Oramai da Ankara si è abituati a ricevere, nel bene o nel male, sempre delle sorprese: non c’è mese senza che dalla capitale turca arrivino notizie che, in tutto od in parte, smentiscano certezze e convinzioni acquisite in interi anni di studio delle dinamiche geopolitiche; e così, nella giornata di giovedì, il vice primo ministro turco Hakan Cavusoglu ha annunciato a sorpresa che nei prossimi giorni Erdogan si recherà in visita ufficiale ad Atene. Si tratta, di fatto, del primo Capo di Stato della Turchia in visita in Grecia da 65 anni a questa parte, l’ultimo era stato Celal Bayar nel 1952; da allora, è accaduto di tutto: i militari, i colpi di Stato in entrambi i paesi, la crisi di Cipro e l’annessione di una parte dell’isola, fino ai casi più recenti relativi agli screzi sul flusso di migranti proveniente dal Medio Oriente ed ai soldati turchi golpisti rifugiatisi in territorio greco nella notte del 16 luglio 2016. Tutto questo però, anche se difficile cancellarlo in poche ore di meeting, sembra comunque destinato a diventare di secondo piano dopo l’annuncio arrivato da Ankara.

Gli interessi comuni tra Grecia e Turchia

Un riavvicinamento tra le due sponde dell’Egeo in realtà era comunque nell’aria: nel febbraio 2018, a Salonicco, è previsto un vertice tra i governi dei due paesi assieme a diverse realtà imprenditoriali locali; l’appuntamento nelle agende dei due esecutivi è stato fissato, non a caso, con il nome di ‘Consiglio di cooperazione di alto livello greco – turco’ e metterà sul piatto tre grandi infrastrutture vitali per le rispettive economie. In primo luogo, risalta il progetto di costruzione dell’alta velocità ferroviaria tra Salonicco ed Istanbul: verrebbe a crearsi, di fatto, un lungo corridoio tra Mediterraneo orientale ed Anatolia visto che, nel prossimo gennaio, verrà aperta la nuova ferrovia Atene – Salonicco anch’essa ad alta velocità e, considerando che in Turchia dal 2014 è attiva già la tratta che in poche ore collega Istanbul con il cuore dell’Anatolia, il porto del Pireo diverrebbe in tal modo un hub importante per molte navi che risalgono dal canale di Suez.

In secondo luogo, si discuterà dell’attivazione di un collegamento marittimo diretto tra i porti di Salonicco e di Smirne, volti a collegare le due sponde dell’Egeo; infine, l’altra grande opera in ballo riguarda la costruzione di un grande ponte sul fiume Evros il quale faciliterà in futuro l’attraversamento della frontiera posta nella città greca di Kipoi ed in corrispondenza della località turca di Ipsala. Non solo infrastrutture: gli interessi che legano Grecia e Turchia in questo momento e che, evidentemente, superano i diverbi ed i contrasti decennali, riguardano anche quelli energetici; dal paese ellenico passerà dal 2019 il Turkish Stream, il gasdotto che porterà l’energia dalla Russia al Mediterraneo oltrepassando l’Ucraina e che consentirà a Mosca di aumentare considerevolmente gli investimenti in questo settore nelle aree del ‘Mare Nostrum’. Il consenso di Atene all’opera è stato fondamentale per lo sblocco dei lavori, partiti lo scorso maggio sulle sponde del Mar Nero, al pari del miglioramento dei rapporti tra il governo di Tsipras e quello di Erdogan.

Uno sgarbo all’UE?

La visita del presidente turco ad Atene, oltre alla storica distensione tra i due paesi ed all’avvio di un rapporto di collaborazione volto alla costruzione delle opere sopra citate, potrebbe avere anche precisi connotati geopolitici; il governo di Ankara, nell’annunciare il futuro viaggio di Erdogan presso la capitale greca, sembra voler volgere il proprio sguardo ad occidente portando la propria influenza economica e politica nel tassello più periferico e traballante dell’Unione Europea. La Grecia sta vivendo da otto anni a questa parte una crisi che continua ad impoverire migliaia di famiglie, nel famoso referendum del luglio 2015 la popolazione ha espresso la propria profonda insofferenza per le politiche attuate da Francoforte e Bruxelles e, in questo contesto, una Turchia che si mostra dinamica nella regione, in buoni rapporti con la Russia di Putin (il quale a sua volta ha ottime relazioni con Tsipras) e con il suo presidente pronto ad atterrare ad Atene per parlare di opere ed infrastrutture strategiche, appare a tutti gli effetti una pressione messa sul collo di un’Europa che, di certo, non vede di buon occhio un eventuale riavvicinamento bilaterale tra i due paesi del Mediterraneo.

In poche parole, i chilometri di binari che potrebbero unire Grecia e Turchia, assieme ai tubi del Turkish Stream ed al ponte sull’Evros, rappresenterebbero vere e proprie metafore di un paese ‘debole’ dell’UE che guarda verso il suo Mediterraneo e verso oriente e di un ex impero che, nelle sue mire neo ottomane, inizia a guardare nuovamente ad occidente.

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