L’internazionale populista si sta preparando alla fine dell’era Trump nella consapevolezza che il ritorno del Partito Democratico alla Casa Bianca equivarrà al rientro in scena dell’etica nelle relazioni con Washington. Joe Biden, del resto, ha accusato a più riprese il modus operandi del presidente uscente – dal supporto all’euroscetticismo al disinteresse verso il rispetto dei diritti umani in collaboratori-chiave come Egitto, Turchia e Arabia Sauditalasciando presagire il corso che potrebbe intraprendere la nuova politica estera statunitense.

La dirigenza di Diritto e Giustizia (PiS), che ha assistito in silenzio allo scontro a distanza fra il futuro presidente degli Stati Uniti e il primo ministro ungherese Viktor Orban, onde evitare di finire nel mirino anti-populista della nuova amministrazione, ha dapprima espresso il desiderio di mantenere un rapporto saldo con la Casa Bianca, a prescindere dall’inquilino, e, poi, ha preannunciato che la strategia globale per l’anno 2021 avrà dei connotati meno autonomisti e più in linea con la visione di Biden.

Riappacificazione con l’asse Berlino-Parigi?

Krzysztof Szczerski, il capo del gabinetto presidenziale di Andrzej Duda, parlando ai microfoni dell’agenzia di stampa “Pap”, ha illustrato quali saranno le principali direttrici dell’agenda estera di Varsavia nel 2021. Contrariamente al passato – un passato recentissimo – la presidenza inserirà la collaborazione con la Germania, e a latere con la Francia, nell’elenco delle priorità del proprio indirizzo estero.

Varsavia, a quest’ultimo proposito, auspica il riavvio dei lavori del cosiddetto “Triangolo di Weimar”, una piattaforma di dialogo franco-tedesco-polacca il cui ultimo incontro ha avuto luogo nel lontano 2011, e spera nel miglioramento delle relazioni con Berlino alla luce dell’incombente trentennale del Trattato polacco-tedesco di buon vicinato e cooperazione amichevole, il cui anniversario cadrà il prossimo anno.

In breve, la contezza del rimescolamento delle carte in tavola che avverrà a partire dall’insediamento di Biden alla Casa Bianca, potrebbe spronare la dirigenza polacca a porre fine alla stagione dei dissapori perenni fra l’alleanza Visegrad e l’asse franco-tedesco. Questo scenario non comporterebbe un appiattimento totale dei V4 sulle posizioni di Bruxelles, ma, più semplicemente, condurrebbe ad un calo significativo della tensione intra-comunitaria, funzionale ad allontanare lo spettro di un’inimicizia indesiderata e pericolosa con la Casa Bianca.

Szczerski, infine, ha spiegato che il rapporto con gli Stati Uniti resterà in cima all’elenco degli interessi nazionali della Polonia, ragion per cui Duda vorrebbe incontrare Biden il prima possibile, possibilmente “durante il vertice Nato che ci sarà in primavera”, e approfondire la collaborazione nell’ambito dell’Iniziativa dei Tre Mari.

L’allontanamento dalla Cina

La Polonia ha assunto la posizione di capofila del fronte anticinese all’interno dell’Ue negli anni dell’amministrazione Trump ed è legittimo attendersi una cristallizzazione di tale atteggiamento.

Szczerski, nel corso della presentazione dei punti-cardine della grande strategia polacca per il 2021, ha dedicato alla Cina uno spazio marginale. Il portavoce del gabinetto presidenziale, infatti, si è limitato ad osservare che la pandemia ha determinato l’annullamento dell’ultimo vertice del formato 17+1 e che il governo è in attesa di aggiornamenti riguardanti l’organizzazione del prossimo.

Ciò che Szczerski ha evitato di dire sulla futura evoluzione dei rapporti fra Varsavia e Pechino è stato detto, però, nei giorni delle trattative per la finalizzazione dell’accordo sugli investimenti fra Ue e Cina. Il 22 dicembre, Zbigniew Rau, il capo della diplomazia polacca, è stato il primo politico a criticare il contenuto del testo e l’andatura particolarmente celere dei negoziati, invitando gli omologhi europei a rallentare i lavori nel nome della “trasparenza” e a considerare l’inserimento “degli alleati transatlantici a bordo”.

L’intervento di Rau si è rivelato fondamentale lo stesso Emmanuel Macron si è unito al coro di coloro che hanno manifestato perplessità sull’accordo – ed è indicativo della linea politica che guiderà le azioni di Varsavia nella guerra fredda fra Washington e Pechino.