L’emergenza sanitaria innescata dalla pandemia rischia di provocare una crisi di sistema in Germania. La cancelliera Angela Merkel ha criticato, nel corso di un’intervista rilasciata all’emittente ARD, quei governatori regionali che vogliono allentare le restrizioni malgrado un aumento dell’incidenza dei casi di Covid-19. Tra questi, però, c’è anche Armin Laschet, neo-segretario della CDU (l’Unione Cristiano Democratica di Germania in cui milita la stessa Merkel) ed a capo del Land della Renania Settentrionale-Vestfalia.

Laschet si è difeso dalle accuse della cancelliera ed ha negato di voler indebolire il meccanismo denominato “freno di emergenza” concordato tra i governatori e la stessa Merkel in occasione di un (lungo) vertice sulle riaperture svoltosi all’inizio di marzo. Le riaperture in un Land, secondo quanto previsto dal “freno di emergenza” dovrebbero essere interrotte ( e dovrebbero venire introdotte restrizioni) qualora l’incidenza settimanale dei contagi superi i 100 casi per 100mila abitanti per almeno tre giorni consecutivi.

Come un terremoto

Le parole della cancelliera rischiano di aprire una ferita profonda all’interno del dibattito politico tedesco. In primis perché la Merkel ha minacciato di fare ricorso ad una legge federale per ridurre i Land “aperturisti” a più miti consigli andando a violare, in questo modo, l’autonomia regionale garantita dalla Costituzione. In seconda battuta perché ad essere delegittimato, seppur indirettamente, è stato anche il segretario del suo stesso partito che, secondo i sondaggi, sta perdendo voti in vista delle elezioni di settembre.

La CDU esercita, da decenni, un ruolo dominante sulla scena politica della Repubblica Federale di Germania ed è stata al potere per ben cinquantadue degli ultimi settantadue anni, sedici dei quali sotto la guida della Merkel. Fino a non molto tempo fa sembrava che questo scenario fosse destinato a proseguire ancora a lungo dato che il partito era stimato al 32-33% dei voti in vista delle elezioni federali previste a settembre.

Le cose non vanno come dovrebbero

I risultati, non del tutto soddisfacenti, ottenuti alle consultazioni svoltesi il 15 marzo nel Baden-Württemberg ed in Renania Palatinato hanno però indebolito il partito e riaperto la corsa alla cancelleria. Laschet potrebbe non essere il candidato della CDU ed altre personalità politiche, tra cui c’è quella di Markus Söder, a capo della Baviera e leader della CSU (il partito locale gemellato con la CDU), potrebbero essere interessate all’incarico. Ad affossare la CDU, in ogni caso, è stata anche la battaglia (persa) contro il Covid-19. Settimane di decisioni politiche altalenanti e di crescita delle infezioni hanno ridotto il vantaggio sui Verdi ad appena quattro punti contro i più di dieci del passato.

La Merkel non sembra avere un piano per sconfiggere la terza ondata della pandemia ed il governo ha mostrato un atteggiamento troppo incerto e legato alle fluttuazioni dei contagi. Un mese fa, con i casi in fase calante, si è cercato di accontentare l’opinione pubblica con le riaperture di negozi, scuole e ristoranti. La nuova risalita della curva e la saturazione delle terapie intensive ha poi spinto l’esecutivo talmente tanto sulla difensiva da pianificare un breve lockdown nel periodo pasquale. La decisione di chiudere tutti i negozi, alimentari inclusi, a partire dal giovedì prima di Pasqua ha però provocato una vera rivolta all’interno della CDU e non solo ed il piano è stato cancellato.

Un momento complesso

La Germania, negli ultimi giorni, ha registrato il più alto numero di nuove infezioni di Covid-19 dalla metà di gennaio. Le terapie intensive ospitano 3.209 pazienti colpiti da forme gravi di Covid-19, 1.734 delle quali sottoposte a ventilazione meccanica. La rapida crescita dei casi è dovuta alla variante inglese del virus e l’allarme nel Paese è molto alto. Il capo di gabinetto della Merkel ha ricordato che la Germania si trova nella fase più difficile della pandemia e che è necessario sopprimere il virus immediatamente per evitare lo sviluppo di pericolose mutazioni resistenti ai vaccini.

Questi moniti, piuttosto allarmistici, rischiano di provocare sconforto nell’opinione pubblica e la stessa Merkel ha chiesto ai cittadini di evitare lo scoraggiamento. Il problema, però, è che a Berlino c’è ben poco di cui stare allegri. La frustrazione provocata dal lockdown è alta ed il possibile aiuto fornito dai vaccini è ancora lontano dal materializzarsi. Appena il 10% dei tedeschi, infatti, ha ricevuto almeno una dose di un vaccino per il Covid-19. Servirà, nel corso delle prossime settimane, un deciso cambio di passo per provare ad imporre una virata decisa ad un corso degli eventi che appare decisamente sfavorevole.