La storia può materializzarsi in diverse forme, e molto spesso anche le infrastrutture e i loro percorsi raccontano molto delle vicissitudini dei popoli, delle loro dinamiche di interdipendenza e delle loro relazioni. La ferrovia, in questo contesto, gioca un ruolo emblematico: soprattutto tra il XIX e il XX secolo, i treni furono lo strumento principale con cui gli Stati e gli imperi puntavano a rafforzare la loro coesione economica e sociale interna.
L’Impero Ottomano affidò allo sviluppo ferroviario una fetta consistente della sua rincorsa alla modernità: oltre al celebre Orient Express che connetteva Istanbul all’Occidente, infatti, la Sublime Porta realizzò, dopo una consistente iniezione di capitali tedeschi, la ferrovia dell’Hegiaz, che si snodava da Damasco a Medina per integrare la parte araba dell’impero prima di subire gli attacchi dei guerriglieri guidati da Lawrence d’Arabia.
Da allora il Medio Oriente non è più stato in pace e tra i popoli, molto spesso, si sono alzate cortine insuperabili. Tuttavia, in alcuni contesti, proprio i treni hanno rappresentato un nuovo fattore di unità: nel mese di febbraio, ad esempio, il ripristino dei collegamenti Damasco-Aleppo ha segnalato un certo ritorno alla normalità nella Siria martoriata dalla guerra. E sulla strategia ferroviaria ora sembra voler puntare anche Israele, in uno sforzo politico-strategico che unisce l’obiettivo di aprirsi ai Paesi sunniti della regione con quello, considerato esiziale da Tel Aviv, di isolare il rivale iraniano.
Il viaggio del ministro israeliano in Oman
Yisrael Katz, responsabile dei Trasporti (e anche dell’ Intelligence), è stato in Oman dal 6 all’ 8 novembre per partecipare a un summit sulla viabilità regionale, nel corso del quale ha presentato un ambizioso progetto per una ferrovia che, partendo da Haifa e interessando i Territori palestinesi e la Giordania, arrivi poi al territorio saudita e ai restanti Paesi del Golfo.
Bypassando la Siria, la ferrovia ricalcherebbe parzialmente la storica ferrovia ottomana di inizio Novecento. Come riportato dal Times of Israel, Katz ha dichiarato che la nuova ferrovia potrebbe creare importanti opportunità commerciali nella regione e ne favorirebbe la riappacificazione. Lo sbarco del Ministro in Oman non è stato certamente casuale, dato che segue di poco la visita di Benjamin Netanyahu al sultano Qaboos bin Said dello scorso 26 ottobre.
Dopo aver incassato due successi diplomatici tanto importanti, Tel Aviv ha lanciato la sua iniziativa per i “binari di pace” capaci di collegare Israele a Paesi che non ne riconoscono attualmente la legittimità ma con cui è interessata a normalizzare, sul lungo periodo, le relazioni e vengono definiti “pragmatici”. Dove per pragmatismo si intende, chiaramente, la volontà di scendere a patti con lo Stato ebraico in nome della comune contrapposizione all’Iran.
Israele a tutto campo nel Golfo
La diplomazia israeliana è negli ultimi mesi fortemente proiettata sui Paesi del Golfo, assieme all’Africa subsahariana la regione in cui Tel Aviv può raccogliere i frutti migliori per la sua azione.
Come riporta La Stampa, infatti, i tour in Oman di Netanyahu e Katz non sono stati casi isolati. “Anche la responsabile dello Sport, Miri Regev, è stata in visita ad Abu Dhabi per un torneo di judo durante il quale, in seguito alla vittoria dell’atleta israeliano, per la prima volta è stato eseguito l’inno nazionale in un Paese arabo senza relazioni formali con Israele. Poco dopo, il Ministro delle Comunicazioni Ayoub Kara ha partecipato a una conferenza a Dubai. Da mesi, si parla di una possibile svolta in arrivo da Riad nei confronti del governo israeliano, sostenuta dall’ Amministrazione Trump in funzione anti-Iran”.
E tra gli obiettivi della nuova ferrovia destinata a snodarsi da Haifa vi sarebbe anche quello di “aggirare la dipendenza regionale dal fondamentale snodo dello stretto di Hormuz, che divide le coste della Penisola arabica dall’Iran, e che Teheran spesso minaccia di bloccare”.
Lo Stato ebraico amplifica, dunque, la sua proiezione regionale. E sui binari della ferrovia della pace punta a espandere il fronte delle sue alleanze nel contesto di una sfida con l’Iran divenuta oramai esistenziale. Se il progetto dovesse realizzarsi, il Medio Oriente sarebbe ancora più polarizzato. Da un lato, la ferrovia garantirebbe una grande convergenza tra Israele e le potenze sunnite; dall’altro si compatterebbe quella “Mezzaluna sciita” che rappresenta il retroterra strategico dell’Iran. Aprendo una nuova tappa nel “Grande Gioco” che coinvolge da decenni quest’area tormentata del mondo.