Una serie di violenti scontri tra dimostranti e forze di polizia, nella città di Beirut, ha provocato solo nella giornata di sabato il ferimento di circa 160 persone ed un ulteriore peggioramento della crisi che affligge il Libano. Le forze di sicurezza avevano impiegato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, prima che i tafferugli avessero luogo, per cercare di disperdere i manifestanti che si trovavano nei pressi del Parlamento nazionale. Un tentativo, quest’ultimo, che evidentemente non ha avuto successo e che ha poi causato una degenerazione del confronto tra le parti. Le proteste hanno colpito il Libano sin dal 17 ottobre e si sono rinforzate nel corso di questa settimana a causa dei ritardi che stanno impedendo la formazione di un nuovo esecutivo. I manifestanti accusano la classe politica libanese di aver trascinato il Libano nella peggiore crisi economica degli ultimi decenni e pretendono che il nuovo esecutivo venga formato da personalità indipendenti e senza la partecipazione dei movimenti politici tradizionali.

Un problema serio

La crisi finanziaria del Libano e la scarsità di moneta hanno portato gli istituti di credito ad imporre severi limiti al ritiro di dollari americani ed un blocco sui trasferimenti verso l’estero: una situazione esplosiva che ha portato molti libanesi, che vengono pagati in valuta americana, ad avere gravi problemi di contante. Le banche, nel corso degli ultimi mesi, sono state attaccate in più occasioni dai dimostranti che hanno talvolta danneggiato le facciate degli istituti di credito o distrutto gli sportelli automatici per il prelievo. I problemi economici del Paese sono aggravati dalla carenza di stabilità politica: il Libano è senza governo ormai dal 29 ottobre quando il premier Saad Hariri, considerato un alleato dell’Occidente e degli Stati del Golfo, si era dimesso a causa delle proteste popolari. Un piccolo passo in avanti verso la formazione di un nuovo esecutivo era giunto nel mese di dicembre quando Hassan Diab era stato designato premier dal Presidente della Repubblica. Il percorso del possibile nuovo governo sarà, però, in salita: il Libano è tra gli Stati più indebitati al mondo e sussistono preoccupazioni in merito alla sua capacità di ripagare il dovuto ai creditori.

Una situazione esplosiva

I problemi di Beirut non sono però limitati alle mere questioni economiche ma sono anche legati, piuttosto strettamente, al difficile contesto demografico e geopolitico del Paese. Il Libano è stato colpito, tra il 1975 ed il 1990, da una sanguinosa guerra civile che ha provocato gravissime perdite vite umane e che ha costretto una parte rilevante della popolazione ad emigrare verso l’estero. Le diverse comunità nazionali, dai musulmani sunniti a quelli sciiti passando per i cristiani maroniti ed i drusi, costituiscono dei veri e propri mondi a parte ben distinti dall’autorità statale e condizionano lo sviluppo e le dinamiche politiche nazionali. Queste comunità convivono, talvolta precariamente, all’interno di uno Stato che risente di queste differenze e che beneficerebbe, invece, del radicamento di un sentimento di unità nazionale. I rapporti difficili con Israele e la guerra civile che coinvolge la Siria, inoltre, rendono ancora più difficile dipanare il bandolo di una matassa che rischia di travolgere le fondamenta stessa della stabilità di Beirut.

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