La Germania è il Paese occidentale più legato alla Cina, della quale è primo partner commerciale nell’Unione Europea e dalla quale è stata selezionata per essere il terminale della Nuova Via della Seta nel Vecchio Continente. Nonostante il sodalizio economico-commerciale in essere con Pechino, Berlino è anche parte integrante del sistema Nato, perciò, con il tempo, dovrà abbandonare la politica dell’equilibrismo tra i blocchi ed effettuare una scelta di campo chiara e netta. Alla luce del punto di cui sopra, la decisione tedesca di partecipare attivamente alla campagna degli Stati Uniti nell’accerchiamento della Cina nell’area del cosiddetto Indo-Pacifico potrebbe essere un segnale da non sottovalutare.

Cosa succede

Il 5 novembre il quotidiano tedesco Handelsblatt ha pubblicato un’intervista esclusiva con l’attuale ministro della difesa della Germania, Annegret Kramp-Karrenbauer, incentrata su un argomento: il contenimento della Cina nell’Indo-Pacifico. La decisione di raggiungere la Kramp-Karrenbauer non è stata casuale: nei giorni precedenti la ministra aveva avuto una videoconferenza con la sua omologa australiana, Linda Reynolds, per discutere del supporto di Berlino a Canberra.

La Germania, secondo la Kramp-Karrenbauer, ha intenzione di aumentare la propria esposizione militare nelle acque dell’Indo-Pacifico per garantire la sicurezza nazionale dell’Australia e, nel complesso, per vigilare sul rispetto della libertà di navigazione e monitorare da vicino la questione delle isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale. Pur rimarcando l’importanza e la solidità dei legami bilaterali sino-tedeschi, la Kramp-Karrenbauer ha ammesso che la Cina “rifiuta sempre di più la democrazia e un ordine economico basato sulle regole”, un fatto di cui la Germania avrebbe preso atto e starebbe regolandosi di conseguenza.

L’aspettativa del governo tedesco è di stabilire una presenza militare nell’Indo-Pacifico a partire dal 2021 e di agire a livello “sia bilaterale sia multilaterale”, ovvero di sviluppare un’agenda comune sia con i Paesi direttamente e indirettamente coinvolti nella regione, come l’Australia e gli Stati Uniti, che con le organizzazioni internazionali, come l’Alleanza Atlantica e l’Unione Europea.

La Germania, inoltre, parteciperà al potenziamento della flotta militare australiana che, con il tempo, parlerà la lingua tedesca in maniera crescente. Infatti, come ha spiegato la Kramp-Karrenbauer, sono in corso negoziati per l’invio di ufficiali della Marina tedesca a bordo delle unità militari australiane, procedono i lavori nei cantieri Luerssen di Brema per la costruzione di dodici motovedette commissionate da Canberra e il gigante tedesco dell’industria bellica Rheinmetall sta lavorando ad un carico di mezzi corazzati Boxer da inviare alle forze armate australiane.

Venti di guerra o coinvolgimento di facciata?

Negli stessi giorni in cui la Germania ha annunciato il futuro schieramento di navi militari nell’Indo-Pacifico è stato inaugurato il collegamento aereo commerciale Wuhan-Francoforte, che verrà coperto dalla SF Airlines, la più grande compagnia cinese di trasporto cargo. Come comunicato dalla stessa firma, la “nuova rotta aiuterà entrambe le città a sfruttare pienamente i loro vantaggi geografici e industriali, facilitando la circolazione del commercio Cina-Europa e lo sviluppo socioeconomico di Wuhan, e aiuterà anche a migliorare la catena di approvvigionamento della logistica aerea internazionale della Cina”.

La rotta vedrà l’utilizzo di aerei cargo Boing 747-400 aventi capacità di carico per tragitto fino a 110 tonnellate; fatto, questo, dal quale si può dedurre che l’impatto della Wuhan-Francoforte nel traffico internazionale di merci sarà profondo. Inoltre, a fine ottobre, è stata aperta un’altra rotta commerciale di collegamento, la Shenzhen-Francoforte, sulla quale opereranno tre voli Boeing 777 su base settimanale.

I fatti suscritti aiutano a comprendere meglio quale sia la realtà delle relazioni sino-tedesche: nonostante l’adozione di una retorica somigliante a quella statunitense, la Germania sta supportando attivamente la realizzazione dell’agenda di egemonia economica della Cina. La decisione di mobilitare la Marina militare tedesca potrebbe essere stata dettata da una combinazione di pressioni statunitensi e tatticismo per stuzzicare l’elettorato più sensibile, ossia quello allevato nel mito di Angela Merkel quale campionessa del mondo libero, che da una reale volontà di riallineamento.

È stata la Kramp-Karrenbauer, del resto, a dichiarare che l’impegno di Berlino sarà limitato e non in grado di alterare gli equilibri nell’Indo-Pacifico. In breve, la Germania sta formulando la propria dottrina di ingaggio nell’area in maniera tale da accontentare e rassicurare i propri alleati occidentali e, al tempo stesso, non provocare fratture con la Cina.