Il presidente americano Donald Trump ed il suo omologo sudcoreano Moon Jae-in hanno avuto una lunga conversazione telefonica in merito a quale approccio adottare nei confronti di Pyongyang sul tema denuclearizzazione. I due hanno concordato sulla serietà della situazione e sul fatto che bisognerà cercare di ottenere dei risultati dai negoziati tra le parti, come riassunto da una nota diffusa dalla presidenza sudcoreana. La Corea del Nord ha mostrato segni d’impazienza in merito alla stasi nelle trattative ed ha imposto a Washington una scadenza a fine anno per cambiare la politica di denuclearizzazione unilaterale voluta dalla Casa Bianca. Esponenti dell’amministrazione nordcoreana hanno avvertito gli Stati Uniti di non ignorare la scadenza e l’avvicinarsi della fine del 2019 induce a pensare che potrebbero esserci nuovi sviluppi in merito alle dinamiche politiche della penisola coreana.

Alta tensione

Il burrascoso rapporto personale tra Trump e Kim ha conosciuto, nel corso dei mesi, alti e bassi. Ad una prima fase conflittuale è seguita una riappacificazione tra i due che si sono persino incontrati presso la linea di demarcazione tra Corea del Nord e Corea del Sud. Il meeting ha avuto un grande valore simbolico ma non ha prodotto risultati concreti in grado di sbloccare, in maniera definitiva, la spinosa questione delle atomiche nordcoreane. Trump, nel corso dell’incontro svoltosi a Londra per il 70esimo anniversario della fondazione della Nato, ha detto di avere ancora fiducia nel leader nordcoreano ma ha anche espresso incertezza in merito alla possibile denuclearizzazione di Pyongyang.  La Corea del Nord ha recentemente lanciato dei missili a largo delle sue coste orientali e questo gesto è stato interpretato dagli analisti come un monito agli Stati Uniti per rispettare la scadenza di fine anno in merito ad un cambio di strategia. Il rischio, però, è che queste provocazioni possano rendere ancora più difficile la risoluzione della questione, destinata a trascinarsi ancora per un certo tempo.

Le prospettive

Le dinamiche della penisola coreana rischiano di essere influenzate anche dalla controversia in atto tra Washington e Seoul in merito alla condivisione dei costi delle truppe americane di stanza in Corea del Sud. Gli Stati Uniti hanno chiesto a Seoul di contribuire, con almeno 5 miliardi di dollari, ai costi di gestione dei 28.500 soldati presenti in loco: una spesa quintuplicata rispetto ai 900 milioni erogati attualmente dalla Corea del Sud. I negoziati tra le parti non hanno, al momento, prodotto risultati e c’è chi teme che una stasi prolungata possa portare il presidente Trump a ridurre i numeri del contingente. Le prospettive della crisi coreana, dunque, dovranno tenere conto anche dei rapporti non più idilliaci tra gli alleati: la presenza dei soldati americani, in ogni caso, è un importante tutela per le esigenze difensive sudcoreane ed una riduzione rischierebbe di provocare serie conseguenze sullo scacchiere locale.

Gli esiti delle trattative con Pyongyang, invece, richiedono una serie di compromessi da parte di tutte le parti in causa e un generale ammorbidimento delle posizioni espresse tanto da Washington quanto dalla Corea del Nord. Al momento sembra difficile che ciò possa avvenire ed anzi nuove incertezze sembrano addensarsi sul cielo della penisola coreana.

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