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Politica

La Georgia vota le sue leggi e la Nato la mette in castigo 

Nel comunicato finale della NATO a Washington la Georgia non è stata nemmeno menzionata: si allontana il processo di adesione.

Sono due gli aspetti fondamentali che hanno catturato l’attenzione dei media e dei leader dell’Alleanza Atlantica durante il vertice della NATO che si è da poco concluso a Washington. Il primo riguarda indubbiamente le precarie condizioni psico-fisiche dell’anziano presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che è inciampato nell’ennesima e imperdonabile “gaffe” della sua lunga carriera politica, confondendo il leader ucraino Volodymyr Zelensky con il presidente russo Vladimir Putin. Il secondo, ma non meno importante, riguarda il processo di adesione dell’Ucraina nella NATO definito dagli alleati, nel comunicato finale, come “irreversibile” (pur senza fornire tempistiche certe e definite). Attenzione particolare, di questa NATO sempre più “globale” , è stata data ai partner nel Pacifico – Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda – e all’accusa nei confronti di Pechino di sostenere la Russia nel contesto del conflitto ucraino.

Tensioni con il governo di Tiblisi

C’è un aspetto che è stato completamente trascurato dall’opinione pubblica e riguarda la Georgia. Per la prima volta dal Vertice di Bucarest del 2008, infatti, la Dichiarazione del Vertice di Washington della NATO, adottata dai capi di stato dei Paesi alleati l’11 luglio, non ribadisce la formula secondo cui “la Georgia diventerà membro dell’Alleanza con il Membership Action Plan come parte integrante del processo”. Questo è il frutto delle controverse relazioni tra Tiblisi e l’Occidente, che si sono deteriorate dopo che, alla fine di maggio, il Parlamento della Georgia ha approvato il discusso di disegno di legge che bollerebbe come “agenti stranieri” le ONG e i media finanziati dall’Occidente.

La legge, approvata dai parlamentari con un margine di 84 voti favorevoli e 4 contrari, con l’astensione della maggior parte dei legislatori dell’opposizione, era stata osteggiata dalla presidente georgiana Salome Zourabichvili che si era rifiutata di firmarla, definendola una “legge russa” che “contraddice la nostra Costituzione e tutti gli standard europei”. Washington ha annunciato sanzioni e divieti all’indirizzo dei politici “complici nel minare la democrazia” del Paese, mentre l’Ue ha dichiarato che l’approvazione della legge sugli agenti stranieri avrebbe affossato le speranze di Tiblisi di entrare a far parte della comunità europea.

Si allontana l’adesione della Georgia

Evidentemente, anche il processo di adesione alla NATO è giunto su un binario morto dopo le ultime iniziative del governo di Tiblisi. La Dichiarazione del Vertice di Washington menziona la Georgia una sola volta, al paragrafo 17, ma il processo di adesione non c’entra nulla: si invita Mosca a ritirare tutte le sue forze dalla Repubblica di Moldova e dalla Georgia stessa, in riferimento alle truppe russe presenti nell’autoproclamata repubblica indipendente dell’Ossèzia del Sud.

Nella lista dei Paesi partner, la Georgia non è nemmeno menzionata: si citano altresì la Moldavia, la Bosnia Erzegovina ma di Tiblisi nessuna traccia. Soltanto nel 2023, nel rapporto annuale del segretario generale Jens Stoltenberg, l’Alleanza Atlantica aveva definito la Georgia “uno dei partner più stretti della NATO” e “aspirante membro dell’Alleanza”, Paese Caucasico che è stato “significativamente colpito” dal “deterioramento dell’ambiente di sicurezza derivante dalla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina”.

In quell’occasione si citava anche il Substantial NATO-Georgia Package (SNGP), insieme di misure e iniziative “volte a rafforzare le capacità di difesa della Georgia” e a “sviluppare una più stretta cooperazione di sicurezza e interoperabilità con i membri della NATO”. Al fine di rafforzare i legami tra la Georgia e la NATO nel 2015 Jens Stoltenberg inaugurò un centro congiunto di addestramento nella città di Krtsanisi.

Scoppia la polemica

Dopo la pubblicazione del comunicato finale della NATO, in Georgia scoppia la polemica tra maggioranza e opposizione. Secondo il vicepremier e Ministro della Difesa Irakli Chikovani, “la Georgia ha il suo posto in questo documento. È importante che ci sia una chiara dichiarazione che i territori della Georgia sono occupati e che le forze militari della Federazione Russa devono ritirarsi dai territori della Georgia”. Per quanto riguarda la politica di allargamento, afferma, “c’è anche un punto a questo proposito, forse non con la menzione diretta della formula di Bucarest, ma la NATO nota che tutti gli Stati sono liberi di decidere a quale alleanza unirsi e quindi sostiene la politica della porta aperta”.

Ma l’opposizione la vede in maniera diametralmente opposta a quella del governo. “Oggi è il giorno più difficile nel cammino della Georgia verso l’adesione alla NATO perché la politica di porte aperte durata 22 anni con la NATO è stata chiusa da Sogno georgiano. Per la prima volta, dopo il Summit di Bucarest del 2008, il testo del Summit NATO non menziona più la promessa della Georgia di entrare nell’Alleanza Atlantica”, accusa Teona Akubardia (Reformers Group). Polemiche a parte, è innegabile che le tensioni tra Occidente e Georgia degli ultimi mesi abbiano portato gli alleati della NATO a non menzionare il Paese nel documento finale.

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