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“Alla luce delle ultime azioni della Russia la certificazione per l’avvio della pipeline Nord Stream 2 non potrà essere data”. Poche parole, ma molto precise: il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha di fatto “spento” il Nord Stream 2, il gasdotto cioè capace di aumentare la portata di gas russo diretto verso la Germania e verso l’Europa. É questa la prima mossa ufficiale di Berlino (e dell’Europa) in risposta alla decisione di lunedì sera, annunciata dal presidente russo Vladimir Putin, di riconoscere le repubbliche separatiste del Donbass.

Perché si tratta di una dura sanzione contro Mosca

L’esportazione di gas verso il Vecchio Continente ha un grande valore economico per la Russia. Molte entrate dipendono dai lunghi percorsi sotterranei dei gasdotti che immettono sul mercato europeo le materie prime russe. Tubazioni e tragitti che in gran parte passano dall’Ucraina. Una situazione quindi divenuta molto delicata per il Cremlino dopo la prima rivoluzione colorata attuata a Kiev nel 2004 e le prime turbolenze tra Russia e Ucraina venutesi a creare negli anni. Per il governo russo si è reso necessario progettare nuovi gasdotti in grado di far giungere il gas in Europa senza passare per il territorio ucraino. Da qui il via ai lavori di due mega opere internazionali: il South Stream e il Nord Stream. Due canali capaci di dribblare l’Ucraina e non far sottostare il mercato del gas russo ed europeo agli screzi con Kiev. Il South Stream prevedeva il passaggio dal mar Nero, dalla Bulgaria per poi giungere in Italia dall’Adriatico. Ma nel 2014, dopo le prime sanzioni successive all’annessione russa della Crimea, il governo bulgaro ha decretato lo stop ai lavori. Si è così arrivati alla progettazione del Turkish Stream, un canale inaugurato nel 2020 e che passa dalla Turchia.

nord stream germania russia

Il Nord Stream invece è stato progettato per passare sotto il Mar Baltico e collegare direttamente i gasdotti russi con quelli tedeschi. Il primo canale è stato aperto tra il 2011 e il 2012. Si è poi passati alla progettazione di un secondo canale capace di raddoppiare la portata della quantità di gas trasportata in Europa dalla Russia. Le opere sono quasi pronte. Mancava soltanto il via libera delle autorità tedesche. Un via libera che, per l’appunto, adesso è stato congelato: “Per quanto riguarda la situazione attuale – ha dichiarato Scholz da Berlino – per Nord Stream 2 ho chiesto al ministero per l’Energia di avviare le procedure perché non venga emessa la certificazione per l’avviamento della pipeline”. A Mosca così mancheranno gli introiti provenienti dalla maggiore quantità di gas esportato grazie alla nuova opera. Non è un caso che il blocco del Nord Stream 2 ha sempre rappresentato la prima, e forse la più importante, delle sanzioni ipotizzate in caso di invasione russa dell’Ucraina. Con l’arrivo dei primi soldati russi nel Donbass nelle scorse ore a seguito del riconoscimento delle repubbliche separatiste, Berlino e l’Europa (con la benedizione Usa) hanno preso posizione.

Danni anche per l’Europa?

I problemi però potrebbero non essere soltanto russi. In una fase come quella attuale, caratterizzata da forti impennate dei prezzi delle materie prime e da una minore disponibilità di gas sul mercato, non avere l’apporto delle materie prime russe potrebbe rappresentare un danno per l’Europa. Il Nord Stream 2 avrebbe potuto dare un grande aiuto in un momento di grave crisi energetica per il Vecchio Continente. Scholz ha fatto sapere che la Germania sta da tempo puntando a ridurre la sua dipendenza dal gas e sta convertendo l’economia verso altre fonti energetiche. Ma il resto d’Europa? L’Italia ad esempio importa ogni anno grandi quantità di gas russo. Così come altri Paesi del bacino del Mediterraneo. Una grana certamente non da poco.

Da Kiev intanto sono arrivati plausi alla scelta di Berlino: “La vera leadership implica l’adozione di decisioni dure in momenti difficili. La mossa della Germania dimostra esattamente questo – ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri Dmitro Kuleba – la scelta è corretta in termini morali, politici, pratici date le circostanze attuali”.

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