Jean-Baptiste Lemoyne, segretario di Stato presso il Ministero dell’Europa e degli affari esteri della Francia, fra il 26 e il 27 gennaio ha soggiornato a Baku, capitale dell’Azerbaigian, nell’ambito di una missione allestita dall’Eliseo per uno scopo estremamente importante: incoraggiare la presidenza Aliyev ad aprire i cantieri del Nagorno Karabakh in ricostruzione alle grandi firme francesi.

Lemoyne a Baku, di cosa si è parlato?

La due-giorni di Lemoyne a Baku era stata anticipata da una conversazione telefonica tra Jeyhun Bayramov e Jean-Yves Le Drian, rispettivamente il ministro degli esteri di Azerbaigian e Francia, organizzata nella giornata del 22 gennaio per discutere del processo di ricostruzione postguerra, degli accordi dell’11 gennaio e dello sviluppo delle relazioni bilaterali.

Lemoyne, alla luce del punto di cui sopra, ha intrapreso il viaggio potendo approfittare di un clima relativamente sereno tra le due cancellerie e votato alla collaborazione, nonostante lo storico schieramento filoarmeno dell’Eliseo. Ed è precisamente di quest’ultimo punto che hanno discusso le parti: il diplomatico francese, infatti, ha proposto un tradizionale scambio basato sul do ut des nella consapevolezza che le sorti della guerra abbiano riscritto l’assetto del potere regionale a favore dell’Azerbaigian e a detrimento dell’Armenia.

L’Eliseo, tramite Lemoyne, ha chiesto ufficialmente a Baku di dare avvio ad una nuova fase, incardinata su dialogo e cooperazione, illustrando come e da dove si potrebbe iniziare: la partecipazione delle grandi firme francesi alla ricostruzione e allo sviluppo infrastrutturale del Karabakh Superiore. In cambio dell’accesso al prelibato cantiere, Parigi ha proposto un pacchetto allettante e sfaccettato: iniziative per promuovere la collaborazione interculturale e  circolazione di conoscenza nei campi di elettricità, ferrovie, smaltimento delle acque e città intelligenti – settori in cui le firme francesi sono pronte ad intervenire ed investire per diffondere benessere e prosperità sia in Azerbaigian che nel Karabakh Superiore.

Lemoyne, infine, ha voluto ricordare in sede di conferenza stampa che l’interscambio commerciale tra i due Paesi è aumentato del 20% nonostante la pandemia e che la Francia – questo è estremamente importante – “ha sempre supportato l’integrità territoriale dell’Azerbaigian”.

La Francia durante la guerra del Nagorno Karabakh

Emmanuel Macron è stato l’unico statista europeo ad interessarsi seriamente e concretamente al dossier Nagorno Karabakh durante le ostilità dello scorso anno. Pur avendo, adesso, avallato un parziale e flebile riallineamento in direzione di Baku – fondamentale sia per la partecipazione al processo di ricostruzione che per la permanenza nel “nuovo Caucaso” –, nei mesi scorsi l’inquilino dell’Eliseo aveva supportato apertamente Yerevan, aprendo persino un canale di dialogo con Vladimir Putin, con il duplice obiettivo di rispondere alle pressioni della lobby armena parigina e di ostacolare l’agenda turca nella regione.

Ultimo ma non meno importante, il dinamismo francese nel Caucaso meridionale si spiega anche con un’altra ragione, meno politica e più metafisica: i sogni di grandeur eurasiatica di Parigi, un imperativo geostrategico mai del tutto morto e che Macron, guidato dalla visione dell’autonomia strategica e da una combinazione di gollismo ed universalismo napoleonico, ha ripreso e riportato in vita, dopo anni di oblìo.

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