al mondo di petrolio, considerati gli attuali prezzi bassissimi dell’oro nero.





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