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Mai le elezioni francesi sono state così importanti quanto confuse. La posta in palio d’altronde è altissima: non c’è in gioco solo il destino della Francia, ma dell’Europa e della globalizzazione. Se vince in Front National, infatti, è la narrativa corrente, la Ue andrebbe a disgregarsi; cosa che segnerebbe la fine definitiva dell’area di libero scambio primigenia e più importante del mondo.Si chiuderebbe così l’era della globalizzazione, almeno nella forma che abbiamo conosciuto finora. E arriverebbe a compimento quel processo che si è avviato con la Brexit e ha trovato nell’affermazione dell’isolazionismo di Trump una spinta quasi inarrestabile.Al contrario, le Forze della globalizzazione hanno individuato nelle elezioni francesi l’ultima ridotta di resistenza a tale processo. Grazie alla vittoria di un qualsiasi candidato pro-Ue, il Vecchio Continente resterebbe l’ultimo baluardo utile per tentare di ribaltare quanto avvenuto altrove.Per questo la lotta per arrivare al ballottaggio, prima tappa di queste presidenziali, è più che accesa. Ed è ancora presto per capire come finirà, nonostante anche in queste elezioni imperversino sondaggi più o meno veritieri quanto inutili (come per la Brexit e le elezioni americane).La guerra per arrivare al ballottaggio è quella sulla quale più si combatte l’aspra battaglia, dal momento che si immagina che vada a ripetersi quanto accaduto nelle precedenti elezioni quando la sfida finale ha opposto il candidato del Front National (che sicuramente giungerà al duello finale), a un altro di altro partito. Tutti si sono compattati sul candidato alternativo al Front, sul quale pende il marchio infamante del fascismo.La corsa attuale vede una sinistra divisa in due partiti, una più tradizionale e una di chiara matrice liberal. Si ripete così oltralpe, anche se in altre forme, il duello registrato all’interno del partito democratico americano che ha visto contrapporsi Bernie Sanders a Hillary Clinton. Solo che in questo caso nessuno è destinato alla vittoria, stante che sottraendosi voti a vicenda, i candidati dei due schieramenti non accederanno alla sfida finale.Anche la destra è divisa in due partiti, ma qui il discorso è tutto diverso dal momento che ambedue i contendenti potrebbero accedere al fatidico ballottaggio: sia Marine Le Pen, la candidata del Front National, data per sicura partecipante; sia François Fillon, che ha battuto i suoi rivali all’interno del partito gollista, oggi denominato repubblicaines dal suo precedente padre-padrone Nicolas Sarkozy, la vittima più illustre delle ultime primarie.Come detto, gli ultimi due erano destinati a contendersi la palma della vittoria, ma è entrata in gioco la magistratura, che dopo esser intervenuta pesantemente nelle primarie dei repubblicaines, azzoppando Sarkozy, ha successivamente preso di mira i due probabili contendenti finali.Fillon, infatti è finito alle corde, inseguito da un’inchiesta sulla gestione di fondi Ue destinati ai suoi collaboratori, nel caso specifico la moglie Penelope, e ha conosciuto momenti di sbandamento. Abbandonato da molti dei suoi, ha risposto ai magistrati chiamando a raccolta la piazza e lanciando contro di essi strali circa asserite (quanto indubbie) indebite ingerenze. Una sfida che ha alzato i toni già accesi di questa campagna elettorale.Come detto anche la sua ipotetica rivale, Marine Le Pen, è stata raggiunta da due iniziative giudiziarie, una delle quali decisamente assurda (riguardante un tweet sull’Isis in replica a un’accusa invero infamante), ma ha risposto semplicemente eludendo la chiamata in causa e usando dell’immunità parlamentare (peraltro nata proprio per evitare indebite ingerenze della magistratura, ma qui il discorso si complica…).Se le iniziative giudiziarie affliggono i due contendenti della destra, se la sinistra sembra si sia suicidata, il candidato della globalizzazione, tal Emmanuel Macron, va a gonfie vele. Il suo movimento nato dal nulla, En marche, che si presenta come fenomeno nuovo, inizia a essere accreditato come un possibile sfidante della Le Pen.Come per il Remain inglese e per la Clinton alle presidenziali Usa, i sondaggi lo accreditano di ampio consenso, ma il dato, a stare a quanto avvenuto nei casi citati, potrebbe non essere significativo.La sfida è aperta quanto cruenta. Le Forze della globalizzazione non possono permettersi di perdere, sarebbe la sconfitta definitiva. Lo scontro è destinato ad alzarsi di tono. Stante che, tra l’altro, il rischio che stavolta l’usato meccanismo che vede il Front isolato quanto sicuro perdente può andare a pallino.Anche Trump era isolato rispetto ai due partiti tradizionali e quindi dato per sicuro perdente, e invece ha vinto. E anche in America la sinistra era spaccata in due tronconi distinti e irriducibili. Analogie che fanno preoccupare ancora di più le Forze della globalizzazione.

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