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Politica

La ferrovia che potrebbe cambiare la storia del Medio Oriente

La tratta ferrata internazionale progettata dal Gcc potrebbe creare un'alternativa allo Stretto di Hormuz e ridisegnare la storia del Golfo.

La penisola arabica ha assistito negli ultimi anni a un importante sviluppo infrastrutturale, tuttavia solo di recente i governi della regione hanno investito sul trasporto ferroviario. Rispetto al potenziale, determinato soprattutto dall’imponente disponibilità finanziaria di cui godono le casse dei Paesi in questione, le linee ferrate sono complessivamente ancora poco sviluppate. C’è una ragione ben precisa alla base: quando si parla di ferrovia, si parla anche di interconnessione. Le petromonarchie hanno puntato di più sul trasporto aereo e marittimo, vitali entrambi per la connessione con il resto del mondo ma non in grado di connettere la propria regione di appartenenza. E questo perché a dominare i rapporti tra i governi della penisola arabica, sono state più le logiche legate alle rivalità che quelle incentrate sull’integrazione. Adesso però la situazione potrebbe cambiare per via dell’accelerazione imposta dalla guerra in Iran: i Paesi che si affacciano sul Golfo Persico, hanno tutti la necessità di trovare delle alternative commerciali allo Stretto di Hormuz e la ferrovia si presenta ad oggi come soluzione migliore.

Il progetto del Gcc

Così come sottolineato da Stacy VanDeveer e Firmesk Rahim su AsiaTimes, i leader della penisola arabica hanno iniziato a parlare della necessità di una maggiore integrazione regionale già nel 1981. In quell’anno è stato dato vita al Gcc, il Gulf Cooperation Council, con l’obiettivo di integrare gradualmente le economie del Golfo. E, in particolare, dei sei Paesi fondatori del Gcc: Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait e Oman. I buoni propositi non sempre sono stati tramutati in fatti. Del resto, la storia recente parla di rivalità mai sopite all’interno della penisola arabica e addirittura di guerre mancate. Come quella del 2017 tra Arabia Saudita e Qatar, quando Riad ha imposto un pesante embargo a Doha e si è preparata a un’eventuale invasione dell’emirato. Così come oggi appare sempre più importante la rivalità politica tra sauditi ed emiratini, i quali portano avanti due agende internazionali di segno completamente opposto.

Tra i vari progetti lanciati dal Gcc e rimasti per anni ostaggio delle politiche dei Paesi dell’area, vi è quello di una ferrovia capace di collegare tutti i punti più nevralgici della regione. A partire dal 2009, le mappe contenenti le nuove tratte ferrate sono tornate di attualità. I sei Paesi del consiglio del Golfo hanno infatti ripreso in mano il progetto, con l’intento di arrivare nel giro di 15 anni all’inaugurazione di un sistema ferroviario comune. Le tensioni politiche hanno dilatato i tempi, ma ora si parla di 2030 come data realistica in cui veder inaugurate le nuove opere. Anche perché, nel frattempo, diversi governi si sono mossi a livello interno: l’Arabia Saudita ha costruito l’alta velocità tra La Mecca e Medina, così come tra Riad e il confine giordano e sempre da Riad verso Damman. Nello scorso mese di giugno invece, sono stati gli emiratini a inaugurare la ferrovia tra Abu Dhabi e Fujairah, città sempre più strategica in quanto dotata di un porto affacciato sul Golfo dell’Oman. Secondo le commissioni del Gcc che si occupano del progetto, nel giro di 4 anni sarà possibile vedere inaugurata l’interconnessione tra i tratti sauditi, emiratini e quelli che verranno costruiti in Kuwait, Qatar e Oman.

Verso un cambiamento politico e culturale

Basta prendere una cartina geografica per comprendere come un’interconnessione del genere risponda pienamente all’esigenza di creare un’alternativa a Hormuz. Il sistema ferroviario del Gcc permetterebbe di portare le merci via treno dal Kuwait all’Oman, così come dal Mar Rosso al Golfo dell’Oman. Un modo per aggirare lo stretto oggetto di contesa ad oggi tra Usa e Iran. Per centrare l’obiettivo del 2030 però, non serve soltanto aprire i cantieri. La costruzione della ferrovia non implica solo la possibilità di usufruire di una grande opera, c’è molto altro: un sistema ferrato integrato implica anche un’interconnessione politica ed economica della regione. Il successo di una ferrovia internazionale dipende infatti dall’integrazione dei vari sistemi. Impossibile cioè pensare al funzionamento delle linee ferroviarie del Gcc se, come spesso accaduto in passato e come in parte accade ancora oggi, le tensioni tra i Paesi interessati portano a embarghi e chiusure dei confini.

In Italia l’unificazione dei fusi orari è avvenuta a fine ‘800 grazie all’esigenza di garantire uniformità negli orari ferroviari, l’Europa stessa ha conosciuto una maggiore integrazione grazie ai corridoi garantiti dalle tratte ferrate, la Cina oggi sta reggendo una fetta consistente del proprio export su un sempre più imponente sistema ferroviario. La corsa dei treni cioè ha sempre avuto impatti significativi non legati unicamente al sistema infrastrutturale. Il tragitto della ferrovia voluta dal Gcc potrebbe cambiare volto alla penisola arabica, spingendo la regione verso una maggiore integrazione tanto politica quanto economica. Una sfida forse difficile, ma su cui soffia l’ambizione forte di tutti i Paesi nel trovare nuove rotte commerciali. Anche perché l’interconnessione potrebbe non essere soltanto interna al Golfo: diversi governi europei e non solo, stanno progettando tratte ferrate capaci di connettere il Vecchio Continente con le penisola arabica via ferrovia tramite la Siria, l’Iraq e la Giordania. Un’occasione importante che potrebbe spostare diverse caselle nell’intricato mosaico mediorientale.

Fonti:

https://asiatimes.com/2026/08/railway-can-transform-persian-gulf-politics-and-global-security/

https://www.railwaygazette.com/infrastructure/2013/09/26/saudi-railway-company-seeks-operating-concessionaire

https://www.aljazeera.com/news/2025/12/8/saudi-arabia-and-qatar-sign-high-speed-rail-deal-to-link-capitals

https://www.tradearabia.com/news/CONS_273893.html

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