Alle parlamentari di ottobre è iniziata la scrittura di un nuovo capitolo della storia della Polonia, che vedrà il paese tornare nell’alveo delle potenze regionali che contano e, forse, acquisire uno status egemonico fra i paesi dell’ex patto di Varsavia destinato ad esacerbare le già difficili relazioni con la Russia.

Il sogno dell’eminenza grigia Jarosław Kaczyński di creare una nazione economicamente forte, militarmente sicura, socialmente coesa, ed energeticamente indipendente, è più vicino che mai alla realizzazione e si sta arricchendo di un nuovo, importante, tassello: il nucleare.

Il sogno atomico

Diritto e Giustizia (PiS) ha preso in carico l’ardua missione di incamminare il paese verso la transizione verde e l’indipendenza energetica entro la prima metà degli anni 2020, con l’obiettivo di emanciparsi dalla dipendenza dal gas russo e fungere da un piccolo hub energetico che, partendo dalla regione Visegrad, giunga fino all’Ucraina. I lavori per raggiungere lo scopo sono in pieno corso e, fino ad oggi, hanno portato ad incrementi massicci degli investimenti nello sviluppo delle rinnovabili, nel potenziamento degli impianti di raccolta e distribuzione di gas naturale liquefatto importato dall’estero, e nel gasdotto baltico.

Ad oggi, la Polonia, lungi dal raggiungere la sicurezza energetica, resta, inoltre, uno dei paesi più carbone-dipendenti del Vecchio Continente sin dal secondo dopoguerra, anche perché, su essa, pesa come un macigno l’aver ereditato dall’epoca comunista una struttura industriale essenzialmente pesante, la cui trasformazione si è rilevata negli anni estremamente difficile ed onerosa. Nonostante i tentativi di de-carbonizzare il settore energetico, ancora oggi l’80% dell’elettricità è prodotta attraverso il carbone – una leggera diminuzione rispetto all’impressionante 98% dei primi anni ’90.

Il nucleare potrebbe essere la soluzione ai problemi di carbone-dipendenza, oltre che funzionale all’agenda sulla transizione energetica, e la Polonia ha iniziato ad interessarsi seriamente alla questione nei mesi scorsi, come palesato da due eventi.

Il primo riguarda l’università di tecnologia di Varsavia, che in luglio ha siglato un accordo di cooperazione con Framatome per la formazione di professionisti nel settore nucleare attraverso progetti scientifici, corsi specifici, e tirocini.

Il secondo riguarda l’influente think tank pro-governativo Istituto di Varsavia che, alla vigilia delle elezioni, esponeva in un rapporto analitico la necessità di sviluppare energia nucleare per scopi civili, ponendo come obiettivo l’entrata in operatività delle prime centrali entro il 2040. Nello stesso documento si sottolineava come esponenti del governo avessero trattato l’argomento con l’amministrazione Trump, ottenendo un memorandum d’intesa da parte di Washington.

La svolta di novembre

A inizio mese la compagnia chimica Synthos e la GE Hitachi hanno siglato un memorandum per lo sviluppo di un mini-reattore nucleare che, una volta terminato, avrà una capacità di 300 megawatts. Si tratta di un numero risibile, ma che sarà sufficiente ad alimentare un’intera fabbrica Synthos nel sud del paese e, inoltre, servirà da trampolino di lancio per nuovi esperimenti, nell’attesa che Varsavia acquisti il know-how necessario per un proprio programma nucleare su macro-scala.

Il principale ostacolo all’agenda nucleare di PiS è la limitatezza del bilancio a disposizione – un motivo che spiega l’intenso lobbismo a Washington degli ultimi mesi per avere un accordo di collaborazione che andasse oltre la sfera tecnica, toccando quella finanziaria. Ma l’esperimento Synthos-Hitachi potrebbe aver indicato la via da seguire agli strateghi di Kaczyński: fare affidamento sui privati.

L’idea di PiS è di delegare ai grandi protagonisti non statali dell’industria e dell’energia lo sviluppo di tante centrali di dimensioni ridotte che, messe insieme, potrebbero raggiungere delle capacità utili e fruibili per scopi nazionali. Secondo la GE Hitachi si tratta di una strategia conveniente: la costruzione di un mini-reattore è generalmente più economica del 60% rispetto ad uno normale e le capacità fornite sono competitive, potrebbe realmente trattarsi della strada ideale per il paese.