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Il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha reso noto che Teheran intende stringere un accordo di cooperazione con Mosca ed ha definito le relazioni bilaterali come “strategiche”. L’annuncio ha avuto luogo nel corso della visita ufficiale svolta da Zarif nella Federazione Russa e le tempistiche scelte dal ministro degli Esteri non sono casuali: nel marzo del 2021, infatti, scadranno una serie di intese in ambito militare e petrolchimico siglate nel 2001. Teheran è impegnata nel cementare le sue partnership più significative, nello specifico con Cina e Russia, per fronteggiare la crescente minaccia rappresentata dagli Stati Uniti e rafforzarsi sullo scenario internazionale. Mosca e Teheran condividono una serie di interessi strategici in Medio Oriente: entrambe appoggiano la presidenza di Bashar al-Assad in Siria, considerano lo Stato Islamico come nemico e vogliono riportare l’Iraq nell’ambito della propria sfera di controllo.

Dalla padella alla brace

La tensione tra Iran e Stati Uniti ha raggiunto nuovi picchi nel corso del 2020: l’uccisione del Generale Qassem Soleimani in Iraq da parte di un drone americano nel gennaio del 2020 e le scaramucce nel Golfo Persico sono stati dei veri e propri avvertimenti per la leadership del Paese mediorientale. Che, evidentemente, li ha presi piuttosto seriamente anche perché consapevole che ogni passo falso può costituire un punto di non ritorno. Nel Paese l’insoddisfazione popolare è sempre più forte sia a causa della grave crisi economica, dovuta sia alle sanzioni americane che ad un nuovo aumento nei contagi di Covid-19 (che ha già ucciso 15mila persone e ne ha infettate più di 280mila). L’aggravarsi dell’emergenza sanitaria ha costretto il governo ad imporre nuove misure restrittive che, però, contribuiscono ad aumentare la disoccupazione ed a far peggiorare il tasso di povertà. Nel mese di aprile un Think thank del Parlamento iraniano aveva previsto che almeno 6.43 milioni di cittadini avrebbero perso il lavoro a causa della crisi. Numeri che non possono non lasciar pensare a nuove rivolte e proteste in grado di infuocare ulteriormente un quadro già complesso.

Gli interessi di Mosca

Ci sono diversi motivi che spingono la Russia e l’Iran a potenziare le relazioni bilaterali, anche dal punto di vista commerciale. I rapporti con l’Iran consentono a Mosca di espandere il proprio export e di affermarsi in Medio Oriente. L’Iran può offrire alla Federazione Russa un grande mercato interno ed essendo sottoposto a sanzioni è interessato alle offerte russe. Teheran ha recentemente stipulato un accordo di libero scambio con l’Unione Economica Euroasiatica, un’organizzazione regionale dello spazio post-sovietico dominata da Mosca, che ha portato alla scomparsa dei dazi su oltre 70 prodotti ed al loro abbassamento su altri 503. La cooperazione è piuttosto rilevante anche nel settore della difesa, grazie allo svolgimento di esercitazioni militari congiunte ed in quello geopolitico (come in Afghanistan). La presenza delle sanzioni americane non ha impedito ad Iran e Russia di siglare un memorandum di cooperazione in ambito energetico e più nello specifico riguardante l’estrazione, l’esplorazione e la produzione di petrolio e gli investimenti nei settori industriali petroliferi, in quelli legati al gas ed in quelli petrolchimici. Il manto di protezione fornito dal Cremlino, in parole povere, potrebbe dissuadere Washington da azioni di forza nei confronti di Teheran e consentire al Paese di poter svolgere, in tranquillità, la convalescenza necessaria per superare un 2020 terribile. Il rischio, però, è che una volta superata la transizione l’Iran non sia più lo stesso Paese e che dovrà accettare sempre più compromessi con Mosca e con la Cina, con cui sono in corso le trattative per un accordo da 400 miliardi di dollari che renderà più pregnanti i rapporti economici, militari e politici tra le parti. L’autonomia del Paese potrebbe dunque essere a rischio.