L’economia trova un forte sostegno nel settore dell’intelligence. E in Europa la Francia sembra aver intuito già da tempo la necessità di un rafforzamento “elettivo”, basato non sulla forza militare bensì su sistemi coercitivi d’influenza economica.

Già sede del Segretariato Generale dell’Interpol a Lione, la Repubblica francese è membro dell’Unione europea dal 1 gennaio 1958 e dello spazio di Schengen dal 26 marzo 1995.

Strategicamente focalizzata a manovre di accrescimento economico registra esportazioni per il 59% all’interno dell’Unione europea rispetto alla Germania 14 %, Spagna 8 % e Italia e Belgio 7 %. Nei paesi extra-Ue ha esportato invece per l’8 % negli Stati Uniti e per il 4 % in Cina.
Dati europei confermano che solo nel 2018 i bilanci d’oltralpe si sono incentrati a circa il 22,4% sul comparto dell’amministrazione pubblica, la difesa, l’istruzione, la sanità e l’assistenza sociale. Il commercio all’ingrosso e al dettaglio, i trasporti, i servizi alberghieri e di ristorazione a ben il 17,8 %, le attività professionali, scientifiche e tecniche; le attività amministrative e i servizi di assistenza al 14,0 %.

Sebbene i numeri fossero abbastanza confortanti per una potenza che è leader militare nel continente europeo, le politiche allo sviluppo economico hanno alimentato la necessità di nuove strategie. Ciò ha portato a considerare il sistema d’informazione, un vero e proprio supporto all’economia nazionale, utile a governare la guerra economica sistemica per interessi nazionali.

Cos’è la guerra economica sistemica?

Guardando Washington, da oltre quarant’anni Parigi ha sviluppato “skills” nel campo dell’intelligence economica, imparando a gestire le trattative con la concorrenza commerciale e a “decifrare le interazioni tra le parti interessate che si affrontano sul mercato mondiale”, come in una partita di scacchi.

Da questa sua citazione, Il fine artigiano della letteratura d’intelligence Christian Harbulot spiega, come sussista la necessità di allargare la visione a molteplici e varie manovre informative per vincere gare d’appalto nelle economie emergenti. L’analisi e studio continuo sull’anticipazione dell’evoluzione delle modalità operative, consente oggi a Parigi una capacità elevata nella decriptazione di pratiche offensive di guerra economica, sia nel decifrare le strategie di accerchiamento cognitivo, sia nell’analizzare il valore di operazioni sulla manipolazione della conoscenza .

Il dominio sistemico e l’accerchiamento cognitivo.

Lo stesso direttore dell’Ecole de la Guerre Economique, definisce il concetto di guerra economica sistemica come “una forma di dominio che evita di ricorrere all’uso del potere militare per imporre una supremazia duratura”. Esso non agisce nel sottomettere l’obbiettivo con la forza, ma di renderlo dipendente dalla tecnologia. Inoltre chiarisce che nella guerra economica sistemica, l’attore che produce un attacco, riduce il più possibile l’uso della forza visibile e privilegia le molteplici forme di accerchiamento cognitivo. La strategia ha lo scopo dl’instaurare una relazione di dipendenza e continuità con l’avversario, mantenendolo, in armonia con le leggi, all’interno di un ambiente di sottomissione. Infine, come riportato in Cahiers de la Guerre Economique si evidenzia che “l’azione di una guerra economica è specifica”, essa agisce mediante l’interferenza dei sistemi d’informazione, un hacking puntuale o duraturo di reti, un dominio tecnologico nel campo delle infrastrutture e creazione di una situazione di dipendenza. Per cui quell’espressione di “volontà” nell’imporsi, mediante la creazione di dipendenze materiali e immateriali genera una modalità di dominio di natura sistemica.

La Francia leader “segreto” dell’UE?

Washington, senza dubbio è l’indiscusso autore delle più straordinarie narrative dell’intelligence economica. L’arte di armare le interdipendenze è stata fondamentale durante i conflitti non dichiarati della guerra fredda e Parigi sembra aver assimilato la lezione. Con l’apertura dell’Accademia dell’intelligence europeo, lo scorso febbraio, l’Eliseo ha assunto sicuramente un ruolo di leader e di coordinamento dei servizi segreti per gli stati dell’Unione europea.

D’altronde l’esperienza maturata a causa del terrorismo e nelle politiche di gestione dei territori ultramarini, ha sicuramente fornito ai transfrontalieri, la conoscenza su come interfacciarsi con più attori ed interlocutori nel panorama internazionale. Questo potrebbe rivelarsi prezioso, in una percezione di un blocco unico europeo, soprattutto nel quadro di condivisione delle politiche di difesa, controterrorismo ed il mantenimento della pace.

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