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La famiglia Bin Laden è nota a livello internazionale soprattutto per le attività terroristiche di un suo membro: Osama Bin Laden. Fondatore di Al Qaeda, lodato come combattente anti sovietico negli anni ’80 dalla stampa occidentale, negli anni Novanta diventa minaccia principale con la sua organizzazione terroristica che mira ad esportare la jihad in tutto il mondo. Poi arriva l’11 settembre, gli attacchi alle torri gemelle e tutto quanto ne segue sotto un profilo mediatico. Ma Osama Bin Laden è soltanto un membro di una vasta famiglia saudita, che affonda le proprie fortune nell’edilizia e nell’amicizia con la casa reale dei Saud. Questa famiglia, ad oggi, appare letteralmente caduta in disgrazia. 

L’epopea della famiglia Bin Laden

Le origini di questo casato sono piuttosto umili. Tutto parte dall’iniziativa di Mohamed bin Laden, padre di Osama. Nato nel 1908 non lontano da Al Mukalla, nell’attuale Yemen, le cronache degli anni Venti lo indicano come un giovane emigrato in Arabia Saudita senza istruzione. Per mantenersi lavora come facchino portuale a Gedda, finché nel 1930 grazie ai risparmi accumulati ed al suo senso degli affari riesce ad aprire una propria attività commerciale nel settore dell’edilizia. Sono quelli gli anni in cui ‘Abd Al Aziz bin Saud fonda il regno saudita, il quale ottiene l’indipendenza nel 1932. Mohamed Bin Laden riesce a diventare molto amico del primo re saudita, tanto da iniziare ad avere diversi appalti importanti da Riad fino a la Mecca e Gedda. Inizia così un’ascesa nel mondo degli affari che pone la famiglia Bin Laden come la più ricca del paese, dopo i Saud. 

Mohamed bin Laden nel corso della sua vita ha 22 mogli e 56 figli, tra cui per l’appunto Osama Bin Laden che nasce nel 1957. La sua compagnia diventa la più importante del regno: non c’è grande progetto edilizio in Arabia Saudita che non ha lo “zampino” dell’azienda di Bin Laden. Mohamed muore in un incidente aereo (strano scherzo del destino visto il motivo per il quale è noto Osama Bin Laden) nel 1967. La sua fortuna viene lasciata ai tanti figli che proseguono la sua opera. A differenza dei Saud, i Bin Laden vivono una vita più austera e meno vocata al lusso ed all’ostentazione della ricchezza. I rapporti tra le due famiglie continuano a fare le fortune dei Bin Laden. 

La famiglia Bin Laden in “disgrazia” 

Tutto questo fino al 2015. Nemmeno l’attentato dell’11 settembre 2001, che ha fatto del nome Bin Laden quasi un sinonimo della jihad internazionale, produce tanti danni alla famiglia quanto l’avvento della nuova governance in seno ai Saud. Nel 2015 muore infatti Re Abd Allah ed a succedergli è Re Salman, attuale sovrano che pone il figlio, Mohammed bin Salman, nelle posizioni di vertice fino a nominarlo nel 2017 principe ereditario del regno. 

Il 2015 è l’anno della caduta del prezzo del petrolio, così come dell’inizio della sciagurata avventura bellica dei sauditi nello Yemen. Elementi questi che causano gravi buchi di bilancio nelle casse dei Saud, i quali sono costretti a rinunciare a numerosi progetti anche di natura edilizia. Re Salman blocca molte opere in progetto, tante di queste sono costruzioni edilizie miliardarie affidate ai Bin Laden. A complicare il quadro per la famiglia non reale più ricca del paese, ci si mette anche un incidente che nel settembre 2015 provoca il crollo di una gru vicino la grande moschea di La Mecca. L’episodio, accaduto all’interno di un cantiere dell’azienda dei Bin Laden, provoca 107 vittime e lede l’immagine della famiglia. A questo punto i bilanci della società iniziano a non essere più rosei, i cantieri ed i lavori a cui i Bin Laden prestano servizio sono sempre meno. Decine di lavoratori rimangono senza stipendio, il governo di Riad avvia una causa legale contro la società e, in generale, i rapporti tra i Bin Laden ed i Saud iniziano a deteriorarsi dopo decenni di collaborazioni varie.

Le mosse di Mohamed bin Salman

Inizialmente, secondo la ricostruzione fornita dalla Reuters, Mohamed bin Salman ha intenzione di avvicinarsi al gruppo dei Bin Laden. Nel 2015 infatti, prima della scalata al potere sua e del padre, sarebbe pervenuta a Bakr Bin Laden, presidente della società, una proposta di ingresso nell’azienda da parte del figlio del sovrano. Sempre alcune fonti contattate dalla Reuters dichiarano che Bakr Bin Laden esita di fronte a questa proposta, fatto piuttosto raro considerando come i Bin Laden difficilmente rispondano negativamente ad una proposta di un membro dei Saud. Anche se alcuni funzionari sauditi smentiscono le velleità di Mohamed bin Salman di entrare in società, secondo altre fonti invece la proposta ha come fine ultimo quella di risollevare le sorti di un’azienda che risente del calo del prezzo del petrolio e dell’incidente di La Mecca del settembre 2015.

L’iniziativa non va comunque in porto. Se la situazione tra il 2015 ed il 2016 non sembra rosea per i Bin Laden, i guai veri e propri hanno inizio nel novembre 2017. In quel mese Mohammed bin Salman, nel frattempo divenuto principe ereditario e uomo più potente del regno, attua una feroce politica di repressione. Ufficialmente si tratta di misure anti corruzione, in realtà vengono sbattuti in dorate galere costituite da lussuose stanze d’albergo decine di potenziali oppositori. Vengono infatti arrestati principi, sceicchi, imprenditori e uomini d’affari. Tra questi in elenco risultano anche i fratelli Bakr, Saleh e Saad Bin Laden. Molti di coloro che vengono arrestati in quei giorni sono costretti a cedere miliardi di dollari personali o di azioni di importanti società allo Stato. 

Non fa eccezione la famiglia Bin Laden. Il 36% del colosso immobiliare creato dal padre finisce nelle mani di una società chiamata Istidama. Si tratta di un ente in cui convogliano numerosi investimenti e dove viene dirottata anche una parte delle ingenti somme sequestrate per volere di Mohammed bin Salman. Istidama sarebbe controllata, sempre secondo la Reuters, direttamente dal ministero delle finanze e dunque il 36% dell’azienda Bin Laden che la famiglia ha dovuto cedere diventa di fatto statale. Il passaggio, obbligato da Mohamed bin Salman, viene descritto come fondamentale per ridare linfa ad un’azienda in crisi. Ma in realtà, oltre alla confisca di parte dell’azienda, ai Bin Laden vengono tolte molte proprietà personali.

Ville, Ferrari, prodotti di lusso, nonché conti correnti: ai fratelli Bin Laden viene confiscata parte della loro ricchezza accumulata. Ai familiari non colpiti direttamente dalla scure di Mohamed bin Salman, viene comunque impedito di andare all’estero e numerosi conti correnti vengono congelati. Oggi i fratelli Bin Laden, ad accezione di Bakr, sarebbero tutti liberi ma fortemente limitati nella loro attività. L’azienda attualmente ha più di cento cantieri, tra cui anche uno inerente il maxi progetto Neom, un immenso distretto commerciale voluto dallo stesso bin Salman. Ma i rapporti tra Bin Laden e Saud sembrano definitivamente compromessi. La famiglia che annovera al suo interno anche il fondatore di Al Qaeda, non sembra più quella potente di appena pochi anni fa. Potrebbe essere, secondo molti, la fine di una lunga ed incredibile saga iniziata negli anni ’30. 

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