L’ex presidente della Bolivia Evo Morales torna a parlare dal suo esilio in Argentina, a pochi mesi dalla prossima tornata elettorale volta a dare un nuovo governo eletto al Paese, dopo la fase di transizione guidata da Jeanine Anez.

Nella sua intervista alla testata giornalistica francese Le Monde, l’ex leader del Mas ha espresso la propria posizione riguardo all’attuale gestione del sistema politico boliviano ed ha espresso i suoi dubbi circa la legittimità della prossima tornata elettorale, nella quale concorrerà per un posto in qualità di senatore. Nonostante la sua attuale condizione di esilio volontario lo abbia tenuto lontano dalle strade e dalle piazze che hanno contribuito alla sua ascesa politica, la speranza di tornare ancora una volta ad occupare un posto di rilevanza nella politica dell Bolivia è ancora viva, nell’attesa che l’attuale situazione si stabilizzi.

La critica agli Stati Uniti

Dalla sua base in Argentina, Morales ha espresso la propria rabbia verso l’attuale governo di transizione della Anez, accusando l’attuale presidentessa di aver ordito un colpo di stato nei suoi confronti, con il sostegno degli Stati Uniti. Quest’ultimi avrebbero – secondo Morales – fatto nel suo Paese la stessa cosa che senza successo hanno provato a fare con il Venezuela di Nicolas Maduro, rovesciando il governo eletto per instaurare una dittatura cui obiettivi fossero maggiormente in linea con le volontà del Pentagono.

Secondo la sua visione, Washington sarebbe alla base delle destabilizzazione che stanno colpendo i Paesi dell’America latina non allineati con le sue posizioni, come appunto la Bolivia ed il Venezuela, arrivando a promuovere una serie di golpe come nello scorso secolo. Tuttavia, il popolo della Bolivia non si lascerà sottomettere alle ingerenze estere ed il suo partito non ha nulla da temere nella fiducia della popolazione, come evidenziato dalle ultime elezioni che, nonostante l’accusa di brogli, si sono rivelate un plebiscito. Ed una volta che un esponente del Mas verrà rieletto, potrà pensare a fare finalmente rientro nel Paese, abbandonando la vita da nomade negli ultimi mesi.

In Bolivia non c’è libertà di espressione

Le critiche al governo (dittatura, stando alle sue parole) sono state rivolte anche in seguito all’arresto del candidato Gustavo Torrico, attivista del Mas di lunga data e fedelissimo di Morales. In questo scenario, secondo le sue parole, le più basilari libertà di espressione non sono garantite e l’opposizione politica che ancora lo sostiene viene arrestata indiscriminatamente. Tutto questo, in ultima istanza, non giova alla già in crisi democrazia del Paese, che potrà stabilizzarsi soltanto a seguito di nuove elezioni.

Dopo non aver commentato la scelta di Anez di correre alle proprie presidenziali, Morales si è ancora soffermato sulla spaccatura nella gestione della crisi successiva alle dimissioni del suo partito, che in parte ha riconosciuto il nuovo governo di transizione. Secondo lui la scelta, benché effettuata a fin di bene, non farebbe altro che legittimare un governo non riconosciuto, non votato e soprattutto alla mercé degli interessi stranieri, mentre il Paese dovrebbe tornare a fare l’interesse del popolo e dei lavoratori.

Mas è l’unico difensore degli indigeni

In questo scenario, Mas si dovrebbe ergere come unico difensore dei diritti della popolazione indigena della Bolivia, per evitare che anche la Bolivia cada nelle logiche internazionali che porterebbero alla distruzione del suo apparato economico. Sotto il suo governo, stando a quanto riferito a Le Monde, il Paese avrebbe attraversato un periodo di crescita economica e di accresciuta prosperità. I nuovi indirizzi presi dal governo di transizione ed una sua eventuale elezione definitiva rischiano invece di invertire la tendenza, facendo cadere La Paz nel baratro dell’incertezza verso il proprio futuro.

Le prossime elezioni, data la delicatezza della questione, dovrebbero essere effettuate alla presenza di osservatori internazionali in grado di garantirne la legittimità: che allo stato attuale non può fornirne invece la certezza. In fondo, dalle urne uscirà infatti un vero e proprio verdetto di innocenza o di colpevolezza dell’ex leader, convinto comunque che il popolo sia ancora dalla sua parte; nonostante le grandi avversità che hanno colpito la sua persona ed il suo Paese negli ultimi quattro mesi..

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