L’Alto Adige (Südtirol) torna al centro del dibattito nazionale. A far discutere, in queste ore, è stato il gesto della neo-sindaca di Merano, Katharina Zeller, la quale si è tolta la fascia tricolore subito dopo che il sindaco uscente, Dario Dal Medico, gliel’aveva posta sulle spalle. Il momento, immortalato in un video di Tv33, ha visto un evidente scambio teso tra i due. “Devi metterla”, ha insistito Dal Medico, mentre Zeller, visibilmente sorpresa, ha rimosso la fascia, optando per il medaglione con lo stemma della città, tradizionale distintivo dei sindaci altoatesini.
Il gesto ha immediatamente sollevato un vespaio di critiche, con accuse di mancanza di rispetto verso i simboli della Repubblica. Zeller, tuttavia, ha prontamente chiarito la sua posizione: “La mia reazione non deve essere interpretata come un disprezzo verso il tricolore o i simboli della Repubblica. Indosserò la fascia con rispetto in tutte le occasioni previste dal protocollo, come hanno sempre fatto i miei predecessori di lingua tedesca”. La sindaca ha poi puntato il dito contro Dal Medico, accusandolo di aver compiuto un gesto “provocatorio” e “fuori dalle consuetudini locali”, percepito come una “sfida personale” in un momento già carico di tensione. Zeller ha sottolineato che il suo gesto è stato “istintivo, umano, e in nessun modo politico o simbolico”. Ha espresso rammarico per eventuali sensibilità urtate, ribadendo il suo impegno per un dialogo tra i gruppi linguistici e il rispetto dei valori repubblicani.
Se davvero – come dice – è stata provocata, Zeller ha commesso un errore. Forse dettato dalla tensione del momento. Ma pur sempre un errore. Anche perché, durante la campagna elettorale, la neo-sindaca dell’Svp (partito altoatesino moderato e liberale) ha ottenuto l’endorsement e il sostegno di una larga fetta di italiani a Merano, che hanno apprezzato volontà superare le divisioni etniche e identitarie, come ha dichiarato ai giornali locali. Divisioni e tensioni che però sono state fomentate, in questi giorni, da un articolo che ha preso di mira, ancora una volta, Jannik Sinner.
Le parole di Augias su Sinner
Nell’articolo pubblicato su Le Repubblica Corrado Augias ha definito Jannik Sinner “un italiano riluttante” e “italiano per caso, figlio dell’ambigua situazione di quella città del Trentino-Alto Adige”. Non contento, Augias ha osservato che l’italiano di Sinner sarebbe “stentato”, il che è stato percepito come un attacco non solo al campione ma a un’intera comunità.
Sinner è nato e cresciuto a San Candido, a pochi chilometri dal confine con l’Austria. Un simbolo di eccellenza sportiva, un giovane che ha portato il tennis italiano ai vertici mondiali. Definirlo “riluttante” o “italiano per caso” non solo ignora il suo percorso, ma riduce la sua identità a stereotipi che poco hanno a che fare con la realtà. Sinner, come molti altoatesini di lingua tedesca, è cresciuto in un contesto bilingue, dove italiano, tedesco (e il ladino) convivono. Il suo italiano, lungi dall’essere “stentato”, è il frutto di un’educazione figlia multiculturale, figlia della geografia. Da quando in qua è una colpa provenire da una terra di confine? Un approccio etno-nazionalista da parte di uno degli zelanti adulatori del progressismo globalista. Curioso.
L’Autonomia garante della convivenza pacifica
In queste ore, in molti hanno colto la palla al balzo per prendere di mira l’autonomia del Trentino Alto-Adige. Come tutti i territori di confine, la Provincia Autonoma di Bolzano, in particolare, ma anche quella di Trento, hanno una storia del tutto particolare, figlia della geografia. Alcuni dati di cui prendere atto: la popolazione altoatesina si divide principalmente in tre gruppi linguistici: il 69,4% è di madrelingua tedesca, il 26% italiana e il 4% ladina. Il gruppo tedesco discende dai ceppi germanici, alemanni e baiuvari, che si stabilirono nella regione durante le migrazioni verso Sud. Il gruppo italiano, il più “giovane” dal punto di vista storico, vide un forte incremento durante il fascismo. Infine, il gruppo ladino, il più antico, rappresenta invece una testimonianza viva della romanizzazione delle Alpi.
Una convivenza che non è sempre stata priva di tensioni. Anzi. Periodi difficili e altrettanto drammatici, come la “notte dei fuochi” e gli attentati dinamitardi, hanno segnato la storia dell’Alto Adige. Tuttavia, grazie a un lungo percorso, si è giunti a un modello di autonomia che rappresenta oggi un esempio di gestione della diversità. E che è stato preso come modello, in passato, per una possibile risoluzione della guerra in Ucraina e in altri contesti.
Errori da una parte e dall’altra
Se, da una parte, il gesto della neo-sindaca di Bolzano rappresenta evidentemente un errore (a cui, però, la stessa Zeller ha tentato di porre rimedio), dall’altra articoli come quelli di Augias, di certo non aiutano a superare e stemperare le tensioni etniche in Alto Adige. Che, nonostante le problematiche, rimane un esempio virtuoso di convivenza.