La Francia contro Francesca Albanese per le parole su Israele. Ma ecco cosa ha detto davvero la relatrice Onu

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Stanno facendo molto discutere le parole di Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi, al recente Al Jazeera Forum organizzato dall’emittente qatariota. La Francia, oggi, tramite il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot, ha detto che calendarizzerà una proposta per privare la giurista campana dell’incarico che ricopre dal 2022, sostenendo che nelle sue dichiarazioni ci sarebbero parole che “prendono di mira non il governo israeliano, di cui è lecito criticare la politica, ma Israele come popolo e come nazione, il che è assolutamente inaccettabile”.

Il riferimento è a un passaggio dell’intervento in cui Albanese nota che “come umanità abbiamo un nemico comune”, che il Quai d’Orsay ritiene implicitamente riferito a Israele. Albanese parla di questo nemico comune dopo una condanna del genocidio palestinese, e dei video che mostrano spezzoni dell’intervento distanti tra loro montati artificialmente quando in realtà, più o meno dal minuto 2 del video, si può notare che Albanese citi il “nemico comune” dopo un’ampia digressione sul sistema che sostiene Israele. La stessa relatrice Onu italiana aveva avuto modo di spiegare ieri la sua presa di posizione.

Le posizioni di Albanese espresse qui o in altri contesti possono piacere o meno e la stessa relatrice più volte è stata contestata su singole dichiarazioni e prese di posizione. Ma certamente un dato di fatto emerge: per quanto nette e radicali, le parole di Albanese non citano mai l’espressione “Israele nemico comune dell’umanità” che molte fonti giornalistiche nostrane hanno ripreso e che il governo francese sembra aver elevato a giustificazione della sua richiesta di bando.

Il dato concreto è che di queste parole esplicite da parte di Albanese non c’è traccia. E che probabilmente la Francia eleva a caso internazionale quella che è una battaglia politica interna. A far partire la polemica è stata Caroline Yadan, deputata all’Assemblea Nazionale francese per Ensemble per la Republique, il campo presidenziale centrista e liberale che sostiene il presidente Emmanuel Macron e il primo ministro Sebastien Lecornu. Proprio Yadan ha diffuso per prima la citazione apocrifa in un’interrogazione parlamentare a Barrot, che dal 2024 guida la diplomazia transalpina.

https://twitter.com/CarolineYADAN/status/2020586424509026328

Yedan spesso riprende sui suoi profili social Hillel Neuer, direttore del think tank radicalmente filoisraeliano UN Watch.. Barrot ha ripreso le prese di posizione dell’alleata, riportando nelle sue dichiarazioni di ritenere Albanese “un’attivista politica che fomenta discorsi d’odio che indeboliscono la causa del popolo palestinese, che afferma di difendere, e delle Nazioni Unite. In nessun modo e in nessun modo la signora Albanese può parlare a loro nome e ne tradisce lo spirito”. Parole dure che rispondono alla necessità di sanare una dinamica politica interna.

Il governo Lecornu è appena sopravvissuto a un voto di fiducia sulla legge finanziaria in cui i centristi, i socialisti e il centro destra di Les Republicains gli hanno confermato il sostegno. Tra i gollisti, la giovane deputata repubblicana Shannon Seban è in prima linea contro Albanese da tempo e denuncia l’antisemitismo crescente nella società francese. Nel question time parlamentare dell’11 febbraio l’Albanese è stata attaccata da molti deputati centristi. Per Barrot, spingere contro la relatrice Onu è stata una mossa finalizzata a placare una coalizione di governo fragile e litigiosa. Il problema è che è stata promossa sulla base di parole fuorvianti. Si può condividere o meno il discorso di Albanese sull’esistenza di un sistema coeso che rema come un nemico comune contro l’umanità sostenendo i massacri di Gaza. Non si può, invece, costruire una narrazione politica e giornalistica su dichiarazioni apocrife e mai pronunciate per come sono letteralmente riportate. La Francia crea un caso internazionale per una dinamica prettamente locale. Un disastro politico e comunicativo che mostra la crisi dell’era tramontante della macronia di potere.