La Grecia ha imparato ad affrontare le emergenze

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Continue scosse di terremoto in un’area, come quella di Santorini, storicamente famosa per eruzioni vulcaniche e maremoti. Nel 1620 a.C. l’esplosione del vulcano Thera, proprio a Santorini, ha avuto conseguenze ben evidenti in tutto il Mediterraneo e ha cancellato, secondo molti storici, la civiltà minoica. Ci sono quindi tutti i presupposti per vedere, nell’attuale sciame sismico che sta interessando l’Egeo, segnali da non sottovalutare. E in effetti il governo di Atene, fino ad oggi, non sembra aver preso alla leggera la situazione.

La preoccupazione degli esperti

Nonostante il precedente legato all’eruzione del vulcano Thera, buona parte della comunità scientifica europea ha predicato in questi giorni prudenza: la situazione appare sì molto particolare ma, al tempo stesso, i tremori non sembrerebbero riguardare la fascia vulcanica situata sotto le acque dell’Egeo. Al contrario, i terremoti appaiono di origine tettonica e stanno quindi coinvolgendo le faglie situate tra Santorini e la penisola anatolica.

Prudenza dunque, ma il rischio sismico non è minore di quello vulcanico. Alcuni dei più forti terremoti dell’area mediterranea, almeno nelle fasi storiche, hanno avuto come epicentro lo specchio d’acqua compreso tra Grecia e Turchia: “Gli eventi attuali avvengono lungo la zona di faglia Santorini-Amorgos – si legge in una ricostruzione dell’Ingv – nota per la sua capacità di generare terremoti di magnitudo elevata. Il terremoto più distruttivo registrato nella zona si è verificato il 9 luglio 1956 con magnitudo Mw 7.1, seguito da un forte aftershock di magnitudo Mw 6.9, causando danni diffusi e un violento tsunami”.

L’evacuazione di massa

In poche parole, uno sciame da queste parti potrebbe essere preludio di una forte scossa. Ben più potente di quella di magnitudo 5.4 registrata mercoledì, al momento la più intensa dall’inizio dello sciame. Le autorità locali hanno quindi iniziato a prendere prime importanti decisioni: stop agli eventi al chiuso, stop alle scuole, controllo straordinario della staticità degli edifici più sensibili. Con il proseguire degli eventi sismici però, ad intervenire è stata direttamente Atene: il governo di Kyriakos Mitsotakis ha infatti disposto l’evacuazione delle aree più vulnerabili.

Via quindi i turisti e gran parte degli abitanti da Santorini e dalle isole vicine. Una vera e propria evacuazione di massa, capace di coinvolgere oltre diecimila persona. Per il Paese si tratta di una sfida che va al di là della messa in sicurezza della popolazione. Affrontare un’emergenza del genere vuol dire mostrare la propria affidabilità agli occhi di un’Europa, e di un mondo, che hanno visto nella Grecia la pecora nera del Vecchio Continente fino a non molto tempo fa.

Il piano di Atene che potrebbe fare scuola

Il piano di Atene sta funzionando: il governo non si è limitato nel dare ordini, ma ha dato un forte input alla logistica imponendo alle compagnie aree e navali di aumentare i viaggi da e per le isole coinvolte dai tremori. Ogni ora a Santorini arrivano velivoli e navi da cui scendono soccorritori e mezzi della protezione civile mentre, nello stesso momento, salgono i cittadini evacuati. Nel giro di pochi giorni, la popolazione è stata messa in sicurezza mentre le isole sono adesso attrezzate per ogni evenienza.

L’evacuazione preventiva non sempre è possibile effettuarla in ambito sismico. I terremoti sono imprevedibili e chiudere intere regioni appena si instaura uno sciame appare molto difficile. Un precedente che riguarda l’Europa è quello di Pozzuoli del 1970, ma in quel caso si era davanti all’evidente fenomeno dell’abbassamento repentino del terreno legato al bradisismo. Si può dire quindi che l’evacuazione di Santorini potrebbe fare scuola in futuro. E la sua organizzazione conferisce alla Grecia un primato che vale molto per l’immagine del Paese ellenico. Il tutto, ovviamente, nella speranza che lo sciame si fermi e i cittadini possano al più presto ritrovare le case.