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Era solo questione di tempo: anche la Grecia entra nel caos della Libia. Oggi il ministro degli Esteri greco Nikos Dendias è atterrato a Bengasi per incontrare i vertici del governo dell’Est. Una mossa importantissima, che dimostra come anche Atene abbia messo gli occhi sull’inferno che è esploso a poche miglia non solo delle coste italiane, ma anche di quelle greche. E il governo ellenico guarda alla Cirenaica non solo per motivi geografici, ma anche per motivi strategici. L’accordo tra Fayez al Serraj e Recep Tayyip Erdogan, formalizzato nel via libera del parlamento turco al patto sulla cooperazione militare tra governo libico e Turchia e prima col memorandum sui confini marittimi, ha messo in allerta gli strateghi greci, convinti che gli artigli della Turchia si stiano allargando a vista d’occhio. E sono accordi che ledono in particolare gli interessi strategici ellenici nel Mediterraneo.

La questione è interarticolare seria. Grecia e Turchia sono da sempre alleati solo formali all’interno della Nato, mentre è abbastanza evidente che nella sostanza i due Stati siano rivali strategici. Sono gli unici due alleati interni all’Alleanza atlantica che hanno rischiato seriamente di avviare un conflitto negli anni di convivenza all’interno del sistema euro-atlantico. E gli episodi di tensione fra Atene e Ankara sono ormai costanti, l’ultimo in ordine di tempo la fotografia inviata da un pilota greco che mostrava la fregata turca Yavuz nel mirino del suo jet. Un’immagine eloquente delle tensioni tra i due Stati divisi dall’Egeo e che sono sempre sul punto di dichiararsi apertamente guerra.

Finora lo scenario sembrava teso ma anche facile da disinnescare. Ora però  la Turchia sta muovendo dei passi importanti e in Grecia sono decisamente preoccupati. La tenaglia di Erdogan sul Mediterraneo orientale e centrale vede inglobati Cipro, alleato naturale di Atene, e la Libia, Paese che dista non molte miglia nautiche da Creta (isola inglobata di fatto dall’accordo sulle Zee tra Libia e Turchia). I droni turchi sono atterrati per la prima volta nella Repubblica turca di Cipro nord e minacciano la sovranità di Nicosia, che è già lesa dall’occupazione ormai trentennale della parte nord dell’isola da parte delle forze turche. Quei velivoli armati battenti bandiera della Mezzaluna terrorizzano Cipro. E terrorizzano la Grecia, dal momento che la Turchia occupando quel territorio pone a serio rischio non solo un partner strategico ma anche l’intero bacino del Mediterraneo orientale. Il rischio sui giacimenti di gas e sui gasdotti che passano (e che soprattutto passeranno) in quel settore marittimo è molto alto. E non è un caso che tutte le potenze coinvolte nella sfida del gas del Levante stiano “militarizzando” la regione per tutelare i propri interessi, che vanno dalle perforazioni dei fondali marittimi fino al coinvolgimento nella costruzione di alcuni gasdotti, in primis East-Med.

Come un complesso effetto domino, le mosse turche nel Mediterraneo orientale devono essere declinate anche nel fronte libico. Così, che Erdogan vuole prendere il controllo di Tripoli estendendo la propria area di influenza nell’antico impero ottomano, la Grecia, che conosce perfettamente cosa significhi l’espansionismo turco, cerca di limitare i danni inserendosi nella contesa e guardando dall’altra parte del fronte libico: verso Khalifa Haftar. Il capo di Stato Maggiore della Marina militare della Cirenaica ha annunciato ad Al Arabiya di aver attivato lo stato d’allerta, per il possibile invio di navi turche verso la Libia. E le forze dell’esercito nazionale libico hanno fermato l’equipaggio turco di una nave battente bandiera di Grenada a largo delle coste di Derna. Un segnale forte che indica, dopo l’abbattimento del drone turco e l’annuncio di tre combattenti di Ankara a Tripoli, quale sia il nemico di Haftar.

Il legame tra il fronte cipriota e quello turco si osserva anche da un altro segnale. Dendias, dopo la visita a Bengasi, dovrebbe recarsi a Cipro per incontrare il suo omologo Nicos Christodoulides. Il capo della diplomazia greca, che ha incontrato Abdullah al Thani e Abdel-Hadi al Hawaij, volerà così a Nicosia per fare il punto della situazione con i vertici del governo dell’isola. Come riporta il Cyprus Mail, il breve meeting di Dendias con Christodoulies a Larnaca servirà per fare il punto della situazione prima del ritorno ad Atene, dove molto probabilmente si confronterà anche con gli altri partner Nato interessati al conflitto libico, gli Stati Uniti e probabilmente anche con Mosca.

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