È in arrivo una nuova direttiva dell’Unione europea per regolamentare i mercati finanziari. Markets in Financial Instruments Directive, o più semplicemente MIFID II, è il nome della nuova direttiva che entrerà ufficialmente in vigore il prossimo 3 gennaio 2018 nei Paesi dell’Unione. MIFID II è la naturale continuazione di MIFID, ovvero la direttiva che aveva regolato i mercati finanziari europei dal 2007. Considerato però l’andamento della crisi finanziaria che dal 2008 ha colpito senza sosta l’Unione europea, da Bruxelles si è deciso di “rafforzare” quanto già era scritto.
Maggiore trasparenza e tutela degli investitori
I concetti espressi sono, infatti, sempre gli stessi. Trasparenza e tutela degli investitori. Vediamo ora più nello specifico cosa MIFID II avrebbe implementato rispetto al suo “vecchio parente”. Riportava Wall Street Italia che la nuova direttiva prevede l’obbligo per l’intermediario finanziario (banche, fondi, assicurazioni ecc.) di indicare chiaramente i costi del servizio, quelli che in inglese vengono comunemente denominati “fee”. Fino ad oggi infatti le banche che fornivano ai clienti servizi di investimento, hanno indicato i costi di servizio solamente in percentuale. Da oggi vi è l’obbligo di indicarlo in termini assoluti.
Quindi, per fare un esempio, se un cliente decide di investire 5.000 € su un certo prodotto finanziario, la banca dovrà indicare chiaramente che il costo di servizio annuo è di 100 € (il 2%). Un modo per dare al cliente una visione concreta e “tangibile” di quale cifra comunque andrà a perdere, a prescindere dall’eventuale guadagno. Un’altra modifica visibile riguarda la scelta del “target” da parte dell’intermediario. Ovvero in base a quale criterio la banca sceglie di associare uno specifico prodotto finanziario a un dato cliente all’interno dell’Unione europea.
D’ora in poi i prodotti devono essere disegnati e circoscritti in relazione a un cliente ben preciso per esigenze, disposizione al rischio, capacità e competenze finanziarie. Si fa inoltre specifico riferimento alla ricerca di “personale preparato”, al rafforzamento delle autorità di vigilanza e alla rinuncia, da parte degli intermediari finanziari, a concedere eccessive remunerazioni agli operatori in base ai guadagni ottenuti. In questo modo si cercano di limitare i rischi di investimento per i clienti.
Una direttiva arrivata molto in ritardo
Si può dunque notare come niente di eccezionalmente nuovo o innovativo sia stato applicato per incrementare il vecchio MIFID da parte dell’Unione europea. Anzi, sorge, quasi spontanea, la domanda sul perché principi così elementari, come l’indicazione precisa della cifra da pagare in tassa, o la scelta del prodotto in base alle esigenze del cliente, siano stati introdotti così tardi. Un MIFID II introdotto dall’Unione europea con qualche anno di anticipo avrebbe potuto limitare i danni di disastri finanziari come quello recente che ha colpito il Banco Santander o le Banche Popolari in Italia. Certo, si può sempre ribattere con un “meglio tardi che mai”, tuttavia rimangono ancora dei punti oscuri nello stesso MIFID II.
Innanzitutto un appunto va fatto al linguaggio assolutamente incomprensibile per i profani della materia, con cui è stata redatta questa direttiva. Considerando che le banche, oggetto della direttiva, propongono investimenti finanziari pressoché a tutti i clienti (famiglie, operai, artigiani e lavoratori in generale), sarebbe utile che cambiamenti così importanti siano compresi da tutti i soggetti coinvolti.
L’ennesima scorciatoia per aggirare le regole
Vi è poi un’altra questione che pone in dubbio l’efficacia stessa del MIFID II. Riportava Bloomberg come Deutsche Bank sia molto attiva nella preparazione all’entrata in vigore della nuova direttiva. In particolare sul portale finanziario si poneva enfasi sul fatto che la banca tedesca sia diventata una “Systemic internaliser”. Cosa significa? Si tratta di un attore finanziario (es. banca), che su una base frequente, organizzata e sistemica, sviluppa il proprio fondo eseguendo ordini dei clienti al di fuori dei mercati regolamentati. Si tratta quindi per lo più di operazioni speculative sui prodotti derivati.
Un modo per “aiutare i clienti prima che i nuovi obblighi entrino in vigore”, dice Mario Muth di Deutsche Bank per Bloomberg. Si tratterebbe dunque di un modo per aggirare le regole che entreranno in vigore e continuare a operare su mercati ad alto rischio per i clienti. Sulla natura del “Systemic internaliser” si è espresso anche l’ESMA, Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati. “ESMA è dell’avviso che un’attività SI (Systemic Internaliser) sia caratterizzata da transazioni ad alto rischio che avranno un impatto sul profitto e le perdite del fondo dell’intermdiario”. Parole piuttosto chiare. Ecco che il MIFID II non potrà essere altro che un leggero palliativo per un sistema, quello finanziario, che continuerà ad andare sulla sua strada. Verrà dunque il tempo di ricorrere ai ripari con un MIFID III, poi con unMIFID IV e così via, come in un sistema di scatole cinesi.