Il freschissimo caso del caos scatenato in Bolivia potrebbe essere foriero di un messaggio imprescindibile nella disamina delle vicende globali: le questioni economiche, spesso, si celano dietro a determinate scelte politiche, che si tratti di spinte endogene, di collaborazioni fra le parti o di operazioni eterodirette. L’espressione del “Seguire i soldi” è entrata nell’uso comune, e non incidentalmente: basti ricordare che il magistrato Giovanni Falcone la adoperò nei riguardi della mafia, celatasi sempre dietro la pista del denaro.

Ora, per quel che riguarda La Paz, una considerazione impossibile da non prendere in esame è – infatti – quella della presenza, nel sottosuolo boliviano, di numerosi e prosperi giacimenti di litio: un metallo alcalino, il più leggero del mondo, depositario di un soprannome metaforico ed emblematico. Come il petrolio è l’oro nero e l’acqua è l’oro blu, così il litio è l’oro bianco. Ed è cosa ben nota che, nel corso della storia, l’uomo abbia sempre avuto una qual certa ossessione per l’oro, di qualsivoglia fattezze esso fosse fatto.

Il litio si configura, nella contemporaneità, come un metallo estremamente prezioso, in quanto esso viene adoperato in ioni per fare le batterie ricaricabili dei telefoni cellulari, dei tablet, persino delle macchine elettriche: con un ottimo rapporto peso/potenza, esso non disperde la carica. Il suo mercato è amplissimo, la sua richiesta è molto alta, come ben più alto degli anni scorsi è diventato il suo prezzo. Senza considerare che anche la ricerca scientifica si sta prodigando nei confronti dell’usufrutto di questo materiale: il Premio Nobel per la Chimica dell’anno 2019 è andato al gruppo di lavoro composto da John B. Goodenough, M. Stanley Whittingham ed Akira Yoshino, proprio per lo sviluppo delle batterie ricaricabili di litio.

Per ciò stesso, è auto-evidente che esistano dei grossi interessi economici dietro al mercato del litio, in tutte le sue fasi: ricerca, estrazione, trasporto, lavorazione, vendita. Essendo che la Bolivia è un Paese ricchissimo di questo materiale, andare in profondità in tale questione garantisce la possibilità di apprendere e comprendere meglio il panorama politico ed economico che si staglia impenitente dietro agli scontri nello Stato latino-americano.

L’abbondanza di litio in Sud America

Il litio, perciò, assume un’importanza strategica non indifferente, come poc’anzi è stato accennato. L’80% delle quantità mondiali di litio si trova in America Latina, ed ancora più precisamente in un triangolo di giacimenti fra Cile, Argentina e Bolivia. I quali sono, rispettivamente a questi tre Paesi: Salar de Atacama, Salar del Hombre Muerto, Salar de Uyuni (vicino alla famosa Potosì, dove i “conquistadores” spagnoli scoprirono nel XVII secolo un enorme giacimento di argento).

Il The Economist, ancora nel 2017, nel suo articolo Una battaglia per la supremazia nel triangolo del litio. La corsa all’oro bianco, aveva confrontato gli approcci dei tre Paesi a questa loro risorsa.

  • In Cile, il litio si estrae in grande abbondanza, con facilità ed a buon prezzo, anche se il governo – nonostante le sue ultra-trentennali simpatie liberiste e filo-occidentali – lo ha sottoposto ad un severo controllo, trattandosi di una “risorsa strategica”. Una particolarità che, in ogni caso, non impedisce e non ha impedito affatto l’intervento privato: a provvedervi sono infatti l’americana Albermarle e la cilena SQM, con 70mila tonnellate all’anno vendute (un terzo del fabbisogno mondiale).
  • In Argentina, il governo degli anni passati di Mauricio Macrì ha aperto le porte agli investimenti diretti esteri, annullando di fatto tutte le rigorose barriere che l’amministrazione Kirchner aveva posto, in ragione di fare in modo che le multinazionali non si arricchissero spropositatamente alle spalle della popolazione e delle sue risorse. Invece, l’ideologia più liberale di Macrì – oggi sconfitto alle elezioni e sostituito dai peronisti – ha attirato molti attori internazionali, che si sono presi la scena ed hanno sfruttato le proprie competenze per velocizzare ed rendere efficiente l’estrazione;
  • In Bolivia, soltanto le imprese statali, od a maggioranza statale (compartecipate da privati stranieri), possono estrarre il litio, in ragione del fatto che l’obiettivo del governo di Evo Morales (appena destituito, dopo le proteste della destra e gli ammutinamenti di polizia ed esercito) desiderava il controllo su una risorsa primaria del Paese.

Il materiale grezzo  del litio deve essere separato dai cloruri di sodio, potassio e magnesio, affinché possa essere utilizzato per le batterie di tutto il mondo. Le tecnologie da adottare sono avanzate e necessitano di conoscenze; l’industria sta progredendo sempre più rapidamente verso un cambio di paradigma; l’impatto ambientale necessita e merita di essere tenuto in considerazione, trattandosi – in tutti questi casi – di realtà naturali e paesaggistiche notevoli (quelle in cui si trovano le risorse del succitato metallo alcalino): tutti fattori infattibili da escludere nell’anatomizzazione della questione litio.

La geopolitica del litio

A riguardo, nel 2015 a Buenos Aires è stato pubblicato da Editorial El Colectivo un insieme di studi, a cura di Bruno Fornillo, dal titolo Geopolitica del litio. Una raccolta esemplificativa di tutto il circuito che si cela dietro a questo metallo alcalino: traiettoria e morfologia del mercato mondiale, prospettive sul futuro dell’oro bianco, il processo scientifico alla base e la rispettiva lavorazione, l’industria dell’estrazione, la coesione fra politica e produzione, le normative statali e provinciali, ecosistema e territorialità, organizzazione e strategie comunitarie, vulnerabilità e così via. Così, infatti, ne ha parlato nel suo saggio Julián Zícari, professore all’Università della capitale argentina: “La disputa globale sulle risorse naturali ci impone la necessità di pensare a come stabilire i legami tra gli attori economici, politici ed istituzionali, da diverse prospettive. Cioè, per capire come e perché diversi gruppi e attori entrano in conflitto, non possiamo ignorare come vengono ad intrecciarsi anche le diverse strutture di cui fanno parte. Quali i diversi scenari che devono affrontare in ciascun caso”.

Infatti, il litio costituisce, teoreticamente e fattualmente, il materiale attraverso il quale vi potrà essere l’auspicata transizione verso energie pulite: una vera e propria metamorfosi di paradigma energetico. Secondo Fornillo, come riportato dall’Agi, la vera partita da giocare al giorno d’oggi è sulle conoscenze, piuttosto che sulla quantità. Per quanto, comunque, l’individuazione dei maggiori giacimenti sia già stata effettuata e sia attualmente la vera coordinatrice mondiale della contesa. Si può leggere infatti di nuovo nel saggio di Zícari: “Problemi come la sovranità delle risorse e le ambizioni di sviluppo ed industrializzazione sono collegati a problemi di controversie ambientali e territoriali, al ruolo del capitale transnazionale. Esse chiedono di definire quale tipo di paradigma di crescita economica adottare, o comunque di che tipo sia il legame tra i diversi livelli del governo (nazionale, provinciale, municipale, regionale), senza contare quei problemi relativi alla distribuzione del surplus, alla ricerca scientifica ed alla struttura del mercato mondiale. Tutti questi argomenti vengono generalmente analizzati separatamente, indipendentemente dal fatto che ciò che accade in un campo finisce per influenzare gli altri, i quali si ritrovano ad essere fortemente correlati tra loro”.

Il territorio boliviano in cui giace l’oro bianco

Quanto appena mostrato con brillantezza ed eloquenza dal professore argentino è un esatto specchio della situazione del litio in Bolivia. In particolar modo, di Salar de Uyuni, la più grande distesa salina del mondo, ad oltre 3.600 metri di altezza ed estesa per più di 10mila chilometri quadrati: un piccolo paradiso in terra, che vanta una naturalezza incontaminata di spessore ed un’affluenza turistica importante. Un luogo nel quale, tuttavia, potrebbe presto irrompere con maggiore presenza e pressione l’industria dell’oro bianco: laddove oggi, invece, è sì presente, ma con minori impatto e rilevanza.

Un notevole reportage di National Geographic, a cura di Robert Draper e Cédric Gerbehaye, risalente al 2018, mostra quali siano le caratteristiche della piana salina e del meccanismo di estrazione del litio. Illustrato ai due ospiti niente di meno che dall’oramai ex vice-presidente della Bolivia, Álvaro Garcìa Linera. Un’illustrazione che ha mostrato anche le caratteristiche del territorio e dei suoi abitanti e lavoratori, i quali sono sempre stati i più preoccupati affinché una fiorente industria dovesse evitare di danneggiare le loro plurisecolari abitudini ed i loro plurisecolari paesaggi, nei quali le comunità indigene praticano per lo più agricoltura ed allevamento.

Un long-read su Nueva Sociedad risalente al 2013 e scritto da Juliana Ströbele-Gregor, dal titolo Il progetto statale del litio in Bolivia. Aspettative, sfide e dilemmi, illustrava già con chiarezza le implicazioni dell’industria dell’oro bianco nel Paese sudamericano. Esistono, infatti, questioni di disuguaglianza a livello globale, nazionale, regionale e locale di cui il governo avrebbe dovuto tenere conto: un tentativo nobilmente portato avanti dal presidente Evo Morales, che ha guidato il Paese sin dal 2006 e nel quale è riuscito a ridurre la povertà, a diminuire lo scarto fra le varie classi sociali, ed a migliorare le condizioni di vita di tutte le fasce della popolazione.

Soprattutto, avendo scelto di abbandonare il modello neo-liberale che sino ad allora era stato condotto innanzi, e che aveva fagocitato la ricchezza in favore dei più abbienti, condannando agli stenti il resto del Paese. Il litio, e tutto ciò che lo riguarda, era rientrato perfettamente in questo progetto e processo: le fasi di industrializzazione e commercializzazione avrebbero dovuto essere dirette a livello statale, per garantire equità e dignità dei risultati verso la popolazione. Ad esempio, verso gli indigeni boliviani, che con Morales erano letteralmente andati al governo. Tali risultati sono giunti, si sono implementati, ma – a livello economicistico – sono stati numericamente scarsi rispetto alle possibilità della Bolivia: una considerazione da cui, in effetti, sono nate le aperture politiche a compartecipazioni estere.

La scelta di Morales verso l’apertura

Le operazioni sono state per lungo tempo condotte unicamente da imprese statali boliviane, nell’ottica politicamente socialista di non dover dipendere da potenze straniere per la propria produzione e la propria sussistenza: tuttavia, ciò ha implicato un loro ridotto raggio d’azione, mancando le competenze tecniche per aumentare l’estrazione, la produzione e la vendita quindi, secondo i parametri stabiliti dal governo.

Per questi motivi, la Bolivia ha consentito l’arrivo di investimenti stranieri: l’obiettivo di lungo termine di voler diventare il primo produttore mondiale di litio (superando così la concorrenza delle vicine Cile ed Argentina e della lontana Australia) è stato dichiarato senza mezzi termini. Divenire una novella Arabia Saudita dell’oro bianco, ma usufruire delle entrate per continuare a sviluppare il socialismo indigeno di Morales nel rispetto dell’ambiente. Lo ha dichiarato all’inizio dell’anno 2019 Garcìa Linera“La Bolivia di ieri era quella dell’arretratezza, della povertà assoluta e della stagnazione; la Bolivia di oggi guarda al progresso che, con grande entusiasmo, sta creando benessere. Abbiamo smesso di essere un Paese povero per diventare un Paese a reddito medio. Ci sono ancora molti bisogni, ma abbiamo fatto passi da gigante e, se continueremo su questo trend di progressi, in circa 8 anni avremo un reddito simile a quello del Cile o dell’Argentina. Queste sono conquiste di tutti boliviani perché il cambiamento è stato fatto grazie alla lotta di tutta la popolazione del Paese”.

Così, dopo tante fatiche – partner privati che accettino le condizioni di pubblica utilità imposte da Morales non sono stati facili da trovare -, nel dicembre 2018 è nata una joint-venture fra la compagnia Yacimientos de Litio Boliviano (Ylb) e la società tedesca Aci System Alemania GmbH, la quale avrebbe promesso investimenti per oltre un miliardo di dollari nell’industrializzazione del settore (la Germania, infatti, punta a fabbricare batterie per auto elettriche, nell’industria Daimler, Ndr). Inoltre, nel febbraio del 2019, è nata un’altra compartecipazione, questa volta con la società cinese Tbea Group Co. Ltd, che ha accettato di dare vita ad una società mista (col 51% in mano allo Stato boliviano) e di mettere circa 2,3 miliardi di dollari come capitale di investimento iniziale.

Accordi che, mutando profondamente il quadro interno, invero hanno suscitato più di qualche criticità fra le popolazioni indigene della società boliviana che abitano quei territori, non sicure dei risultati che potranno venire a loro. Ricardo Augirre Ticona, presidente del consiglio comunale di Llica (in Salar de Uyuni), ha infatti dichiarato: “Ci rendiamo conto che quando lo stabilimento lavorerà a pieno ritmo sarà un’impresa multimilionaria. Il dubbio è se qualcosa arriverà a noi. Le persone che dovrebbero trarne principalmente beneficio sono gli abitanti della zona in cui si svolge la produzione. E non si tratta solo di denaro contante. Dovrebbero istituire qui una facoltà di chimica, o delle borse di studio, perché i giovani possano avere un futuro”.

Geopolitica del litio nella caduta di Morales

Tuttavia, questi accordi sul litio potrebbero presto mutare, in quanto l’insurrezione contro Morales e la fuga del Presidente in Messico hanno già dato una virata alla situazione boliviana. Infatti, egli era stato rieletto al quarto mandato, nonostante il trattamento un po’ fuori dalle righe dei dettami della costituzione, e nonostante avesse dato poco conto alla situazione degli incendi nell’Amazzonia del suo Paese. Il che gli ha tolto credibilità agli occhi di diversi dei suoi sostenitori.

Tuttavia, l’accusa di brogli è stato il perfetto casus belli: la polizia e le forze armate si sono ribellate a lui, così dapprima egli ha convocato nuove elezioni e poi, minacciato fisicamente e con un mandato di cattura, ha scelto l’esilio all’estero. La leader dell’opposizione di destra Jeanine Anez si è auto-proclamata presidente. La situazione, nel frattempo, rimane incandescente e magmatica, con la maggioranza della popolazione comunque dalla parte di Morales, e scesa in strada contro l’opposizione ed il colpo di mano dell’esercito.

La dipartita politica di Morales è stata festeggiata in alcuni Paesi (gli Stati Uniti in primis), condannata in altri (come la Cina), e questo dà sicuramente una qual certa idea degli interessi in ballo in Bolivia. Oltreché dello scontro di potenze dietro a questo Stato, la cui ricchezza dell’oro bianco fa gola a molti, in special modo nel momento in cui il mercato dell’estrazione dello stesso dovesse essere liberalizzato: non incidentalmente, esso è già stato soprannominato il golpe del litio.

Pepe Mujica, il famosissimo ed amatissimo ex presidente dell’Uruguay, non ha dubbi sull’esecuzione e sull’andamento di questa dinamica: “In Bolivia c’è stato un colpo di Stato, senza fare troppi giri di parole, perché c’è stato un ultimatum dell’esercito”. Le cause potrebbero essere ricercate proprio nelle riserve di litio del Paese:

La Bolivia è molto ricca, si dice che abbia il 70% delle riserve di questa risorsa essenziale per produrre le nuove batterie. E tutti sappiamo che il mondo sta avviando un cambiamento energetico

Si è detto antecedentemente come, al giorno d’oggi in particolar modo, le risorse energetiche costituiscano il vero “oro” da andare a cercare, rispetto al metallo più prezioso di tutti e per il quale, nei secoli passati, si sono fatte guerre, scorrerie e tanto altro. Di questo nuovo oro, il litio, che secondo gli analisti di Bloomberg sarà il vero protagonista del prossimo decennio, la Bolivia è piena. L’instabilità politica, e un’ideologia liberale e liberista con la quale trattare il mercato, sono elementi che possono contribuire a far propendere l’ago della bilancia in proprio favore.

Senza ombra di dubbio, il socialismo indigeno di Evo Morales – il quale, non a caso, era ed è vicino a Paesi come Nicaragua, Venezuela e Cuba, ma anche a Russia e Cina – non rientrava nell’asse a stelle e strisce, che ha sempre visto nell’America Latina il proprio “giardino di casa” (dalla Dottrina Monroe del 1823). La caduta del governo, e la possibilità di disfarsi degli accordi precedentemente intrapresi da quest’ultimo sul proprio oro bianco (con ricadute ambientali che potrebbero essere drammatiche), mescolano le carte in tavola. Lo scacchiere internazionale si sta smuovendo prepotentemente. Per ciò stesso, se ne deduce che anche per il litio, come per il petrolio, si agisce – con tutti i mezzi, per diversi fini – secondo geopolitica.

GILET GIALLI: UN ANNO DOPO
Leggi il reportage