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Nel pieno della crisi politica italiana, il presidente del Consiglio Mario Draghi vola al di là del Mediterraneo, in Algeria. Un blitz per il quarto vertice intergovernativo italo-algerino che arriva non soltanto in una fase di instabilità interna, ma anche nel pieno della crisi energetica internazionale. E dal momento che l’Algeria è per l’Italia il primo fornitore di gas (la seconda è la Russia sorpassata già prima dell’inizio della guerra in Ucraina), l’incontro del premier con il presidente Abdelmadjid Tebboune non può essere considerato solo come un vertice di cortesia istituzionale.

La missione del governo si preannuncia in discesa. Il rapporto tra i due Paesi appare sempre più solido, confermato dalla visita di Sergio Mattarella a novembre (ricambiata a maggio), e da quella di Draghi ad aprile e dall’annuncio di pochi giorni fa da parte di di Sonatrach, il colosso algerino degli idrocarburi, di aumentare di 4 miliardi di metri cubi le forniture di gas all’Italia per il 2022. Una notizia che ribadisce la centralità di Algeri per gli interessi di Roma (e viceversa) e che aiuta a comprendere, ancora una volta, l’importanza del fronte nordafricano: un’area fondamentale sotto diversi aspetti, da quello della sicurezza a quello più urgente dell’approvvigionamento energetico. Dal momento che la spinta internazionale non riguarda solo la cosiddetta transizione energetica, ma anche la diversificazione delle fonti e lo sganciamento dalla dipendenza dal gas russo, i rapporti con i partner che possono contribuire a questo scopo sono fondamentali. E l’Algeria, di cui l’Italia è cliente, è certamente fondamentale già sotto questo aspetto. Non solo per l’Italia, ma anche per tutta l’Europa. Nel momento in cui Gazprom ha deciso ridurre la quantità di oro blu esportata in Europa, Sonatrach rappresenta un’azienda-chiave per soddisfare il fabbisogno energetico del Vecchio Continente.

Algeri non può certo sostituire la Russia, ma il flusso di gas da sud può rappresentare una vera e propria svolta nelle relazioni tra Europa e Mosca. Con tutto ci che può conseguire anche sul piano dell’importanza del fronte sud per il blocco atlantico e la centralità delle reti di gasdotti del Mediterraneo come nuovo hub dell’energia. Una partita per il futuro dell’energia europea da non prendere sottogamba, tanto più che, per esempio, l’Italia si trova in una posizione di netto vantaggio rispetto a un potenziale concorrente come la Spagna che con l’Algeria ha più di qualche conto in sospeso. Per far capire questi sviluppi, bastano i dati riportati da Agenzia Nova, che cita il bollettino statistico di Enagas. Per il Paese iberico, le importazioni di gas dall’Algeria nella prima metà del 2022 sono diminuite del 41,11% rispetto allo stesso periodo del 2021.

La complessità delle relazioni italo-algerine si comprende poi da altri elementi riguardano i rapporti tra le due sponde del Mediterraneo. Il gigante guidato dal presidente Tebboune è uno dei pochi fattori di stabilità all’interno dell’area nordafricana in particolare di quella centrale. Per l’Italia, che deve fare i conti con una Libia in stato di conflittualità perenne, Algeri è un partner essenziale anche per il suo aiuto nella stabilizzazione di un’area così critica anche sotto il profilo dei flussi migratori. C’è poi da risolvere definitivamente il tema delle Zone economie esclusive, che l’Italia ha ripreso l’anno scorso grazie a una legge ad hoc.

Inoltre, e questo è un elemento che viene spesso sottovalutato nella lettura dei rapporti con l’Algeria, il Paese nordafricano è uno dei più importanti alleati della Russia nella regione. A maggio, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, è sbarcato nella capitale algerina affermando la volontà di portare la cooperazione “a un livello superiore”. I due Stati non collaborano solo sul fronte del gas, di cui sono tra i principali produttori mondiali, ma anche su questioni di importanza centrale nello scacchiere internazionale, come il mercato della difesa. Algeri non ha mai rinnegato l’amicizia con Mosca nemmeno dopo l’inizio della guerra in Ucraina, e questo indica che ancora oggi discutere con la leadership nordafricana possa essere una sorta di canale di dialogo ulteriore e parallelo con il Cremlino.

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