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Una delle più celebri frasi contenute ne L’arte della guerra, trattato militare cinese attribuito a Sun Tzu, sostiene che il “meglio del meglio” non sia “vincere cento battaglie su cento” ma “sottomettere il nemico senza combattere”. Volontariamente o meno, questa massima ha plasmato la politica estera della Cina contemporanea, soprattutto per quanto concerne due tematiche sensibilissime ai fini della riunificazione nazionale. Stiamo parlando della riannessione totale di Hong Kong e Taiwan sotto il controllo di Pechino.

Se l’ex colonia britannica, diventata ufficialmente una regione amministrativa speciale cinese nel 1997, è stata di fatto silenziata e “ripresa” dalla Mainland dopo mesi carichi di tensioni e l’approvazione di una legge, quella sulla sicurezza nazionale, arrivata soltanto al termine di durissimi scontri, la questione taiwanese è ancora tutta da scrivere. Il presidente cinese Xi Jinping è stato chiaro: la “provincia ribelle”, presto o tardi, sarà riannessa alla madrepatria.

Piccolo problema, che poi così piccolo non è: a Taipei, dove governa il Partito Progressista Democratico non ne vogliono sapere di abbandonare la loro indipendenza, contornata da un sistema politico democratico, per convergere sotto il socialismo con caratteristiche cinesi. A complicare la situazione troviamo il legame invisibile che unisce Taiwan e Stati Uniti, con questi ultimi – almeno a parole – pronti a supportare e sostenere l’isola da un’eventuale aggressione di Pechino.

Questione demografica

Altro che assalti aerei, sbarchi anfibi o ipotetici bombardamenti. La questione taiwanese potrebbe sorprendentemente risolversi senza che venga sparato un solo colpo di cannone. L’intera pratica, addirittura, potrebbe evaporare come neve al sole senza bisogno di alcun tipo di scontri armati. Il motivo sta tutto nei dati demografici di Taiwan. Come ha sottolineato il sito Asia Times, l’isola può vantare il tasso di natalità più basso di ogni altra entità politica al mondo e, a meno di rimedi, rischia di svanire nel corso dei prossimi 50 anni.

Il tasso di fertilità totale taiwanese si attesta intorno a un figlio per ciascuna donna. A Taipei e dintorni vivono circa 23 milioni di abitanti. Una quantità minore rispetto al numero riscontrabile in una delle grandi metropoli cinesi continentali, come Shanghai, Chongwing e Chengdu, e nettamente inferiore rispetto agli 1.4 miliardi di cinesi che vivono oltre lo Stretto di Taiwan. In altre parole, è possibile che il declino demografico dell’isola possa indebolire la sua importanza con il passare del tempo.

Anche perché gli analisti di mezzo mondo hanno acceso i riflettori sui problemi demografici cinesi, sottolineando che, con un tasso di fertilità pari a 1,69, il Paese sarebbe invecchiato rapidamente, con gravi conseguenze sociali ed economiche. Ebbene, Taiwan (tasso di fertilità stimato: 1,15) incarna problemi demografici ben peggiori della Repubblica Popolare Cinese.

Scenari e possibilità

A meno che le politiche sociali di Taiwan trovano il modo di invertire il citato trend, è lecito attendersi un graduale declino demografico dell’isola e una sua possibile assimilazione cinese senza la necessità di spargimenti di sangue. Del resto la Cina ha ristabilito il controllo che voleva su Hong Kong utilizzando l’arma della pazienza. A differenza di quanto si aspettavano diversi commentatori occidentali, Pechino non ha inviato neppure un carro armato. Xi, in concerto con la governatrice locale Carrie Lam, ha semplicemente atteso il momento adatto per far passare la legge sulla sicurezza nazionale, lasciando che le proteste locali si sgonfiassero da sole. Il Dragone potrebbe usare un approccio simile anche con Taiwan.

Attenzione però, perché c’è sempre da considerare lo scenario peggiore (descritto, tra l’altro, nel romanzo 2034 appena uscito in Italia): una guerra tra Stati Uniti e Cina. La sensazione è che la Repubblica Popolare possa conquistare l’isola con la forza soltanto nel caso in cui gli Stati Uniti decidesse di stanziare truppe a Taipei – come esorta l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Usa, John Bolton – o se Washington dovesse di fatto riconoscere il governo taiwanese. Certo è che, al netto della questione demografica taiwanese, una guerra con Taiwan epicentro del conflitto è una possibilità che deve essere presa in considerazione.