La geopolitica della corsa allo spazio
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L’Europa non è ancora ai piedi di Emmanuel Macron e non lo sarà, perlomeno, finché l’asse franco-tedesco non si rinsalderà come motore trainante attorno alla visione strategica dell’inquilino dell’Eliseo. La novità delle ultime settimane è la sempre più graduale virata atlantista della Germania di Olaf Scholz, nel cui governo pesa sicuramente l’influenza di due dei tre partiti che, assieme ai Socialdemocratici, compongono la maggioranza: i Liberali (Fdp) e soprattutto i Verdi del Ministro degli Esteri Annalena Baerbock, riferimento degli Usa nel Paese.

Su Inside Over avevamo sottolineato nelle scorse settimane come la risposta muscolare della Nato alla guerra russa in Ucraina avesse, nell’intenzione di Washington, anche l’obiettivo di ricondurre nell’alveo atlantico la Germania dopo l’era della riscoperta della strategia da parte di Angela Merkel. Pilotando il ritorno nella storia del Paese destrutturando il potenziale dell’asse franco-tedesco di creare un polo alternativo. Risultato raggiunto, almeno per ora, se guardiamo a come i tentativi di Macron di smarcarsi dalla linea guida dettata da Joe Biden e Boris Johnson, con annessi alleati dell’Est Europa guidati dalla Polonia, sul contrasto muscolare a Vladimir Putin e il lancio della guerra per procura a Mosca siano stati, per ora, frustrati da Scholz. Il quale, pur ricevendo critiche per una sua presunta irresolutezza, non ha certamente lesinato scelte favorevoli al campo atlantico più che all’Europa autonoma pensata da Macron.

La scelta della Germania di non rinunciare al gas russo non inganni in tal senso. Rappresenta il pegno pagato alla svolta strategica che il governo “semaforo” ha imposto, e che si nota da una scelta precisa: “Dopo avere deciso una maggiore spesa militare di cento miliardi, e dovendo ammodernare la flotta aerea in grado di trasportare le bombe nucleari statunitensi nell’ambito di accordi di vecchia data con gli Usa, Berlino ha deciso di sostituire i vecchi Tornado acquistando gli F35 americani invece dei Rafale francesi, proposti da Macron”, nota Italia Oggi. Un duro colpo per un’alleanza strategica che mostrava i primi segni di arrugginimento di fronte al turbolento procedere del caccia franco-tedesco Fcas. E una chiara indicazione politica per Berlino, che dopo aver sospeso l’avvio dei lavori per Nord Stream 2, spinto anche sull’embargo al petrolio russo e rafforzato le sanzioni contro Mosca della GeRussia distrutta da Putin mantiene solo l’insostituibile legame gasiero, retrocesso però da pivot di un’alleanza economica di fatto a semplice fornitura di necessità.

Questo lascia pensare che nei prossimi anni sarà sempre più difficile per Francia e Germania ricostruire le basi materiali per una proficua cooperazione a tutto campo in settori di comune interesse. Tanto che la guerra in Ucraina ha portato al rallentamento di diversi piani: dall’agenda sui semiconduttori alle nuove politiche sullo spazio, passando per la riforma dei trattati in senso anti-austeritario e i progetti sulla sovranità tecnologica, il neo-atlantismo del governo di Berlino, per quanto non esasperato, pone sicuramente sul piatto il dato di fatto dell’indebolimento dell’asse renano. Questa svolta è arrivata dopo che Scholz, al traino di Macron, ha provato senza successo a occupare il centro della scena diplomatica. Complice l’assenza di una figura moderatrice come la Merkel, il governo ha seguito l’inerzia imposta dall’attivismo della Baerbock e degli apparati federali, a cui una massiccia campagna mediatico-politica sulla presunta irresolutezza di Scholz, in cuor suo ben più pragmatico, ha fornito una notevole sponda. Ciò ha frustrato l’obiettivo di Macron, ovvero prendere il posto di Angela Merkel come figura di riferimento nell’Ue. “Ambizione”, nota Italia Oggi, “per nulla nascosta nel discorso di Strasburgo a conclusione della Conferenza sul futuro dell’Europa, in cui ha fatto capire che vuole essere lui, d’ora in poi, a dare la linea all’asse franco-tedesco, lui a dettare la linea in Europa, compresa la politica estera e di difesa, che dovrà fare proprio il suo pallino di autonomia strategica da Washington”.

Anche l’asse franco-tedesco dovrà ripensarsi dopo la guerra in Ucraina, la cui conseguenza principale per l’Ue è stata sicuramente la ripresa del riarmo tedesco e il rilancio del legame atlantico di Berlino. Guidato dalla martellante campagna del nuovo pivot americano in Germania, i Verdi. Progressisti liberali vicini alla visione del mondo dell’internazionalismo dei dem che governano gli Usa in una fase che vede vicini alla Casa Bianca e al suo interventismo, nell’Europa occidentale, molti partiti di chiara impostazione progressista: il Partito Democratico italiano, i Socialdemocratici danesi, norvegesi, svedesi e finlandesi, gli ecologisti tedeschi. Formazioni per cui l’equazione oggi porta all’equiparazione tra europeismo e atlantismo. Mentre per Macron e, prima di lui, Angela Merkel, la situazione era, parafrasando Giulio Andreotti, un po’ più complessa. Chi si ancora a visioni storicamente più articolate, come la Spd di Scholz, in questo contesto è portato su una linea differente. La riconquista americana della Germania è un altro obiettivo strategico dell’amministrazione Biden, che passa per il sostanziale isolamento di Macron nel cuore della sfera d’influenza europea dell’America. Una mossa che comporterebbe un’ulteriore vittoria per Washington in questo primo tempo della Guerra Fredda 2.0 che vede l’Europa incapace di evolvere da oggetto a soggetto delle relazioni internazionali.

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