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Il cardinale Pietro Parolin è un segretario di Stato tenuto molto in considerazione tanto nelle stanze vaticane quanto in quelle in cui si disegnano gli scenari della diplomazia internazionale. L’impronta che Parolin è riuscito a dare alla sua azione ha contribuito ad un ritorno sulla scena della politica estera della Santa Sede. L’uomo di Chiesa originario della provincia di Vicenza – differentemente dal suo predecessore – è un diplomatico di carriera. Una diversità di provenienza che molti usano far notare. Ma il cardinale Parolin è anche uno tra i prelati più citati per la successione a Papa Francesco. In questo articolo, il Catholic Herald ha descritto Parolin come il cardinale uscito vincente da una vera e propria “guerra civile vaticana”, ponendolo, così come già fatto da Magister e da altri vaticanisti, nella condizione di poter rappresentare la sintesi curiale tra il fronte “progressista” e quello “conservatore”. Parolin – insomma – sarebbe stato individuato come l’uomo meglio quotato per la successione a Bergoglio, ma il Conclave ha delle dinamiche che le previsioni giornalistiche difficilmente riescono ad intuire. 

Quali sono state le occasioni in cui Parolin si è particolarmente distinto per il suo operato? Il viaggio più significativo del ministro degli Esteri del Papa è stato certamente quello in Russia. In quella circostanza, Parolin ha convenuto con il Patriarcato di Mosca sulle priorità da affrontare per la questione siriana: sconfiggere il terrorismo, in primis, per poi occuparsi della stabilità politica. Sempre durante l’incontro con la Chiesa ortodossa, il segretario di Stato ha ribadito la vicinanza del pontefice e della Chiesa cattolica alla “società russa”. Dichiarazioni che hanno alimentato voci (molto forzate)  di una certa contiguità tra le posizioni del cardinale in politica estera e quelle di Vladimir Putin. Parolin – in ogni caso – ha fatto sì che quella del cattolicesimo tornasse ad essere una presenza costante sui tavoli della diplomazia globale. Fedele alla sua missione di pacificatore internazionale, il cardinale si è speso moltissimo anche per la risoluzione della crisi venezuelana. Il Vaticano non ha mai apertamente espresso posizioni favorevoli all’opposizione di Maduro, ma ha più volte sottolineato l’esistenza di “scompensi sociali” dovuti all’azione governo presieduto dall’ex ministro degli Esteri venezuelano, arrivando a chiedere a quest’ultimo di sospendere la Costituente. Proprio in queste ore, poi, Parolin ha inviato un messaggio alle istituzioni europee in virtù del sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma. Il segretario di Stato si è auspicato che: ” l’Europa” torni “all’altezza dei compiti che le spettano, facendola uscire da un immobilismo che rischia di trasformarsi in decadenza”. La centralità del compito internazionale dell’Europa è stato ribadito anche quando, in un incontro con gli episcopati della Comunità Europea, il cardinale ha citato l’urgenza di “aggiornare l’idea di Europa” riportando in auge il tema della centralità della persona. 

Il cardinale conviene, tanto nella dottrina quanto nella pastorale, con il pontefice sulla necessità dell’accoglienza ai migranti, ma sembra avere un occhio di riguardo anche per la sempre più evidente crisi dell’ identità europea. La multilateralità della sua formazione – inoltre – accompagnano l’azione del ministro degli Esteri vaticano sin dal suo insediamento: Parolin si è formato in Nigeria, Messico, Cina e Vietnam. Ma se Parolin è così vicino a Bergoglio da dove proviene questa riflessione secondo cui potrebbe rappresentare la soluzione alla chiacchierata divisione interna? Secondo il giornalista Antonio Socci , esisterebbero delle differenze di vedute tra papa Francesco e il capo della diplomazia vaticana. Se Bergoglio e Galantino rappresenterebbero l’ “estremismo immigrazionista”, Parolin si collocherebbe in modo più mediano. E sempre a Parolin – infine – si dovrebbe la decisione di scaricare in modo definitivo Maduro: una scelta che non sarebbe stata effettuata con altrettanta chiarezza da parte del pontefice. Retroscena, voci, macchinazioni giornalistiche: qualunque sia la verità sul binomio Bergoglio – Parolin, la cosa certa è che la Chiesa è tornata ad essere una protagonista effettiva dello scacchiere geopolitico globale. 

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