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Accontentare gli alleati, ma anche e soprattutto rosicchiare, passo dopo passo, nuove sfere di influenza in Asia. Emmanuel Macron ha ricalibrato gran parte della politica estera francese in base alle esigenze dell’Alleanza Atlantica. E la principale esigenza del fronte occidentale, capitanato dal ritorno di fiamma degli Stati Uniti di Joe Biden, è una: contenere l’ascesa della Cina. Tanto nel continente asiatico quanto nel resto del mondo. Ma se respingere l’avanzata cinese in Europa è relativamente semplice, mettere i bastoni tra le ruote di Pechino nell’Indo-Pacifico è questione ben più complessa. Tutto questo non sembra turbare particolarmente la Francia, intenzionata a consolidare la propria presenza nei mari asiatici affidandosi a due partner d’eccezione: Giappone e Australia.

Il triangolo Parigi-Tokyo-Canberra è una parte fondamentale del cosiddetto “asse indo-pacifico”. Un asse consolidato tra attori diversi tra loro, con obiettivi pure contrapposti, ma tenuto insieme dall’esigenza di bilanciare l’influenza del Dragone. Il problema di fondo, al netto della spada di Damocle che tale asse può rappresentare per la Cina, è tuttavia proprio questo: il fatto che ciascun Paese occidentale impegnato al largo del Mar Cinese agisca in nome della propria agenda. Detto altrimenti, la sensazione è che l’asse info pacifico sia retto più da un esigenza esplicita di contrastare la Cina che non dalla volontà di proporre un’alternativa a Pechino ai Paesi della regione.

La mossa di Macron

La Francia non scherza. Il contrammiraglio Jean-Mathieu Rey, a capo delle forze armate francesi nella regione asiatico-pacifica, Parigi ha stanziato tra l’Asia e l’Oceania un contingente di tutto rispetto, formato da 7-8 mila militari, 15 navi da guerra, 38 aerei di stanza permanenti. E ancora, come ha ben sintetizzato Le Monde, la portaerei a propulsione nucleare Charles-de-Gaulle, il sottomarino d’attacco a propulsione nucleare Emeraude, quattro aerei Ragale, il gruppo anfibio Jeanne d’Arc, la fregata stealth Surcouf e la portaelicotteri anfibia Tonnerre, soltanto per citare i mezzi chiave. Qual è il loro scopo? Semplice: partecipare, assieme agli alleati occidentali e locali, a manovre militari ben definite capaci di arginare l’egemonia della Cina.

La Francia deve però tenere a mente una sostanziale modifica rispetto al passato. Storicamente Parigi si è sempre autodefinita “potenza indo-pacifica”, e questo in virtù dei vari territori marittimi controllati, dalla Polinesia francese alla Nuova Caledonia. Ma la nuova alleanza a cui sta partecipando Macron ha trasformato i francesi in una “potenza dell’asse indo-pacifico”. Chiaro il significato: lo status della Francia nell’area asiatica non è più al di sopra di nessuno, ma anzi è collocato al pari degli altri alleati americani locali (Giappone, Australia e via dicendo).

Cosa cerca Parigi

È stato Donald Trump a riaccendere i riflettori sull’indo-pacifico. Da quel momento in poi, gli Stati Uniti hanno elevato il Quad a strumento per eccellenza (non solo politico, ma anche militare) per mandare chiari messaggi alla Cina. La Francia, che pure non fa parte di questa alleanza, ha fatto di tutto per non restare indietro ritagliarsi uno spazio nel cortile di casa cinese. Il motivo è semplice, e i funzionari francesi lo hanno capito fin da subito. Più delle rivendicazioni morali e ideologiche, la presenza di Parigi nell’Indo-Pacifico è giustificata dal fatto che gli interessi economici si stanno progressivamente spostando in questa regione. E restare fuori dal quadro, per chi come Macron sogna una Francia in grado di presenziare a ogni tavolo globale, rappresenterebbe un clamoroso autogol.

“Il baricentro dell’economia globale si è spostato dall’Atlantico al Pacifico”, ha fatto notare il ministero degli Esteri francese sul proprio sito. Nella regione si trovano poi sei membri del G20 (Australia, Cina, India, Indonesia, Giappone e Corea del Sud)” mentre “le rotte commerciali marittime che collegano l’Europa e il Golfo Persico all’Oceano Pacifico, attraverso l’Oceano Indiano e il Sud-Est asiatico, sono diventate molto importanti” e “la quota crescente della regione del commercio mondiale e degli investimenti significa che (la regione ndr) è in prima linea nella globalizzazione”. Considerando che la Francia è presente nella regione con i suoi territori d’oltremare (la regione ospita 1.5 milioni di francese), Macron non può certo aspettare inerme.