L’embargo imposto dai membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc) al Qatar a partire da giugno del 2017 sembra stia finalmente arrivando a una fine e l’occasione per questa ritrovata amicizia potrebbe essere la Arabian Gulf Cup. Il torneo calcistico, che si terrà proprio a Doha, vedrà la partecipazione tra gli altri di Arabia Saudita, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti, tutti Paesi che hanno imposto un blocco navale, aereo e terrestre contro il Qatar, accusando la monarchia qatarina di sponsorizzare i Fratelli musulmani, considerati dai membri del Gcc un’organizzazione terroristica. Lo sport quindi potrebbe essere l’occasione giusta per ricucire i rapporti tra i Paesi del Golfo a due anni e mezzo dalla rottura tra Doha e il resto del gruppo.

I segnali di distensione

Della possibile pace tra il Qatar e il Gcc si vocifera già da tempo, da quando cioè sono emersi alcuni segnali che indicavano un lento riavvicinamento tra le parti e una riduzione del livello di ostilità nei confronti di Doha. L’annuncio della partecipazione di Saudita, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti è infatti solo l’ultimo indizio di una possibile riconciliazione con il Qatar, che ha fatto seguito – per citare un esempio – a un allentamento della campagna comunicativa contro la monarchia qatarina portata avanti negli ultimi due anni via social dall’Arabia Saudita. Una “de-esclation” abbracciata anche dal Qatar, che aveva ugualmente condotto una campagna diffamatoria in rete contro il nemico saudita. Ma a rendere ancora più evidente un riavvicinamento tra le parti è statala partecipazione del primo ministro del Qatar, Khalifa al Thani, alla riunione di emergenza del Gcc tenutasi alla Mecca e indetta dall’Arabia Saudita subito dopo gli attacchi alle petroliere nel Golfo dell’Oman. Era la prima volta dall’inizio dell’embargo che un alto funzionario del Qatar prendeva parte a un meeting del Consiglio.

A lanciare un segnale verso la riconciliazione a inizio ottobre era stato anche l’emiro del Kuwait, che fin dal primo momento ha ricoperto il ruolo di mediatore tra le potenze del Golfo. Lo sceicco al-Sabah ha sottolineato nel suo intervento i danni che questa disputa stava causando e come la mancata collaborazione tra i Paesi avesse indebolito la forza del Gcc. Proprio questo punto insieme all’attuale situazione in Medio Oriente e al cambio di strategia degli Usa nella regione sono alla base della distensione dei rapporti tra Qatar e Arabia Saudita.

Il ruolo degli Usa

A determinare il cambio di passo nelle relazione con il Qatar sono stati gli ultimi sviluppi nella regione, ma soprattutto un particolare evento e le sue dirette conseguenze: l‘attacco del 14 settembre contro le struttura dell’Aramco. Un’operazione la cui responsabilità non è mai stata accertata, anche se il dito è stato presto puntato contro gli houthi yemeniti e l’Iran loro alleato. L’attacco ha messo in grave difficoltà Riad, che non è riuscita a prevenire i danni alle sue stazioni petrolifere nonostante l’acquisto per milioni di dollari del sistema di difesa made in Usa, il Patriot. Il 14 settembre l’Arabia Saudita ha quindi dovuto fare i conti con la propria vulnerabilità e sulla – in parte – inaffidabilità della tecnologia americana. Ma non è solo una questione di sistemi di difesa. Ad aver agitato il sonno della monarchia saudita è stato soprattutto il mancato sostegno degli Usa quando Riad ha accusato l’Iran di essere il vero responsabile dell’attacco, costringendo l’Arabia Saudita a fare marcia indietro per evitare un conflitto aperto che sarebbe stato molto probabilmente privo dell’appoggio americano. In una situazione già così delicata, tra l’altro, il presidente Donald Trump ha pensato solo a presentare ai Saud il conto delle spese militari sostenute dagli Usa per il dispiegamento di 3mila soldati americani nel loro Paese in funzione anti-Iran.

Se questi episodi avevano già minato la credibilità degli Stati Uniti come alleato affidabile per gli Stati del Golfo, la decisione presa da Trump di abbandonare al loro destino i combattenti curdi ha convinto ancora di più Riad della necessità di trovare un’alternativa. È in questo senario che può quindi essere letto il riavvicinamento con il Qatar, con l’obiettivo finale di ricompattare i membri del Gcc e aumentare così la forza del Gruppo a livello regionale. Il tempo degli Usa protettori delle monarchie del Golfo sembra aver fatto il suo tempo e gli Stati che fino ad ora avevano fatto affidamento su Washington dovranno trovare un modo per riempire questo vuoto.