In Francia il numero di contagi da Covid-19 sta subendo un’impennata nelle ultime settimane. Dal 10 al 16 agosto erano 16747 i casi accertati, passati a circa 23mila nella scorsa settimana, mentre nell’ultima settimana di luglio se ne contavano in totale 6407. Un aumento pari a quattro volte in un mese. Parimenti cominciano ad aumentare anche i ricoveri, che, come riporta il Corriere della Sera citando le parole del primo ministro Jean Castex, sono passati da 500 a 800 ogni sette giorni: “Sta succedendo qualcosa che gli scienziati non avevano previsto – ha detto Castex – Dobbiamo reagire adesso”.
Parigi corre ai ripari: da oggi è stato esteso a tutta la capitale l’obbligo di mascherina all’aperto che era già in vigore nelle zone più frequentate, e lo stesso provvedimento è stato preso anche in altre città come Marsiglia a Tolosa.
Ma cosa sta succedendo oltralpe? La Francia è già alle prese con la famigerata seconda ondata del virus?
Cerchiamo di guardare a cosa dicono gli esperti francesi in questi giorni per capire esattamente se davvero stiamo osservando il temuto ritorno del virus oppure no.
Innanzitutto anche a Parigi hanno escluso che Sars-CoV-2 possa essere mutato in favore di una forme meno virulenta: il ceppo modificato osservato da alcuni ricercatori in Malesia non circola in Europa. Sicuramente il numero più alto di contagiati è dato dall’elevatissimo numero di tamponi effettuati: sono stati infatti 547.867 i test effettuati nella settimana dal 10 al 16 agosto, in rapporto ai 457mila di quella precedente.
Infine con 90mila test al giorno effettuati in questa fine di agosto, rispetto ai soli 5.000 di metà marzo, è ovvio che le possibilità di trovare persone infette siano maggiori rispetto a prima. Va anche considerato, poi, che all’inizio dell’epidemia, la Francia ha riservato i suoi test ai malati più gravi. Impossibile, quindi, identificare i tanti pazienti lievi o asintomatici. Meno di un caso su dieci di Covid-19 è stato quindi rilevato e conteggiato durante quel periodo secondo studi effettuati dall’Institut Pasteur francese.
Nonostante questo l’aumento dei contagi è significativo, ed è passato da circa l’1% a settimana all’attuale 3% e non si spiega come sia possibile che in un solo mese i casi siano quadruplicati. Secondo Ségolène Aymé, direttrice del laboratorio di ricerca Inserm, la chiave per comprendere la situazione attuale è un’altra. “Non c’è bisogno di cercare spiegazioni complicate per questa discrepanza tra le curve (dei contagi oggi rispetto a un mese fa n.d.r.). Probabilmente il virus circola ad alto livello, ma le dinamiche riguardano ormai le fasce più giovani della società: ecco perché i casi gravi sono relativamente pochi. Le persone più a rischio, soprattutto gli anziani, si proteggono meglio” ha detto al quotidiano Le Monde.
Durante l’estate il virus è circolato molto più subdolamente tra le persone sotto i 40 anni, in gruppi di età in cui la percentuale di asintomatici è più alta e dove le complicanze sono più rare. Uno sviluppo probabilmente spiegato dal fatto che gli anziani prendevano più precauzioni rispetto ai più giovani. Si può quindi dire, secondo la ricercatrice, che il “modello di trasmissione” è cambiato.
Mircea Sofonea, docente di epidemiologia delle malattie infettive all’università di Montpellier, ci spiega invece perché i casi di ospedalizzazione siano ancora relativamente bassi rispetto al grande numero di contagiati.
Secondo il professore esiste uno “sfasamento” tra l’aumento del numero di casi rilevati e quello del numero di persone ricoverate, o morte, a causa dei tempi di incubazione (che vanno dai cinque ai sette giorni) e poi del peggioramento della malattia (dai sette ai dieci giorni). “Ci sono in media circa tre o quattro settimane tra contagio e morte” ha spiegato il professor Sofonea: dobbiamo quindi attendere i canonici quattordici giorni che passano tra contaminazione e ricovero, poi da altri otto a sedici prima della possibile morte “a seconda delle cure o profilo del paziente” per capirci di più.
Se il virus riuscirà a circolare maggiormente tra le persone a rischio e nelle fasce d’età più anziane dopo l’inizio dell’anno scolastico (che in Francia ricomincerà il primo settembre), è molto probabile che il numero dei ricoveri e dei decessi aumenterà dimostrando un ritardo con le tempistiche già indicate. Un’inerzia che, per molti osservatori, altera la percezione di pericolo da parte dell’opinione pubblica e complica la gestione della crisi sanitaria.
Una possibile nuova crisi sanitaria, però, non vedrà la Francia – e nemmeno gli altri Paesi tra cui l’Italia che teme più di tutti la seconda ondata a settembre visto l’aumento dei contagi dato dal ritorno dei “vacanzieri” – impreparata come l’inverno passato.
Oggi conosciamo come agisce Sars-CoV-2, sappiamo quali terapie effettuare per mitigare i sintomi della malattia, possiamo salvare (e guarire) più persone rispetto all’inizio di questa epidemia, in attesa che vengano pronti i vaccini.
Seimila casi in 24 ore, però, sono tanti per la Francia: sono il doppio della media del mese di aprile, quando Covid-19 imperversava ovunque in un’Europa praticamente chiusa, e anche l’andamento della curva dei ricoveri ospedalieri sparge timori nell’esecutivo francese.
Parigi corre ai ripari e dichiara 21 dipartimenti “zona rossa” mentre i vicini di casa, nella fattispecie Belgio e Germania, mettono in “lista nera” chi proviene da quei territori dove il contagio è più diffuso, con l’obbligo di sottoporsi a tamponi e di mettersi in quarantena in attesa del risultato. La Francia, quindi, sembra davvero che stia per affrontare una vera e propria seconda ondata, ma ne avremo la certezza solo nelle prossime due settimane.



