La diplomazia dei panda, promossa e attuata dalla Cina negli ultimi anni per migliorare le sue relazioni con gli altri Paesi, sembrerebbe esser giunta al capolinea. Almeno per quanto riguarda gli Stati Uniti.

L’indizio piĂą evidente arriva proprio dagli Usa, dove i tre esemplari di panda gigante ospitati dallo Smithsonian National Zoo di Washington torneranno oltre la Muraglia alla fine dell’anno, archiviando così quello che per decenni è stato un simbolo degli scambi amichevoli tra l’America e il Dragone nell’ambito della diplomazia basata sui simpatici mammiferi amanti del bambĂą.

Secondo la stampa statunitense la restituzione degli animali, pur essendo prevista dagli accordi tra i due Paesi, rifletterebbe il progressivo aumento delle tensioni tra le maggiori potenze mondiali. Ricordiamo che il primo panda gigante è arrivato negli Usa dalla Cina nel 1972: un dono seguito alla storica visita nel Paese asiatico dell’allora presidente Richard Nixon.

I tre panda dello Smithsonian non saranno gli ultimi a dover tornare in Cina: lo Zoo di Atlanta, nello Stato Usa meridionale della Georgia, restituirĂ  i suoi quattro esemplari al Paese asiatico entro la fine del prossimo anno.

La fine della diplomazia dei panda

Dennis Wilder della Georgetown University ha definito questa tendenza una “diplomazia punitiva dei panda”. Wilder ha sottolineato come diversi zoo americani abbiano perso i loro panda negli ultimi anni, così come Scozia e Australia starebbero affrontando evenienze simili, senza alcun segnale di rinnovo dei loro accordi del prestito delle bestiole.

La Cina ha attualmente prestato 65 panda a 19 Paesi attraverso “programmi di ricerca cooperativa”. La missione dichiarata di questi programmi consisterebbe nel proteggere gli animali, che sono soliti essere rispediti in Cina una volta raggiunta la vecchiaia. Di pari passo, tutti i cuccioli nati all’estero vengono rimandati a Pechino e dintorni al raggiungimento dei tre o quattro anni di etĂ .

I panda furono offerti per la prima volta come doni diplomatici dalla Cina già durante la dinastia Tang (618–907). La tradizione è continuata fino a questo secolo e viene spesso definita “diplomazia dei panda”.

Il messaggio della Cina

Nel 1984, la diplomazia dei panda subì un primo, importante cambiamento. Da quel momento in poi gli animali non venivano più offerti in dono ma dati in prestito per 10 anni, periodo che poteva essere prorogato.

Questo passaggio ha permesso alla Cina di continuare a promuovere la propria immagine all’estero e anche di costruire la “guanxi”, un termine cinese che indica un rapporto di fiducia tra le parti. Il prestito dei panda, non a caso, è stato visto come una promozione di partenariati reciproci tra la Cina e i Paesi beneficiari.

Gli esperti dell’UniversitĂ  di Oxford hanno condotto uno studio sulla diplomazia dei panda, notando che la Cina li affitta ai Paesi con cui ha stretto accordi commerciali. Kathleen Buckingham della School of Geography and the Environment di Oxford si è chiesta perchĂ© lo zoo di Edimburgo avesse dei panda mentre lo zoo di Londra no. Ha provato a darsi una risposta: “Probabilmente perchĂ© la Scozia ha risorse naturali nelle quali la Cina vuole partecipare”. In ogni caso, il ritorno dei panda a Pechino rischia di essere lo specchio di gravi tensioni in arrivo tra il gigante asiatico e gli Stati Uniti.

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