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“Non è più pensabile che un ufficio gli venga messo a disposizione dai contribuenti”. A parlare è il ministro delle Finanze della Germania, Christian Linder, mentre il destinatario indiretto del messaggio è Gerard Schroeder. Le frasi del liberale Linder sono emblematiche della possibile e imminente mossa del governo tedesco, che proprio in questi giorni convulsi sta valutando di revocare gli incarichi e i benefici di cui gode Schroeder.

Il socialdemocratico è da tempo nell’occhio del ciclone per essersi rifiutato di condannare l’offensiva della Russia in Ucraina e, ancor prima del 24 febbraio – giorno che coincide con lo scoppio del conflitto ucraino –, per aver stretto ambigui legami economico-commerciali con Mosca.

Lindner ha dichiarato ai giornali del gruppo Funke che “dovremmo trarre le conseguenze” del rifiuto dell’ex cancelliere di esprimersi contro l’aggressione di Mosca a Kiev e di lasciare le poltrone che occupa ai vertici delle compagnie energetiche russe Rosneft e North Stream. Un affondo, quello del ministro, che in realtà rappresenta soltanto la punta dell’iceberg, visto che la lista dei politici tedeschi favorevoli addirittura a sanzionare Schroeder è sempre più lunga.



Schroeder nell’occhio del ciclone

Schroeder è accusato di non voler rinunciare al rapporto privilegiato instaurato, nel corso degli anni, con la Russia di Vladimir Putin. Un rapporto che, a quanto pare, l’ex cancelliere non intende rinnegare né cancellare nonostante le vicende ucraine. È per questo che le ipotesi di sanzionare il socialdemocratico è sostenuta anche esponenti Liberali, Verdi e Cristianodemocratici tedeschi citati dal quotidiano Handelsblatt.

“Deve essere inserito prima possibile nella lista delle persone che approfittano dei propri rapporti con Putin”, ha dichiarato l’esponente liberale Moritz Koerner parlando con il quotidiano economico tedesco. L’ex cancelliere, ha aggiunto, è attualmente l’uomo più importante di Putin in Germania. “Non appartiene più alla crème de la crème della politica interna tedesca, ma alla crèm del Cremlino”. Pesanti critiche sono arrivate anche dall’esperto di politica estera della Cdu Roderich Kiesewetter.

“Il fatto che continui a non prendere le distanze da Putin e dalla Russia mostra solo quanto profondamente sia al loro servizio. Ecco perché dobbiamo tendere alle sanzioni, che dopotutto dovrebbero colpire anche la cricca di Putin. E questa include Schroeder”, ha tuonato. Nel frattempo la Bild sostiene che la voce relativa all’ufficio di Schroeder nella Cancelleria dovrebbe essere tagliata nell’ambito delle discussioni sul bilancio federale 2023.

La Germania cambia registro

La crociata interna alla Germania contro Schroeder – se così possiamo definirla – rappresenta alla perfezione il recente cambio di registro di Berlino. In un primo momento, infatti, lo stesso Olaf Scholz aveva mostrato molta prudenza nell’esporsi esplicitamente contro Mosca, vista l’estrema dipendenza del sistema energetico tedesco nei confronti del Cremlino.

La svolta, ancora timida se paragonata alle posizioni di altri membri Nato e dell’Ue, è arrivata soltanto di recente. Su pressione di Stati Uniti e Ucraina, la Germania ha annunciato l’invio di una cinquantina di carri antiaereo Gepard verso Kiev. Nei giorni precedenti, Scholz era parso particolarmente riluttante sul fatto di inviare armamenti a Volodymyr Zelensky, richiamando alla propria “responsabilità politica” nell’intenzione di evitare un’escalation che potrebbe portare alla terza guerra mondiale.

Il Bundestag ha tuttavia approvato la mossa di fornire armi pesanti agli ucraini, con 586 voti favorevoli, 100 contrari e sette astensioni, e il cancelliere si è dovuto adattare. Coerentemente con il cambio di atteggiamento generale del governo tedesco nei confronti della questione ucraina, era logico aspettarsi anche un parallelo inasprimento in merito al nodo Schroeder. Un inasprimento che, a quanto pare, sta puntualmente arrivando.

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